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RING a Milazzo

foto di Il Grande Antonino,
http://www.ilgrandeantonino.com
presso il teatro Trifiletti di Milazzo


BIS Tremila di Marioletta BIDERI e Todi Festival presentano
RING
di Léonore CONFINO
Traduzione Antonella QUESTA

Con:
Michela ANDREOZZI
Massimiliano VADO
Musiche: Antonio DI POFI
Luci: Stefano PIRANDELLO
Costumi: Teresa ACONE
Scene: Mauro PARADISO
Movimenti coreografici: Valeria ANDREOZZI
Direttore di scena: Alessandro GREGGIA
Foto di scena: Barbara GRAVELLI
Aiuto regia: Manuela BISANTI
Aiuto scenografo: Lisa DORI De BENEDITTIS
Produzione: Teresa RIZZO e Luigi Di RAIMO
Distribuzione: MENTECOMICA di Diego RUIZ
Grafica: Mario TOCCAFONDI

Regia: Massimiliano VADO

Ring (rassegna stampa)

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(…) I dialoghi traboccano di intelligenza e profondità sempre sostenute da umorismo sottilee sofisticato, nonostante rari incisi siano persino commoventi. Infatti, proprio l’espediente del ring lascia lo spettatore decidere se il rapporto tra un uomo e una donna sia in fondo uno scontro o un incontro, ma resta chiaro il fatto che ognuno è un individuo a sé, dal momento che la parola “coppia” viene pronunciata soltanto due volte.
All’interno di uno spazio di dieci metri quadri si racconta dunque un mondo, divertente perché vario, sempre nuovo perché ogni rapporto è sempre diverso, ma con la costante che la relazione uomo – donna non è mai semplice.
I due interpreti, che sono davvero una coppia nella vita reale, si destreggiano senza la minima sbavatura nella lunghissima serie di personaggi, mostrando oltretutto un’intesa tangibile e onesta. Ring, di fatto, è un’opera assolutamente riuscita: concede allo spettatore risate, empatia, pensieri e un rassicurante lieto fine.

fonte: https://brainstormingculturale.wordpress.com/teatro/stagione-20162017/ring/


Ring è un testo di Léonore Confino, autrice di poco più di trent’anni, che ha avuto molto successo a Parigi ed è stato messo in scena alla Cometa di Roma con la regia di Massimiliano Vado anche interprete assieme a Michela Andreozzi.
Ben accompagnata da Vado, Andreozzi è un’attrice piuttosto brava, dotata di presenza scenica e di notevoli tempi comici: possiede un senso della battuta, un modo di trattarla che la rende sempre efficace. Anche se la sua carriera non è priva di riconoscimenti, ci si chiede perché un’artista che ha le capacità per brillare nel teatro brillante non venga maggiormente utilizzata dal nostro sistema teatrale e cinematografico. Domanda retorica naturalmente in un paese che da molti anni ha sviluppato un’incredibile forza trituratrice dei propri talenti.

fonte: http://www.marcantonioluciditeatro.it/2017/01/30/ring-di-leonore-confino-regia-di-massimiliano-vado-anche-interprete-assieme-a-michela-andreozzi-alla-cometa-di-roma/

(…) Fra tutti i quadri scenici presentati alcuni spiccano in modo speciale, come il Round dell’amicizia che porta con sé una carica di positività e di dolcezza, il Round 0100101001 sul sistema binario, connotato da una dialettica che non difetta di originalità, il simpatico Round de “La grande fuga” che parla al pubblico dell’apparente incomprensibile insoddisfazione di una donna sposata con un uomo la cui colpa è quella di essere sostanzialmente perfetto. Ma la vera nota di disarmante verità la fornisce Camille – nome che viene proposto come un fil rouge nel corso dell’intera narrazione – nell’ambito del penultimo incontro, quando rivela che alla radice della propria crisi c’è il costante desiderio di ancorare la felicità al raggiungimento di un qualche progetto: accettare di vivere il presente, senza caricare di eccessive aspettative il futuro, forse permetterebbe di accogliere con maggiore predisposizione i benefici della vita a due, forse imperfetta, ma sicuramente più vera ed appagante.
Il titolo Ring, oltre a indicare il quadrato della boxe, richiama alla mente l’anello nuziale e, nondimeno, il valore circolare del legame affettivo, che ruota sempre attorno alla ricerca della stabilità che la relazione sentimentale, quando è sana, può dare. Ed è così che questo testo, benché racconti le scintille che spesso l’uomo e la donna fanno quando sono intimamente legati, offre un messaggio di speranza o, ancora meglio, di serenità, perché alla fine è sempre l’amore l’elemento di cui ci si nutre.
Di livello è la performance degli artisti impegnati in questo singolare gioco attoriale, Michela Andreozzi e Massimiliano Vado, le cui abilità interpretative si fondono in un unicum per dare vita ad un prodotto davvero speciale. E grazie alla personalissima impronta che impongono al lavoro, caratterizzato da un argomento denso trattato in modo gradevole, risulta difficile uscire dal teatro senza sentire il bisogno di impadronirsi di qualche stimolante spunto di riflessione.

fonte: http://www.saltinaria.it/recensioni/spettacoli-teatrali/ring-michela-andreozzi-massimiliano-vado-teatro-della-cometa-roma-recensione-spettacolo.html

