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guardati dall’Attore Didascalico

esiste, non solo in Italia, una categoria di attore,
o di attore frutto di indicazioni regia,
dalla quale bisogna assolutamente prendere le distanze
con una certa determinazione:
l’Attore Didascalico.
ossia chi indica se stesso dicendo “io”,
chi indica la porta mentre dice “esco”,
chi si batte il cuore quando parla d’amore,
e chi indica gli altri personaggi quando parla di loro;
chi, mentre dice mio, si indica con entrambe le mani,
chi, mentre dice tuo, ti indica col dito,
chi si tocca le tempie mentre pensa,
o chi per ribadire un concetto finale fa l’occhiello con le dita;
chi per fare Riccardo III, zoppica,
chi per fare una battuta divertente, si mette a fronte pubblico, sempre,
chi vuole tutti fermi attorno mentre fa un monologo,
chi parla con gli dei indicando il cielo,
o chi indica gli oggetti mentre ne parla..
(vi giuro potrei andare avanti per ore).
i francesi sono i campioni mondiali di didascalicità
ma anche i vecchi domatori del pubblico dei teatri stabili nostrani
brillano per gesti e parole incollati all’unisono,
sperando di essere più esplicativi nel sommare
piuttosto che nel pensare.
una tale tradizione, più simile alla commedia dell’arte e meno al teatro moderno,
può essere più commerciabile all’estero, se non fosse che,
persi i suoi connotati reali, appare fortemente ridicola quanto ridondante.
per cui in caso di attore o compagnia segnatamente didascalici
si parla, senza eccezioni, di “teatro dell’abbonato”.
questa forma di teatro di tradizione si distacca fortemente
dalla sua antitesi: il “teatro di ricerca”,
che sono anni che cerca e poco ha trovato
e che, ormai, ricerca più pubblico pagante che idee.
il “teatro dell’abbonato” ha come forma prima
la recitazione didascalica pura, per timore che altrimenti non si capisca la trama
o che i personaggi non siano abbastanza stereotipati.
se incontrate un attore didascalico -come spettatore-
godetevi lo spettacolo della sommatoria di indicazioni
alternando, nella vostra fortunata fruizione, vista e udito,
mentre se lo incontrate come collega
provate a metterlo in crisi aggiungendo pensiero critico e reale
alle vostre risposte.
in ogni caso, prenderete felicemente atto che si tratta di professionalità vetusta,
e  imparerete a capire che si può anche recitare in un altro modo.

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foto Andrea Colarieti

grazie..

detesto gli applausi finali.
i ringraziamenti.
soprattutto dopo le tragedie di Shakespeare.
semplicemente non hanno senso:
lo spettacolo finisce con un pavimento di cadaveri
e mi sembra corretto che sia l’ultima immagine che il pubblico si porta a casa.
invece poi, tutti allegri
ad inchinarsi
e a sorridere,
a far dediche
e ciao con la manina ai parenti,
come se non si fosse morti per davvero.
quando si muore a teatro è una roba grande
mica si finge e basta..
avvilente.
svilente.
probabilmente bugiardo.
detesto gli applausi.

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detesto pure gli applausi alla memoria
o i minuti di silenzio
o quelli quando atterra un aereo..
ma se mi metto a contare le cose
che non mi piacciono
quando si plaude
facciamo notte..

 

