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Mostrare per Esorcizzare

Corriere della sera – Style di Agosto
Intervista a cura di Valentina Ravizza

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Io sono alto un metro e 90 e ho fatto pugilato.
Per strada mi sento sicuro, a Roma come nel Bronx, dove ho abitato.
Però capisco che in alcune condizioni, la percezione della sicurezza delle persone intorno a me possa essere diversa dalla mia.
Per esempio mia madre non prende più la metro dall’11 settembre.
Negli ultimi anni la percezione legata agli attentati ci ha costretti a guardarci un po’ più in giro.
Io cerco di essere, per educazione e per cultura, tollerante e accogliente, però il sospetto che l’ambiente introno a me possa essere meno sicuro ogni tanto c’è.
E ora con la Lega Nord, Matteo Salvini e la questione migranti, si alimentano ancora di più le paure.
Creando una percezione di minore sicurezza.
Anche se poi, guardando i dati e le cronache, si scopre che le persone che procurano violenza sono quelle più vicine a noi, non gli sconosciuti.
E che il posto dove si sta meno sicuri a volte è casa propria.
Ma, mentre un tempo un marito che picchiava la moglie era considerato quasi normale, ora per fortuna se ne parla molto di più.
Certo, c’è anche un genere di informazione che cavalca un po’ ignobilmente i fatti di cronaca, però questo può spingere tante persone abusate a uscire allo scoperto.
Se c’è una spettacolarizzazione è perché c’è un interesse, spesso morboso, da parte del pubblico: parlare di certi fatti di cronaca alza lo share.
Anche in alcune serie tv, come Gomorra, la violenza viene esaltata, ma non per incentivarla, piuttosto per esorcizzare la realtà.
Da Scarface a Suburra del sangue ci si nutre: se lo stato e le forze dell’ordine hanno il dovere di fare in modo che se ne sparga sempre di meno, all’arte spetta la responsabilità di rappresentare il male.
Se solo seguissimo l’Enrico V di Shakespeare con la stessa voglia di scoprire come va a finire una puntata di Chi l’ha visto!

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MICHELANGELO ENTANGLED

PRODOTTO DA: Gian Maria Cervo · Francesco Di Mauro

UNA PRODUZIONE: Ciclope film · Quartieri dell’Arte

DURATA: 3 min

PAESE: Italy

LINGUA: Italiano

REGIA · FOTOGRAFIA · MONTAGGIO:  Francesco Di Mauro

SCENEGGIATURA:  Gian Maria Cervo

CAST:  Angelo Tanzi · Massimiliano Vado


Per lo spettacolo teatrale “Michelangelo Entangled”, messo in scena nel 2017, si è rappresentato attraverso due video realizzati dalla Ciclope film, il famoso scambio di lettere sul Giudizio Universale tra Pietro Aretino e Michelangelo Buonarroti: come nella storia ufficiale, con Michelangelo che, non senza una certa ironia, rifiuta i consigli dell’amico letterato.


LA LETTERA DI PIETRO ARRETINO A MICHELANGELO

Happiness is a warm puppy

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La striscia dei Peanuts è andata avanti giornalmente per 50 anni. È stata tradotta in più di 20 lingue e pubblicata in una settantina di nazioni.
Per creare Snoopy, Schulz si ispirò per il carattere al boston bull terrier che la sua famiglia adottò nel ‘28; per l’aspetto a Spike, il bracchetto astuto e sanguinario che fece la sua comparsa nel giardino degli Schulz verso il ’37; per il nome, al desiderio che sua madre espresse sul letto di morte: “se mai avremo un altro cane, dovremmo chiamarlo Snupi” (che in norvegese è un termine che indica tenerezza).

Una ricerca scientifica del 2004 ha dimostrato che la famosa battuta dei Peanuts “La felicità è un cucciolo caldo” è scientificamente provata: giocare con un cucciolo di cane accresce il livello di ormoni di ossitocina e fenialetiamina, responsabili della felicità.
Sei anni dopo John Lennon avrebbe replicato a “Happiness is a warm puppy” con la canzone “Happiness is a warm gun” inserita nel White Album dei Beatles.