(…) Il #round 0101010 è in un mondo bi-dimensionale, in cui vengono ammesse solo due possibilità. C’è il tradimento: lei sotto un ombrello trasparente simula la doccia che ricorda tanto Basilicata coast to coast (dove lei con la sua magnifica dolcezza ascolta Papaleo cantare con il gruppo sotto la pioggia). Non apre la porta del bagno quando capisce che lui ha trovato il suo diario segreto nella libreria. Giustificazioni, negazioni e poi la triste ammissione.
Nel #round la grandefuga, lei non ne può più del mènage famigliare, fatto solo di doveri, corse, bambini, lavoro. Vuole solo fuggire lontano. Lui, invece, sempre Camille, il marito perfetto, la capisce e, anzi, le propone una vacanza di una settimana, ma una sola…
Il testo della pièce di Léonore Confino è stato candidato nel 2014 al Premio Molière per il Teatro. Lo spettatore viene portato in vissuti recenti, passati e futuri con 17 quadri sulla vita di coppia. Uno spettacolo, insomma, divertente, che ci lascia riflettere e forse cambiare, in meglio.

fonte: http://www.culturamente.it/spettacoli/ring-michela-andreozzi-massimiliano-vado-teatro-della-cometa-roma/

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(…)Tra un round scherzoso e l’altro trovano posto anche varie riflessioni, dettate soprattutto dalla modernità del vivere oggi l’amore in coppia, che può sfociare nel tradimento o semplicemente nello scegliere di perdersi dietro la protagonista di un romanzo rosa pur di evadere dalla quotidianità, il più delle volte ripetitiva. Michela Andreozzi con la sua mimica e i suoi dialetti si prende tanti applausi anche al solo accennare una smorfia, Massimiliano Vado ha tutta la prestanza fisica e l’impostazione dell’attore versatile e innamorato del teatro come della sua donna, che in scena con la moglie offre tutto se stesso in un tête-à-tête di bravura.
In scena al Teatro della Cometa di Roma fino al 29 gennaio, Ring diverte con intelligenza trasversalmente ogni spettatore e comunque ci si schieri, quel folle sentimento che è l’amore vince su tutto, anche se si deve lottare spesso per ottenerlo, l’importante è trattare sempre la donna con i guanti e mai con i guantoni.

fonte: http://teatro.persinsala.it/ring/35122

Una performance divertente e variegata sui rapporti di coppia – tratta dal testo di Léonore Confino – quella di Michela Andreozzi e Massimiliano Vado (insieme sulla scena e nella vita)  al Teatro della Cometa fino al 29 gennaioRing non è solo il titolo che ci porta subito alla mente un combattimento di pugilato (o forse anche l’anello nuziale?), ma è un ring anche la scenografia che riduce il palcoscenico al piccolo perimetro dove prenderanno vita i litigi, le paturnie, le risate e gli abbracci dei due protagonisti.
(…) Fuori campo, quasi come una malinconica colonna sonora, sentiamo la voce di Rino Tommasi nel memorabile incontro del 1974 tra Muhammad Ali e George Foreman: un incontro rimasto leggenda. Da non perdere!

fonte:http://modulazioni-temporali.webnode.it/news/ring-al-teatro-della-cometa-di-roma-fino-al-29-gennaio/

(…) La metafora della noble art, simbolo eterno per gli amanti del combattimento nonché paragone immediato per gli amanti in generale, appare così appropriata come nessun’altra. I sentimenti su cui si fonda ogni convivenza, infatti, appaiono tanto straripanti quanto estenuanti alla lunga distanza, e possono essere tranquillamente accostabili al pugilato con un’unica fondamentale differenza: la vita insieme può anche durare più o meno di 12 riprese. E il gong, in genere, non lo ordinano organi terzi.
La bravura dei due protagonisti sul palco, Andreozzi e Vado, sta proprio nel riuscire a spaziare con differenti registri interpretativi dal drammatico al comico, dal romantico allo sfrontato. Senza dimenticare quelle venature di commozione che non possiamo non ammettere esistano persino oggi. Non di solo cinismo vive l’uomo, e neppure la donna. C’è speranza anche sul ring.

fonte: http://www.contrappunti.info/novita/ring-lamore-senza-esclusioni-di-colpi-e-ironia/

Ci si ritrova tutti. Dai gelosi, ai più libertini. Dagli amori stabili, a quelli più imprevedibili. Dai masochisti ancora in attesa di un ultimo cenno dall’amata, mentre si convincono che la loro vita sia andata avanti, fino a quell’amore che toglie il fiato e la pazienza imprigionandoci in una giabbia… dorata si, ma pur sempre gabbia.
Max Vado Michela Andreozzi sono belli. Belli come poche altre volte. Luminosi mentre si promettono amore e ancor più belli quando fingono di odiarsi… perchè in fondo, all’Amore (quello vero), non si mente mai.
#DaRivedere

fonte: http://www.occhioche.it/blog.php?bid=94

(…) Il ritmo dello spettacolo è scandito con energia e passione da Camille e Camille, interpretati da Michela Andreozzi e Massimiliano Vado, coppia anche nella vita, negli svariati spaccati raccontati, a partire da Adamo ed Eva per continuare con una carrellata di duetti mostrati come i round di un incontro di boxe. Ad esempio c’è chi elenca i “ti giuro” che farà o non farà, c’è l’eterna amica che finalmente trova il coraggio di aprire il suo cuore e dire quanto è innamorata, c’è chi ha un rapporto di solo sesso come amanti che a volte però sfocia in una gelosia immotivata, oppure chi scrive lettere d’amore, o chi non ne può più dei difetti dell’altro o di avere solo due opzioni, chi ha perso i sentimenti e si strugge perché non li ritrova più, c’è chi ha figli e si è dimenticato della propria vita sessuale e c’è anche chi è in crisi perché nella foga di rincorrere mille obiettivi si ritrova bloccato nell’infelicità. Qui si staglia un malinconico interrogativo: non è forse meglio essere imperfetti, ma felici?
La rappresentazione scandaglia le emozioni, la fisicità e tra risate e dramma, ma sempre con un’intenzione positiva che fa vincere la coppia, coadiuvata dalla forza dell’empatia, ci fa entrare nel tunnel magnetico delle tante indoli che vengono disegnate tra un cambio d’abiti e un altro.
Dalla platea si ride, ci si ritrova scambiandosi occhiatine complici e soprattutto ci fa sognare e riflettere su questa inclinazione che è la più profonda al mondo, perché l’amore è compromesso e impegno, è dedizione e sacrificio e nel vortice delle incomprensioni diventa un continuo danzare, un continuo rincorrersi per perdersi e poi ritrovarsi. Dall’entusiasmo dell’inizio e il trasporto della gioventù, alla pazienza nella condivisione di una famiglia, alle battaglie combattute sia insieme, fianco a fianco, come una squadra, sia in difesa del proprio partner, a spada tratta per proteggersi dagli altri, alle guerre fredde che ci dividono silenziose e al far la pace, semplicemente con un sorriso, gettando le armi, abbattendo i muri, amandosi.
Una serata ricca, come lo è chiunque ama davvero, dove ogni storia contribuisce a tratteggiare la diversità che ci unisce, regalandoci un vero e proprio inno all’amore che ci lascia con la speranza che anche se non esiste la persona giusta, esiste una persona, “sbagliata di poco”, pronta ad accettarci e a volerci per quello che siamo.