su coloro i quali fumano durante i pasti

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io non fumo.
non l’ho mai fatto.
non mi interessa.
penso sia un’azione che denota parecchia maleducazione
(quella vera, non quella di forma..)
e una scarsa preparazione culturale.
l’ho sempre pensata così
non perché sia mente eletta
ma per esperienze personali
che non sto qui a dire.
ma ritengo ognuno libero di poter fare quello che vuole.
non mi drogo e non bevo
ma non pretendo che gli altri non lo facciano
e non ho pensieri proibizionisti.
MA
se fumi prima, durante o dopo i pasti
e io ti sono accanto
anche se siamo all’aperto e c’è vento
tu mi manchi di rispetto.
in molti sensi che se hai bisogno che te li spieghi sei parecchio stupido.
in più,
se stai mangiando e fumi,
annulli il sapore e quindi potresti mangiare qualsiasi cosa
e non sentirne alcun gusto,
e se sei uno di quelli che va nei ristoranti pseudostellati,
praticamente butti i soldi!
se poi anche il cuoco fuma forse quello non è neanche un ristorante..
e se io ti sto vicino
ammazzi anche i miei sapori
– cosa a cui tengo –
perché non avendo mai fumato ho il gusto assoluto
e gli assaggiatori di olio mi fanno un baffo.
tu puoi dire, io mi allontano
io tengo la finestra aperta,
io mai vicino ai bambini,
io l’aria è già avvelenata,
io ho rispetto,
io qui io là,
ma se fumi hai poco da dire:
semmai scusarti con me,
con te,
con chi ti sta vicino sempre,
con chi passa per caso,
con il mondo,
con tutti,
e con quel poco di buon senso che va via dalla tua bocca sotto forma di nuvolette blasfeme.

96 battiti al minuto

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“96 BATTITI AL MINUTO”
scritto e interpretato da Simona Mancini
con Max Vado
Luca Lotrecchiano
Gianmarco Barone
Lanfranco Luzi.
Riprese regia e montaggio di Candido De Matti
foto Gabriella Deodato

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abissi e abissinia (resocontro terzo incontro – Progetto Pace) 

sottotitolo: l’autocertificazione mi mette in crisi

piccoli spostamenti di denaro
piccoli omicidi sentimentali
piccoli gridi di potere
piccola riduzione della Divinacommedia
piccoli modi di dire
minuscoli luoghi comuni
piccoli momenti (non fatti di cronaca)
piccoli drammi, piccoli danni
piccoli teatri dell’obbligo o piccoli paradossi
piccoli ma non ortodossi
piccoli critici, piccoli cinici
(è più facile scrivere un dialogo o scrivere un’idea?
piccoli quesiti
piccole sliding doors
piccoli incipit
minuscoli cambi di vista, di prospettiva,
di consapevolezza
piccole prepotenze: accondiscendere con la visione
del futuro fornita dal potere
poter essere piccoli
piccolo paese della Francia
piccole frange rivoluzionarie
piccoli titoli..
piccole illusioni
piccole avanguardie
piccoli specchi, piccoli sprechi
pubblico ostaggio o pubblico ortaggio?
picole ispirazioni e piccole copie di idee
piccoli indiani (non 10)

grandi speranze..

IMG_0051foto di Barbara Gravelli

4.47 Psychosis

(A very long silence.)
But you have friends.

(A long silence.)
You have a lot of friends.

What do you offer your friends to make them so supportive?
(A long silence.)

What do you offer your friends to make them so supportive?
(A long silence.)

What do you offer?
(Silence.)

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Black snow falls

in death you hold me never free

I have no desire for death no suicide ever had

watch me vanish watch me

vanish watch me

watch me

watch

It is myself I have never met, whose face is pasted on the underside of my mind

please open the curtains

(foto di Barbara Gravelli)

credo di si

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credi di poter cambiare il mondo?
smetti, è meglio
credi di poter cambiare le persone?
smetti, è meglio
credi di poter cambiare la temperatura?
smetti, è meglio
credi di poter cambiare idea?
smetti, è meglio
credi di poter cambiare casa?
smetti, è meglio
credi di essere qualsiasi cosa?
smetti, è meglio
credi in qualcuno?
smetti, è meglio
credi in qualcosa?
smetti, è meglio
credi?
smetti
è nelle prime ore del pomeriggio che gli orizzonti mi si offuscano
e ogni idea si mischia con la consapevolezza del sonno del dopo pasto
la prossima volta i peperoni non li mangio..

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(foto di Barbara Gravelli)