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in viaggio con Renato

nell’estate del 2019 Repubblica.it pubblicò cinque speciali sulle vacanze di Renato, in giro per l’Europa: da Roma alla Norvegia

1 – Germania

 


2 – Danimarca

3 – Svezia

4 – Mare del Nord

5 – Norvegia

 

 

il teatro è sopravvissuto..

il teatro è sopravvissuto
al 900
ai capocomici
ai cabarettisti negli anfiteatri antichi
al Fus
all’Eti
ai critici
ai raccomandati
ai manager
alle porcherie del teatro di ricerca
agli incendi
alla peste
a Pirandello
alle occupazioni
ai comizi
alle fidanzate dei politici
alle droghe
all’alcool
alla mancanza di dizione
ai truffatori
ai sindacati
alle cooperative
a quelli che ancora mi devono pagare
alle partite iva
a quelli della tv
alla guerra
ai derby
alle domeniche ecologiche
agli scioperi
alle mode
alle cazzate
alla cattiveria
alle lobby
agli agenti dei diritti dei testi stranieri
ai light designer
ai microfoni
alle ristrutturazioni
alle uscite di sicurezza
alla politica
ai titoli inventati per non pagare i diritti
alla siae
alle collective
alle giornate di pioggia
ai biglietti omaggio
alle prime a inviti
agli scherzi dell’ultima replica
ai suggeritori
al personale dei teatri pagato con la tredicesima e gli attori ai minimi sindacali
agli amministratori
all’attribuzione dei camerini
alle doppie pagate come singola
agli abbonati
ai furti
alle bugie
ai premi
ai teatri stabili
ai fondi europei
ai monologhi borghesi finto impegnati
ai palchi allestiti nelle fiere di paese
al teatro psicologico
alle performance
agli amatoriali
a quelli presi dalla strada
ai capricci
agli sgambetti
ai vuoti di memoria
alle sostituzioni
alle risse
alla drammaturgia scritta male
agli allestimenti
a lascia o raddoppia
ai topi
alle sale monologhi
alle serate di beneficenza
al signore che russava in sala
alla muffa
alle prove costumi
agli allagamenti
alle tempeste
alla recessione
all’austerity
a franco quadri
agli improvvisati
alle scarpe strette
alle tournée scavalcamontagna
ai ristoranti
alle palestre
ai supermercati
alle sale bingo
ai concorsi
alle riunioni condominiali
alle partite proiettate
alle tossi degli anziani
agli architetti
ai direttori artistici capitati lì per caso
agli attori cani
al teatro danza
alla fame
ai gatti morti lanciati in scena
ai centri sociali
ai service esterni
ai ritardatari
ai blog
ai cattivi maestri
alle urla
alle notti in bianco
alle rassegne primaverili
ai teorici
ai camerini freddi
allo streaming
alle letture drammatizzate
agli spettacoli che duravano più di tre ore
ai seminari degli americani
alle tessere
a Sanremo
agli elenchi
ai barboni
alla puzza di palcoscenico
alle lettere di Veronesi al papa..
e ora,
cosa volete che sia una pandemia?