fonte: http://www.corrieredellospettacolo.net/2017/01/12/ring-18-volti-dellamore/

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La gamma è veramente ampia e variegata, i due attori infatti si trovano a doversi misurare non solo con tipologie di rapporti diversi ma, e soprattutto con le più svariate sfumature caratteriali, chiaramente accessoriate da movenze e toni di voce nonché modalità espressive diverse, per non lesinare sul fatto che la Andreozzi e Vado si sono prodotti anche in più di un accento e non solo quello napoletano per lei e ligure per lui, che gli possono essere congeniali dal punto di vista geografico, ma anche altri accenti lontani dalle loro origini geografiche. Lo spettacolo è ideato come un vero è proprio combattimento di pugilato, con tanto di allenamento e di telecronaca in sottofondo tra uno sketch e l’altro del famoso incontro tra  George Foreman e Muhammad Ali. Lo spettacolo è piacevole da vedere fa ridere, fa commuovere, è uno spettacolo completo, a parte il testo francese Michela Andreozzi e Massimiliano Vado ci hanno messo del loro, d’altronde la regia è dello stesso Vado. Vale la pena di andarli a vedere.

fonte: http://miriamelearti.blogspot.it/2017/01/ring-recensione.html

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(…) Si danno per nome Camille, che può essere maschile e femminile, che è un personaggio solo e sono 18 diversi, e fanno un percorso «terapeutico, preventivo». «Questo spettacolo ci mette in guardia da quel che può succedere dentro un legame, e così ci ripara», racconta lei. «La verità è che l’abbiamo fatto per frequentarci: ci vediamo, passiamo un’oretta tra chiacchiere e tea, che altrimenti tra tournée, prove, registrazioni Tv diventa anche difficile incontrarsi», prosegue lui, che iDance Dance Dance su FoxLife è in coppia con Claudia Gerini. «Siamo simbiotici, appiccicosi, soffriamo l’assenza, il dover stare separati. Io non so come fanno quelli che vivono nella distanza di due città, con in mezzo un oceano. Brad e Angelina avevano una regola. Sarà andata male tra loro ma quella certo era sensata: mai più di due settimane lontani».

fonte: http://www.vanityfair.it/people/italia/17/01/12/michela-andreozzi-max-vado-teatro-ring-amore-figli-foto-gossip

(…) Sul palco, che è il ring cui si riferisce titolo, i personaggi sono tuttiinterpretati da Michela Andreozzi e Massimiliano Vado:mille volti della stessa umanità che si attraggono e si respingono,discutono e si riappacificanosi amano e si odiano. Ring si presenta dunque come uno spettacolo capace di mettere in luce la contraddizione propria dell’animo umano, che si ripercuote anche nelle relazioni dove il pretesto più insignificante diventa motivo di enorme litigio. 

fonte: http://www.corrieredellosport.it/news/inroma/2017/01/10-19793361/michela_andreozzi_e_massimiliano_vado_protagonisti_in_ring/?cookieAccept

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E’ una scommessa; mia prima di tutto, ma anche di tutta la produzione e di Michela. Perché con questo testo francese, complicato quanto frammentato, usciamo dalla nostra zona confort e planiamo su terreni inesplorati, almeno per noi. Mischiamo tragico e comico, calma e adrenalina, registri diversi e tecniche sommate, piani di regia inusuali e teatro di tradizione, per un teatro che merita di risorgere e tornare ad essere un punto di riferimento culturale. Noi mettiamo in scena noi stessi e 17 coppie diverse, per parlare d’amore, di relazioni di coppia e di tutte le varianti possibili sul tema. Uno sforzo che ci piace premiare con ogni nostro sorriso.

fonte: http://www.mondospettacolo.com/le-interviste-di-erika-diamanti-massimiliano-vado/

Il testo, scritto da Léonore Confino, dopo il significativo successo ottenuto in Francia, è attualmente rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo. La versione italiana può contare anzitutto sulla strepitosa interpretazione di Michela Andreozzi, che cambia vesti, accenti e registro di recitazione, conducendo il pubblico, con disinvoltura e talento sia comico sia drammatico, lungo i tumultuosi sentieri dell’eterno ritorno dei rapporti di coppia. Il “ring”, in fondo, è anche l’anello, simbolo per eccellenza del moto perennemente circolare e del legame indissolubile.

fonte: accreditati.org

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presentazioni:

– https://www.facebook.com/ilbelloeilcattivotempo/?fref=ts

– http://www.rbcasting.com/eventi/2017/01/04/andreozzi-vs-vado-amore-sul-ring/

– http://vistasulpalco.altervista.org/massimiliano-vado-michela-andreozzi-protagonisti-ring-roma/

– http://www.ilpopoloveneto.it/notizie/spettacoli/teatro/2017/01/05/24424-dall11-al-29-gennaio-al-teatro-della-cometa-roma-andra-scena-latteso-spettacolo-ring-michela-andreozzi-massimiliano-vado

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Tutto l’assortito panorama della coppia, con le gioie, i dolori, la felicità.
Il dramma del rapporto uomo-donna giocato ora sul filo dell’umorismo e poi ancora su quello dell’insofferenza.
“Ring” plasticamente un quadrato dove si gioca un confronto senza limiti è il titolo dello spettacolo che ieri sera al Teatro Garibaldi ha messo in scena una delle coppie, anche nella vita, più collaudate della scena teatrale italiana: Massimiliano Vado, che ne cura anche la regia e Michela Andreozzi.
Scarna ma essenziale la scenografia che dà per intero il senso della disputa, un match dove si compongono 17 quadretti con coppie diverse ma sempre ben sostenute dagli stessi attori protagonisti che per rispetto del copione cambiano non solo l’abito ma anche la lingua che è quella di alcuni noti dialetti del Bel Paese. Bravura e talento hanno fatto il resto.

fonte: http://www.newsicilia.it/fotogallery/i-mille-volti-coppia-ring-massimiliano-vado-michela-andreozzi/attachment/ring-massimiliano-vado-e-michela-andreozzi-5?parent=214211

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“King”.. (la Sicilia)

Ring con la regia di Massimiliano Vado, che è anche attore poliedrico e interprete assieme a una vivacissima Michela Andreozzi, è una pièce vivace ed emozionante. Lei è un´attrice dotata di grande impatto scenico e di sensibile verve umoristica. Léonore Confino non marca tendenze o sorprendenti originalità sul tema della coppia.
Evidenzia collaudati refrain fra l´uomo e la donna che vengono raccontati all´interno di un perimetro, un ring appunto, dove passano una decina di coppie, tutte interpretate da Andreozzi e Vado, impegnate in diciassette quadretti dove tradimenti, fughe, colpi di fulmine, e attrazioni, repulsioni, dispute la fanno da padrone.
La trentaseienne autrice francese riesce molto bene a sviluppare un testo che sa orientarsi in quel ricco album di banalità dove è illustrata, con mille sfaccettature, la varietà dell´argomento vita di coppia, “leggendo” con arguzia e intelligenza il senso dell´amore degli anni che stiamo vivendo con tutte i limiti e le contraddizioni di una società decostruita nei valori e nei sentimenti.
I due protagonisti non si adagiano su luoghi comuni; anzi danno il meglio di sé con una chiave di lettura che è quanto mai coerente con l´indirizzo e quel mistero che aleggia l´universo descritto da Lèonore Confino e dove rimane irrisolta la domanda: cosa mai vuole una donna?

fonte: http://www.ecodegliblei.it/MODICA-SABATO-11-FEBBRAIO-AL-TEATRO-GARIBALDI-RING-DI-LEONORE-CONFINO.htm

RING (versione 2017)

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BIS Tremila di Marioletta BIDERI  e Todi Festival presentano

RING

di Léonore CONFINO
Traduzione Antonella QUESTA

Con:
Michela ANDREOZZI
Massimiliano VADO

Musiche: Antonio DI POFI
Luci: Stefano PIRANDELLO
Costumi: Teresa ACONE
Scene: Mauro PARADISO
Movimenti coreografici: Valeria ANDREOZZI

Direttore di scena: Alessandro GREGGIA
Foto di scena: Barbara GRAVELLI
Aiuto regia: Manuela BISANTI
Aiuto scenografo: Lisa DORI De BENEDITTIS
Produzione: Teresa RIZZO e Luigi Di RAIMO
Distribuzione: MENTECOMICA di Diego RUIZ
Grafica: Mario TOCCAFONDIQuadri di scena di: Natino CHIRICO, Chiara MONTENERO,
Marianna MASCIOLINI, Andrea PINCHI, David POMPILI

Regia: Massimiliano VADO
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RING, ovvero quadri sulla vita di coppia, sull’esplosione emotiva che si sviluppa tra abbracci e uppercut, euforia e certezze, risate e dramma.

Lo spettacolo, grande successo in Francia e attualmente rappresentato in tutto il mondo, è stato scritto da Léonore Confino per raccontare la coppia e le sue infinite variazioni: innamorati, genitori, amanti, sconosciuti, mariti e mogli, Adamo e Eva, divorziati e vedovi; tutti combattono con i loro istinti, dando vita ad un divertissement denso come la vita reale.Da una scintilla si propaga un incendio, un malinteso fa scoppiare una guerra, il pretesto più insignificante diventa uno spunto comico, ogni storia contribuisce a disegnare lo sforzo sovrumano di ciascuno di noi nel dover coesistere con l’altro sesso e il non poterne fare più a meno.

Su un palco, che è anche il ring del titolo, i personaggi, con i mille volti della stessa umanità, si attraggono, si respingono, discutono, capiscono insieme, si amano, ballano.
La vita non è necessariamente una battaglia già persa.

Il testo è stato candidato nel 2014, in Francia, al Premio Molière per il Teatro.
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note di regia:
DIFFICOLTÀ 1 –  come affrontare un testo sull’amore?
come riuscire a dire qualcosa di nuovo, o meglio dire qualcosa che tutti conosciamo e condividiamo in un modo nuovo?
come prendersi, da uomo e regista, la responsabilità di saper dire la cosa giusta sull’amore?
DIFFICOLTÀ 2 – come contestualizzare, visto il doppio senso del termine RING –  anello e teatro di scontro – l’amore tra due persone? in un incontro di pugilato? e  visto che i protagonisti, per fortuna, non usano violenza l’uno sull’altro, che ci faccio con i guantoni?
DIFFICOLTÀ 3 – come tradurre scenicamente un testo di raffinata e brillante prosa francese alla luce del personale e divertito stile italico?
DIFFICOLTÀ 4 – come rendere flusso unitario un match di 18 round completamente differenti? come scivolare tra amori e tradimenti, persone che si lasciano e persone che si trovano, litigiosi e condiscendenti, disperati e ambasciatori dell’amore, senza inciampare?