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l’Attore da Quarantena

  • l’attore politico: quello che si indispone, lancia invettive, crea movimenti, gruppi, partiti e iniziative extraparlamentari, portando avanti il vessillo di una unità di categoria che giammai vedrà la luce
  • l’attore pigro: quello che già era pigro prima e ora ha un motivo in più per esserlo; di solito l’attore pigro è benestante, indipendentemente dal lavoro
  • l’attore lupo solitario: quello che percorre segretamente una sua via, spiando sui social altrui per accentuare la sua distanza formale dal mondo e ricalcando per l’ennesima volta la sua ostentata originalità
  • l’attore onnipresente: quello che ogni giorno si fa almeno due dirette instagram, quattro video di beneficenza, diciotto tik tok con i film famosi, due autoscatti sulle scale condominiali e la lettura in diretta di un libro di Thomas Mann
  • l’attore critico: quello che critica l’attore onnipresente, per partito preso; e per l’incapacità di emulazione
  • l’attore cuoco: quello che, complice la reclusione forzata, svuota i supermercati per sfornare ricette luculliane di pasti completi e relative, immancabili, terrificanti, foto compendio per i posteri
  • l’attore critico: quello che je rode er culo, sempre. Je rodeva prima e ora è peggio. e quindi giù invettive su tutto e tutti, sia private che pubbliche. quando usciremo di casa je roderà er culo lo stesso
  • l’attore vanesio: quello che farebbe teatro anche su telecapodistria, pur di fare qualcosa; non c’è bisogno che tutti debbano farlo, l’importante è che lo faccia lui
  • l’attore famoso ma non troppo: quello che non rientrerà in teatro se non quando la sala sarà sold out, perché il teatro senza pubblico non è teatro, anche se è amatoriale
  • l’attore invisibile: quello che ha fatto perdere ogni traccia di se, volontariamente; per farsi notare di più
  • l’attore oracolo: quello che sa sempre come andrà a finire, che ha un amico al ministero, che già sa che siamo tutti spacciati, che indovina le date in cui accadranno le cose prima dei decreti
  • l’attore compottista: quello che crede che il covid sia una trovata di netflix per alzare gli ascolti
  • l’attore solidale: quello che fa solo video di promozione per cause umanitarie, per cui di solito non avrebbe mai avuto neanche il solo interesse; dall’abbandono dei cani all’estinzione delle banane, vale tutto
  • l’attore dipendente: quello che si sta guardando tutte le serie e ti fa sentire inferiore se non ne hai vista una, ridicolizzandoti con frasi del tipo: “non hai ancora visto quella serie islandese dove gli attori anzichè parlare si inchiappettano le capre in via Margutta?” è bellissima..”
  • l’attore classico: quello che ha l’abbonamento premium a pornhub1-35

ENRICO IV

TEATRO storico in STREAMING
quando il teatro Valle era ancora in piedi, andò in scena questa mia ripresa dell’Enrico IV di Pirandello, diretta originariamente da Roberto Guicciardini.

con Sebastiano lo Monaco, Massimiliano Vado, Maria Rosaria Carli, Rosario Petíx, Claudio Mazzenga, Mirko Rizzotto, Elena Savio, Francesco Montanari, Alessandro Casula, Tindaro Granata, Alessandro Scaretti, Mauro Milani, Matteo Bianco

musicisti: Walter Di Girolamo, Pino Caronia, Massimo De Lorenzi, Ermanno Dodaro

scene Piero Guicciardini
costumi Cristina Darold
disegno luci Luigi Ascione
consulenza musicale Giovanni Zappalorto
musiche Astor Piazzolla

regia Roberto Guicciardini
ripresa da Massimiliano Vado
Una produzione Sicilia Teatro

perché il teatro va fatto in teatro
poi dopo condiviso sui social, ma dopo

Enrico IV – teatro Valle 2007

i Fondamentalisti Attori

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c’è il corona virus. e i teatri e i cinema e le sale concerto e i musei e le sale da ballo sono chiusi.
è tutto chiuso, per un motivo preciso che mi sembra pleonastico spiegare.
non riapriranno finché non si trova un vaccino, perché aprirle con il pubblico distanziato è una cazzata che mi sembra – anche qui – pleonastico spiegare.

gli attori e i registi e i tecnici e i musicisti e i ballerini e i musicisti e i cantanti e quelli che lavorano per l’arte in generale hanno paura:
paura di non ritrovare più il pubblico
paura di non avere più soldi per campare
paura di non sapere quando e se ricominciare
è normale aver paura. sempre.
è anche normale sapere che chi considera qualsiasi forma d’arte un bene non necessario è un cretino. sempre.