DIFFICOLTÀ 5 – come fare tutto questo, in maniera distaccata, avendo come partner in scena proprio la persona che ami?
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foto di scena di Barbara Gravelli
http://www.vanityfair.it/people/italia/17/01/12/michela-andreozzi-max-vado-teatro-ring-amore-figli-foto-gossip
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Il metodo Chinaglia

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IL METODO CHINAGLIA

non sono un attore di talento.
anzi sono convinto che il talento manco esista.
quasi convinto.
ma per prepararmi ad una interpretazione so cogliere l’anima delle cose, estirparne i significati profondi.
giuro che ci provo.
lo faccio da sempre come se fosse l’unico modo che mi permetta di non tracimare nel pressappochismo.
così quando Giorgio Serafini Prosperi mi ha proposto il ruolo di Giorgio Chinaglia nello spettacolo “Tommaso Maestrelli, l’ultima partita”, dopo un primo momento di comprensibile spaesamento, ho iniziato a studiare un personaggio e non una persona.
un personaggio che aveva delle sue figurine e delle sue interviste, prima tra tutte quella del programma Sfide, e che non assomigliava a niente: nessuno era mai riuscito ad imitarlo o anche solo a fargli il verso; al massimo dicevano GO omettendo la L finale.
ma io non ero stato chiamato, grazie al cielo, per fare l’imitatore ma per cercare l’anima.

il significato.
quello di prima: il significato profondo.
su youtube si trovano qualche azione di gioco, o alcune dichiarazioni dall’aria imbarazzata, un presidente che agita l’ombrello  e i programmi radio, ma a me serviva di più.
l’anima non passa per internet.
la fierezza nelle foto d’epoca, alcune inedite intercettate proprio a casa Maestrelli, e poi gli album di figurine, dove tutti cercavano di essere fotogenici senza riuscirci.
tutti, tranne lui.
un trattore umano poco coordinato ma potentissimo prestato alla bella vita romana.
un giocatore d’azzardo senza coperture, uno spocchioso per mancanza di modestia.
un uomo con origini praticamente anglosassoni che sapeva sembrare elegante senza esserlo.
un lord con gli stivali di pitone.
gli stessi di cui si era tanto vantato e che i suoi compagni gli avevano inchiodato al pavimento.
ecco!
gli aneddoti mi avvicinano all’interpretazione.
tanto vale scavarci dentro.
alla conferenza stampa incontro Pulici, Wilson, Oddi e d’Amico, che Chinaglia lo conoscevano bene.
mi sa che lo odiavano pure un po’, ma intanto mi servivano.
comincio a stuzzicargli la memoria, si sciolgono dopo qualche minuto e partono con i ricordi:
gli occhi parlano più della bocca, questo Maestrelli li ha veramente accolti come figli e su lui non si scherza, ma poi arrivava Giorgione…
non erano due spogliatoi divisi, ma lui contro tutti,
la partitella di allenamento del giovedì durava finché Lui almeno non pareggiava, e quindi durava anche quattro ore,
lui era quello che dormiva nudo ma con gli scarpini sempre addosso, per dargli la forma, diceva; poi ovviamente tutti lo prendevano in giro, ma lui segnava una doppietta e nello spogliatoio era l’unico a ridere,
se aveva il mal di denti non andava dal dentista, per paura, dicono, ma si levava il dente da solo, complice una bottiglia di whisky e una forchetta,

gli altri si scaldavano, lui no, e quando dormiva dieci minuti sulla panca dello spogliatoio poi segnava di sicuro,
era quello pagato con il rotolo di dollari, e quello che voleva comprare la squadra,
quando si vinceva era merito suo, quando si perdeva urlava contro tutti.
probabilmente era insopportabile, ma a distanza di tempo tutti ridevano.
ecco un primo punto: Chinaglia faceva ridere, era rude ma divertente, forse poco ironico ma con il senso romanesco del dileggio.
parto da qui.
mi faccio dire cosa mangiava a colazione, come entrava nelle stanze e come si vestiva, e comincio a fare lo stesso, rovinando la dieta con pane burro e marmellata, entrando in bici nelle case delle persone o in sala prove e riadattando un vecchio cappotto di montone dall’odore francamente insostenibile.
riadatto il linguaggio, non siamo in televisione ma in teatro, non si imita, si vive: studio gli accenti, mischio romano, inglese, bresciano, ciociaro e invento cadenze sbagliate.
mischio suoni e ascolto, imposto la voce e mi faccio gobbo.
spacco le battute con cesure inaspettate, le riempio di blanda volgarità e prese in giro, le accompagno con gesti naturali ma minimamente scoordinati.
le cose migliori le dico di spalle, quasi ridendo sotto i baffi, e la tragedia della fuga la stupro con il senso di colpa.
alla prima gli ex compagni piangono e la figlia di Maestrelli mi dice una delle cose più belle di sempre: me lo hai ricordato, vieni da noi a pranzo che ci manca.
ma non basta: sfrutto le risate, ho dei colleghi bravi e li uso come rimbalzo degli effetti.
mi prendo libertà sul testo e quando la Roma prende sette gol dal Manchester infilo una battuta in un dialogo beccandomi l’applauso ogni sera.
in camerino sempre qualche figurina panini, qualche foto del periodo americano, fatto di donne, discoteche e star del cinema, e nessun riferimento sportivo.
ogni sera il teatro è pieno e per me comincia ad essere divertente farli sorridere e commuovere.
mi aspettano fuori, mi ringraziano. l’anima è arrivata.
alla fine i ricordi e le emozioni, a teatro, sono tutto, o quasi.
esiste un video dello spettacolo che nessuno ha mai pagato e che quindi nessuno vedrà mai.
non sappiamo nemmeno se lo rifaremo, perché l’entusiasmo scatenato dal pubblico lo smorza la burocrazia dei teatri.
va bene così.
non serve talento, non so se esiste il talento, serve un obiettivo.
fare Chinaglia, tutte le sere.
fare in modo che la gente torni a casa e ci ripensi.
tanto.
durante una intervista radio mi chiedono: come ti sei preparato per interpretarlo?
e io: guardando le figurine.
è stato difficile?
e io: no, ho fatto Amleto, ho fatto Jago, posso fare pure Giorgione.
alla fine era solo uno spettacolo…