ma è anche normale, sempre normale, non egocentrarsi ogni volta che si parla della questione:
indignarsi, scrivere post, fare il tifo per Massini o prendersela con Massini, autoprodursi dei tutotial, delle storie, dei pezzi di lavoro, fare dei gruppi, autoalimentarsi di dati, studiare le curve, guardare i tg, prendersela con Conte, notare che il ministro Franceschini non riesce a pronunciare la parola “teatro” (urge logopedista), cercare di raccogliere firme, schifare chi fa le cose sui social, schifare chi non fa le cose sui social, schifare i social, schifare i colleghi, schifare, ogni tanto, anche l’umanità, studiare i comunicati, i provvedimenti, gli elenchi, i decreti, i pettegolezzi, solidarizzare con Tiziano Ferro o contestandolo, confermando il fatto che non siamo una categoria unita, mai, dire male di chiunque, pubblicare spettacoli, non guardare spettacoli, pensare che gli spettacoli degli altri siano brutti, guardare Mentana, urlare dai balconi, recitare nei supermercati, creare slogan o scrivere articoli chiedendo a gran voce delle date di ripresa, mandare messaggi in chat di gruppo, improvvisarsi giornalisti di settore, pretendere chiarezza…
sono cose che servono fino a un certo punto.
poi bisogna aspettare. non si scappa. e anche qui mi sembra pleonastico spiegare perché.

è grossolano pretendere altro in questo momento. e egoriferito.
se volete vi spiego perché.

FAUST, chi?


la Casa di Goethe presenta
FAUST CHI?
Un film scritto e diretto da Marco Maltauro
Con Massimiliano Vado, Domenico Diele, Giovanni Scifoni, Guerrino Crivello, Carlotta Piraino, Barbara Abbondanza, Edoardo Purgatori, Letizia Mongelli, Christine Koschel, Alessandro Iemmolo, Carlo Nesler, Andrea Gambuzza, Vincenzo Muià, Inge von Weidenbaum, Margarita Abin, Sara Winkelmann
Fotografia e montaggio: Francesco D. Ciani
Ripping Carolina Ielardi
Produzione di Dorotee Hook

Faust è depresso, disperato. La scommessa con Mefistofele sembra l’unica via d’uscita. Ma poi Faust sparisce. Iniziano le indagini della polizia. E’ uno di noi? O è un criminale? Allora, Faust chi è? Dice un personaggio di questo film, una prostituta (Faust frequenta i bassifondi): “il libro di Goethe non è un libro, è un mondo, c’è di tutto, è sconcio, è magico, è poetico, è un teatro di marionette”.

Il film è stato girato nel 2009 negli ambienti della Casa di Goethe. Altre location: La cantina di Auerbach (Löwenbrau-Haus, Via della Fontanella) Chiesa (All Saint’s Church, via del Babuino) Strada con prostitute (Terme di Caracalla)

La buona scusa per l’autocommiserazione

In una sera come questa la strada che sto percorrendo sarebbe stata piena di macchine;
qui, di solito, c’è un autovelox che viene messo il venerdì o il sabato – ho fatto anche amicizia con i poliziotti locali che lo gestiscono e non sono nemmeno antipatici.
Ma stasera grazie a questa influenza strana, a questo virus bislacco, è completamente vuota.

La chiamano pandemia ma il vero nome dovrebbe essere qualcosa come una buona scusa.
Ecco questa è una buona scusa per il futuro;
sarà una buona scusa per non incontrare delle persone,
sarà una buona scusa per non fare delle cose,
sarà un’ottima buona scusa per non abbracciarsi,
sarà una buona scusa per sollevarsi da molti incarichi,
sarà un’ottimissima buona scusa per dire: “eeeeh, ho fatto la pandemia”,
esattamente come i nostri nonni dicevano “ho fatto la guerra”.
Questa è una buona ottima buonissima scusa.

Quando qualcuno non vorrà rimanere a casa si dirà: “eeeeh, tu non hai fatto la pandemia”;
quando qualcuno non vorrà mangiare qualcosa gli si dirà: “eeeeh tu non hai fatto la fila al supermercato durante i giorni della pandemia”;
quando qualcuno non vorrà fare qualcosa si citerà – anche a cazzo di cane – questa stracazzo di cazzo di pandemia.

Ora abbiamo anche noi la nostra ottima buona scusa, abbiamo qualcosa di cui parlare, sempre, di cui, sicuramente, siamo più informati degli altri, e non abbiamo niente da invidiare ai nostri nonni e ai nostri bisnonni che: “eeeeh, hanno fatto la guerra!”

Sono le due di notte, sto portando in giro il cane e sto parlando di questa cosa, a voce alta, in una Roma completamente deserta. E forse è una cosa bella.

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piccola guida indispensabile alle DIRETTE sui SOCIAL

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– no in pigiama o in tuta o in pantofole
– si con qualcosa di particolare addosso
– no con la telecamera che inquadra il doppio mento
– si che si veda la vostra casa
– no dal bagno
– si dal divano
– no prolissi, dicendo più volte la stessa cosa
– si leggendo o recitando o ballando
– no mentre fate cose inutili
– si mentre fate qualcosa di inedito
– no per mostrare la ricetta del giorno
– si mentre raccontate di voi
– no mezzi nudi
– si mezzi folli
– no soliloqui politici
– si dirette condivise
– no sfoghi rabbiosi, complottisti o pleonastici
– si con il sorriso addosso
– no se non sapete cosa dire o fare
– si se siete opere d’arte.

#iorestoacasa

cose che si possono fare a casa

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la cacca
leggere
scrivere
fare di conto
riflettere sulla caducità delle cose
vedere film
vedere serie tv
vedere cartoni animati
vedere Brave Ragazze
vedere come va a finire ‘sta cosa
parlare con qualcuno
parlare da soli
disegnare
cantare
sentire i vinili { O(+> }
cucinare
mangiare
ricucinare
rimangiare
ubriacarci senza poi dover prendere la macchina
non guardare l’Esercito delle 12 scimmie
programmare il futuro
chiedere scusa per il passato
sbadigliare del presente
teleconferenze
chat improbabili
fare il bucato
stendere
fare la formazione del fantacalcio con calma
addormentarci ad ore impensabili
studiare
scrivere mail
rileggere copioni
fate dirette con aria da intellettuale
lavarci
non lavarci
stare a letto fino alle 15:00
sospendere la partita iva che tanto è inutile
chiamare il commercialista
chiamare i vecchi amici
fare gli scherzi al telefono
stare in poltrona con il cane
poltrire ovunque con il cane
fare coccole al cane
cucinare per il cane
lavare il cane
asciugare il cane
creare nuovi passatempi per il cane
giocare a nascondino con il cane
chiedere al vecchio vicino “come va”
terrorizzare il gatto dei vicini
bagnare le piante
sistemare il giardino
pulire il terrazzo
svuotare gli armadi
rimpiangere gli assenti
amare i presenti
fare i rutti
fare le puzze
fare le imitazioni
fare i provini
saccheggiare amazon e vova
saccheggiare netflix
saccheggiare prime
scaricare in streaming
guardare vecchi video
guardare le partite della serie B
guardare che tempo fa
fantasticare
cincischiare
fischiettare
centrifugare
rimanere in pigiama
resettare il telefono
guardare foto
scattare foto
inviare foto
cancellare foto
concentrarsi sull’insensatezza della morte
calcolare le volte che si passa da divano a tazza a frigo a letto
montare i lego
smontare i mobili
rimontare l’amaca
piangere
ridere
stare seri
sorridere
fomentare la malinconia
o simulare disinvoltura
pratiche sessuali
cambio lampadine
manutenzione tubature
pulizia interstizi
ginnastica
leggere il mio blog
scrivere monologhi
scrivere commedie
Shakespeare
scrivere liste di cose che vorremmo
scrivere cosa si può fare a casa..

il Decalogo del CABARET


di Umberto Faini

scene e costumi – un cappello, una sedia, un leggio
attori – uno o due, al massimo due o tre… meglio uno
musica – ovvio, una chitarra, ma per canzoni non ovvie
stile – vario ma non da varietà, nè da osteria o da circo
carattere – umorismo leggero, più che comicità pesante
testi – monologhi, scenette, battute, brevi storie, canzoni
pubblico – mai blandirlo, meglio cattivi che accattivanti
palcoscenico – un po’ rialzato ma senza approfitttne
sala – un impianto audio perfetto
spettatori – massimo cento persone, minimo quattro gatti.