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il racconto è contenuto nel libro FIGUMANIAC, a cura di Stefano Discreti e la foto è di Barbara Gravelli. parte dei proventi del libro aiutano Emergency.

Crimini tra amici (2016)

FOTO DI SCENA E RASSEGNA STAMPA

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Quattro coinquilini. Quattro amici. Quattro studenti. Quattro idealisti.
Qualcosa però cambierà per sempre le loro vite,
se in meglio o in peggio sta a voi dirlo..
Solo una domanda resta: se venisse a cena a casa vostra qualcuno che odiate e che ha il potere di fare del male, voi cosa fareste..?
Una black comedy politico-culinaria che non manca di ironia ed una (quasi) ferrea logica criminale: tra incidenti, malintesi, risate, paura, vino, torta di mele e una strana bottiglia.
Crimini tra Amici, nasce dalla volontà di riportare a teatro uno dei generi più accantonati degli ultimi tempi: la commedia noir, dalle tinte cupe ma dall’umorismo incontenibile e dissacrante. Nel farlo, coglie l’occasione per sfiorare un grande ventaglio di argomenti controversi, scomodi, non troppo politically correct: questioni spinose e irrisolte, di cui sentiamo quotidianamente straparlare (spesso a vanvera). Mafia, pedofilia, religione, immigrazione, terrorismo, omosessualità, nazismo, sono solo alcuni dei temi trattati con intelligenza e sarcasmo, nel tentativo di mostrare che qualsiasi credo, di qualunque natura esso sia, se trasformato in fanatismo ottuso possa portare comunque alla rovina e trasformarsi in qualcosa di dannoso.
Il “gioco delle parti”, mai come in questo caso è fondamentale. La febbre che sale ai quattro protagonisti dopo ogni omicidio segna un gradino di una scala che si può solo salire, senza mai tornare indietro, fino al completo ribaltamento delle parti. I ragazzi infatti non fanno altro che trasformarsi loro stessi in tutto quello che cercano di combattere: cieca intolleranza, esaltazione pericolosa, oppressione violenta della libertà di pensiero.

Sinossi:
Ahmed, Eva, Giulia e David sono quattro amici che condividono un appartamento. Studenti brillanti, ragazzi di ampie vedute e sani principi, una sera tra le tante si ritrovano attorno al loro tavolo intenti a preparare cena… a causa di un piccolo imprevisto, si ritroveranno un ospite sconosciuto a tavola, che si rivelerà ben presto un pericoloso simpatizzante del nazifascismo. Per legittima difesa, quando questi estrae una pistola i ragazzi lo uccidono colpendolo con una coltellata letale. Spaventati e sconcertati dal crimine compiuto, terrorizzati dalle possibili conseguenze di quel gesto, i ragazzi si convincono non solo di non aver avuto scelta, ma di aver addirittura commesso “una buona azione”. Questo è il punto di non ritorno: da quel momento, la loro “sete di giustizia” li porterà ad invitare sistematicamente nuovi immorali ospiti a cena, in un folle tentativo di “ripulire il mondo” dalla gente malvagia. In una violenta girandola di omicidi, cene, personaggi, discussioni, risate e imprevisti, capita alla loro tavola anche Ferrari, il potenziale prossimo primo ministro, dalle idee estremiste e radicali. Ma il gioco sfugge di mano.

(http://www.teatrobrancaccio.it/brancaccino/stagione-2016-2017/838-crimini-tra-amici.html)

CRIMINI TRA AMICI  (versione 2016)

di Teresa Federico, Andrea Sorrentino, Luisa Belviso
con Teresa Federico, Andrea Sorrentino, Luisa Belviso, Valentina Ruggeri, Sebastiano Gavasso, Diego Migeni

regia Massimiliano vado

foto Cecilia Fusco, Diego Monfredini, Pino Petrosillo
video Antonella Sabatino
tecnico Luca Pastore
produzione SMart.it in collaborazione con Teatro Brancaccino e Emanuela Rea

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Il comportamento che i quattro ragazzi adottano è la risposta ad una domanda che per tutto il tempo si pongono: “Se poteste tornare indietro nel tempo, uccidereste Adolf Hitler da piccolo per salvare milioni di persone?”.
Un quesito che è stato realmente posto dal New York Times in un sondaggio molto discusso.
I personaggi della storia propongono una risposta, la loro risposta, lasciando in sospeso al pubblico la possibilità di fornire la propria.
Come è reale il sondaggio proposto in America, così lo sono molti riferimenti  presenti passo passo nei discorsi di alcuni personaggi; riferimenti a fatti realmente accaduti negli Stati Uniti, talmente assurdi che a sentirli viene da ridere, ma drammaticamente reali (il recinto è uno di questi).
Il testo possiede immediatezza e forza espressiva: arriva forte e pungente nella sua doppia valenza comico-drammatica perfettamente amalgamata.
La regia di Massimiliano Vado è perfettamente in linea con il testo: rapida, asciutta efficace e di impatto.
Le interpretazioni dei  sei protagonisti sono eccellenti. In un ritmo sempre più concitato, mantengono perfettamente i tempi riuscendo ad unire comico e drammatico in un unico elemento.
Fondamentali espressività e gestualità che ognuno modula abilmente a seconda del personaggio e delle reazioni emotive.
Teresa Federico, Andrea Sorrentino e Luisa Belviso, autori dello spettacolo, sono anche in scena nei panni rispettivamente di Eva, David e Giulia. Diego Migeni è Ahmed. Interpretano i quattro amici. Rappresentano con veridicità personaggi con caratteristiche morali e caratteriali ben definite che si trovano spesso in conflitto fino ad arrivare a situazioni estreme rappresentate con grande veemenza e drammaticità (intensa l’interpretazione di Migeni).
A Sebastiano Gavasso e Valentina Ruggeri spettano tutti gli altri personaggi che gravitano intorno la casa dei ragazzi. In una sempre più frenetica caccia alle streghe interpretano una serie di personaggi scomodi, dalle idee per lo meno discutibili regalando momenti di grande ilarità con un ritmo incalzante.
Una carrellata di tipi umani e di dialetti coi quali i due ragazzi si cimentano con piena padronanza.
L’andamento drammaturgico è intenso e porta ogni volta in direzioni inattese senza strappi. Il disordine mentale e materiale che aumenta di pari passo con la frenesia dei gesti e delle parole, sconvolge il punto di partenza ribaltando i ruoli in un gioco delle parti feroce con quell’ironia che solo la vita può riservare anche nei momenti più cupi.

(http://www.flaminioboni.it/crimini-tra-amici-teatro-brancaccino-10-novembre-2016-prima/)

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La commedia dal buon ritmo vede in scena sei attori, Teresa Federico, Valentina Ruggeri, Luisa Belviso, Andrea Sorrentino, Sebastiano Gavasso e Diego Migeni. Tutti uno splendido mix di energia e bravura che porterà a riflettere sul confine tra morale e immorale, sulla degenerazione delle ideologie, sulla soglia che porta verso il male, varcata la quale non rimane più impossibile ciò che prima si percepiva come tale.
La piece coinvolge poichè per quanto possa sembrare che ruoti sul paradosso, in verità è molto vicina alle nostre cronache, rappresenta la mostruosità umana e lo fa comunque attraverso la risata, lo fa ad esempio facendoci gustare la capacità di giocare con i dialetti di Sebastiano Gavasso e Valentina Ruggeri. Molto interessante la trasformazione del personaggio portato in scena da Diego Migeni che arriverà al delirio, non distinguendo più verso chi indirizzare il male; e così ottima la resa della scena del veloce avvicendarsi dei diversi personaggi che vengono ospitati nelle cene dei nostri simpatici, malvagi(?), invasati giustizieri.
 Coinvolgono e convincono la storia e le doti recitative di ogni attore senza alcuna riserva.
Assolutamente consigliato, si può passare una serata divertente senza tralasciare riflessioni importanti.

(http://www.contrappunti.info/novita/indovina-chi-sviene-a-cena/)

 


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‘Crimini tra amici’ è una commedia noir, uno spettacolo da ridere ma a tinte cupe che narra la trasformazione di quattro amici della migliore gioventù in degli assassini spietati sì, ma per ragioni buone o per lo meno comprensibili. La sua trama si diverte a mettere in luce tutte le contraddizioni che permeano il nostro senso comune e ciò che normalmente è giudicato giusto o decente, in primis quegli ideali di democrazia e tolleranza che rappresentano la pietra d’angolo della mentalità odierna e che sono tornati violentemente di attualità. Il punto di partenza scelto dalla rappresentazione e che viene drammaticamente stravolto nel precipitare degli eventi è quello di una comunità di amici che potremo definire ‘modello’: impegnati, brillanti, socialmente attivi, colti. Proprio perché ad essere rappresentato è proprio un modello, ovvero l’emblema condiviso dei ‘bravi ragazzi’ di oggi, la trama arriverà a chiamare in causa lo spettatore stesso perché ad essere portati all’estremo sul palco saranno anche, inevitabilmente, i suoi stessi convincimenti personali.
Lo spettacolo si regge quindi sull’eccellente bilanciamento tra l’inquietante messa sotto accusa della mentalità benpensante attuale e la rappresentazione parodistica e comica di quelle opinioni che invece vi si discostano maggiormente. Nella logica dello spettacolo non è dato alcun esempio innocentemente positivo; nessuno dei due modi di pensare, quello ‘normale’ e quello più borderline, risulta risparmiato: solo che con il primo si usa l’arma del dramma, con il secondo quello dell’ironia. In un mondo in cui i buoni diventano cattivi e i supposti cattivi sono figure comiche che vengono barbaramente uccise è facile perdere rapidamente la bussola con la quale misurare il giusto e lo sbagliato.
Ma la vera colonna portante di ‘Crimini tra amici’ è certamente la giovane compagnia di attori che hanno saputo mettere in scena delle belle prove di istrionismo e parodia comica che impreziosiscono la quotidianità e il realismo assolutamente credibile dei quattro amici. Sarà quindi impossibile non divertirsi con ‘Crimini tra amici’: uno spettacolo di scottante attualità assolutamente da consigliare.

(http://www.2duerighe.com/i-due-oboli-teatro-e-spettacolo/81881-crimini-amici-al-brancaccino-tragedia-ironia.html)

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Lo spettacolo CRIMINI TRA AMICI, in scena al Teatro Brancaccino dal 10 al 20 novembre 2016 per la regia di Massimiliano Vado prende in esame il libero arbitrio e fino a che punto esso sia giusto, o giustificabile. Quattro dottorandi, quindi con una cultura al di sopra della media,  vivono nello stesso appartamento, una sera uno di loro porta a casa, una persona conosciuta in modo del tutto casuale.  E’ l’ora di cena, è buona educazione invitare qualcuno a cena se presente in quell’orario, in casa nostra, pur se sconosciuto…ma lo sconosciuto può avere delle idee diametralmente opposte alle nostre, può aver anche dei modi antitetici ai nostri, infine può avere delle reazioni violente e si sa che violenza genera violenza. Un’omicidio a cosa può portare? Paura, terrore, ansia, sconvolgimento, sicuramente, ma non solo, il commettere un omicidio, se la persona uccisa aveva chiaramente manifestato di essere un nazista, allora può far sentire eroi. Hitler nel 1909 aveva 20 anni, non aveva ancora sviluppato la sua follia, se voi aveste la macchina del tempo e ve lo trovaste davanti cosa fareste lo uccidereste evitando così milioni di morti o no? il punto qual’è? Esistono persone in grado di decidere della vita o della morte di una persona in base  a quanto potenzialmente un uomo o una donna potrebbero essere pericolosi per il mondo? La risposta parrebbe essere positiva, i ragazzi iniziano a invitare a cena delle persone, a sviscerare con loro un argomento e a decidere, parlando in codice chiaramente, se quella persona ha ancora diritto a vivere oppure no. Gli si devono però dare però tutte le possibilità del caso per discolparsi, alle possibili vittime, e per essere eroi, bisogna essere forti, non farsi prendere dall’ira, dalle convinzioni personali che non sempre sono giuste, dai malumori, dalle antipatie, ma una cosa su tutte bisogna mantenere, lo spazio e il tempo di un’intera cena in cui poter discorrere con l’invitato/a. Il tempo a disposizione del convenuto, invece, diminuisce rapidamente, con una velocità elevatissima.  Fungono da sfondo, ma anche da muro di contenzione di questa vicenda dei video di un candidato dalle idee di estrema destra alla Presidenza del Consiglio, che dice cose assolutamente  a vanvera in cui neanche lui stesso crede, ma che sono assolutamente utili per due cose essenziali a una dittatura sovranazionale: per mantenere una divisione tra i popoli e tra il popolo, e per, l’annientamento dei giovani cervelli vedi Giulio Regeni.

http://miriamelearti.blogspot.it/2016/11/crimini-tra-amici-recensione.html

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guardati dall’Attore Didascalico

esiste, non solo in Italia, una categoria di attore,
o di attore frutto di indicazioni regia,
dalla quale bisogna assolutamente prendere le distanze
con una certa determinazione:
l’Attore Didascalico.
ossia chi indica se stesso dicendo “io”,
chi indica la porta mentre dice “esco”,
chi si batte il cuore quando parla d’amore,
e chi indica gli altri personaggi quando parla di loro;
chi, mentre dice mio, si indica con entrambe le mani,
chi, mentre dice tuo, ti indica col dito,
chi si tocca le tempie mentre pensa,
o chi per ribadire un concetto finale fa l’occhiello con le dita;
chi per fare Riccardo III, zoppica,
chi per fare una battuta divertente, si mette a fronte pubblico, sempre,
chi vuole tutti fermi attorno mentre fa un monologo,
chi parla con gli dei indicando il cielo,
o chi indica gli oggetti mentre ne parla..
(vi giuro potrei andare avanti per ore).
i francesi sono i campioni mondiali di didascalicità
ma anche i vecchi domatori del pubblico dei teatri stabili nostrani
brillano per gesti e parole incollati all’unisono,
sperando di essere più esplicativi nel sommare
piuttosto che nel pensare.
una tale tradizione, più simile alla commedia dell’arte e meno al teatro moderno,
può essere più commerciabile all’estero, se non fosse che,
persi i suoi connotati reali, appare fortemente ridicola quanto ridondante.
per cui in caso di attore o compagnia segnatamente didascalici
si parla, senza eccezioni, di “teatro dell’abbonato”.
questa forma di teatro di tradizione si distacca fortemente
dalla sua antitesi: il “teatro di ricerca”,
che sono anni che cerca e poco ha trovato
e che, ormai, ricerca più pubblico pagante che idee.
il “teatro dell’abbonato” ha come forma prima
la recitazione didascalica pura, per timore che altrimenti non si capisca la trama
o che i personaggi non siano abbastanza stereotipati.
se incontrate un attore didascalico -come spettatore-
godetevi lo spettacolo della sommatoria di indicazioni
alternando, nella vostra fortunata fruizione, vista e udito,
mentre se lo incontrate come collega
provate a metterlo in crisi aggiungendo pensiero critico e reale
alle vostre risposte.
in ogni caso, prenderete felicemente atto che si tratta di professionalità vetusta,
e  imparerete a capire che si può anche recitare in un altro modo.

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foto Andrea Colarieti

grazie..

detesto gli applausi finali.
i ringraziamenti.
soprattutto dopo le tragedie di Shakespeare.
semplicemente non hanno senso:
lo spettacolo finisce con un pavimento di cadaveri
e mi sembra corretto che sia l’ultima immagine che il pubblico si porta a casa.
invece poi, tutti allegri
ad inchinarsi
e a sorridere,
a far dediche
e ciao con la manina ai parenti,
come se non si fosse morti per davvero.
quando si muore a teatro è una roba grande
mica si finge e basta..
avvilente.
svilente.
probabilmente bugiardo.
detesto gli applausi.

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detesto pure gli applausi alla memoria
o i minuti di silenzio
o quelli quando atterra un aereo..
ma se mi metto a contare le cose
che non mi piacciono
quando si plaude
facciamo notte..