Con la striscia dei Peanuts, e il banchetto di Lucy, per la prima volta la parola “depresso” diventa socialmente accettabile.

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Franklin

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È il 31 luglio 1968. Un giovane nero sta leggendo un giornale, quando a un tratto il suo sguardo si posa su un dettaglio. Con le lacrime agli occhi, il giovane comincia a urlare e correre per tutta la casa, in cerca di sua madre. Anche lei rimane senza fiato di fronte a quella pagina: mai pensava di vivere così a lungo per vedere una cosa del genere.

E così in altre case del paese.

Cosa avevano visto madre e figlio?
La prima apparizione di Franklin Armstrong sull’iconico fumetto Peanuts.

Il personaggio di Franklin nasce grazie a una lettera che un’insegnante, Harriet Glickman, scrisse a Charles M. Schulz.

Martin Luther King, Jr. era stato appena ucciso con dei colpi di arma da fuoco fuori dalla sua stanza d’albergo di Memphis.
Glickman, lavorando coi bambini e avendone di suoi, era consapevole del potere del fumetto tra i giovani. “Mi resi conto che i bambini neri e i bambini bianchi non si vedevano mai raffigurati in classe insieme”.
E ancora: “Dalla morte di Martin Luther King, mi sono chiesta continuamente cosa potessi fare io per cambiare quelle condizioni che hanno portato all’assassinio e che contribuiscono a questo clima di incomprensioni, odio, paura e violenza”.

Glickman, nella sua lettera, chiese a Schulz di prendere in considerazione l’aggiunta di un personaggio nero nel popolare fumetto: un modo per riunire il paese e dimostrare ai neri che non erano esclusi dalla società americana.

L’insegnante aveva scritto anche ad altri autori: tutti però temevano che i tempi non fossero maturi, avevano paura per le loro carriere o di essere scaricati dal sindacato.

Charles Schulz avrebbe potuto ignorarla. E invece trovò il tempo di risponderle: era intrigato dall’idea, ma non era sicuro che lui fosse la persona adatta o che fosse la scelta giusta. Non voleva peggiorare le cose o sembrare condiscendente.

Glickman non si è arresa. Ha continuato a scrivergli, e sorprendentemente Schulz non ha mai smesso di risponderle. L’insegnante ha coinvolto altri amici neri, per spiegare i motivi delle loro battaglie e dare all’autore qualche suggerimento su come introdurre il personaggio senza offendere nessuno. La conversazione è andata avanti finché un giorno, Schulz, ha detto a Glickman di controllare il giornale. Era il 31 luglio 1968.

È in questa data che Charlie Brown incontra un nuovo personaggio di nome Franklin. Franklin è un ragazzino ordinario, che fa amicizia con Charlie e lo aiuta nelle sue avventure. Suo papà è a combattere in Vietnam. Alla fine delle tre strisce, Charlie invita Franklin a dormire da lui qualche volta.

Nessun annuncio in pompa magna, nessuna formalità per l’introduzione di questo nuovo personaggio: tutto inizia con una naturale conversazione tra due bambini, dove non contano le differenze di pelle. Ma Schulz non dimentica una dichiarazione importante: un bambino nero ha un papà in Vietnam, a combattere per l’America.

Per Schulz l’introduzione di Franklin era naturale e rilevante fino a un certo punto: non hanno pensato la stessa cosa alcuni fan, soprattutto negli stati del sud, che hanno protestato così tanto da far diventare la notizia un caso nazionale.

Un editore del sud ha dichiarato: “Non mi interessa se c’è un personaggio nero, ma non va mostrato a scuola insieme agli altri”.

Schulz finì a colloquio con il presidente della società di distribuzione del fumetto, che era preoccupato di questo nuovo personaggio che avrebbe potuto influenzare la popolarità dell’autore. Molti giornali in quei giorni minacciarono di tagliare le strisce di Schulz.

La risposta di Schulz: “Ricordo di aver raccontato di Franklin a Larry. Ne abbiamo parlato a lungo al telefono, voleva che lo cambiassi. Mi sono seduto e ho detto <Bene, Larry, mettiamola così: o si stampa come lo disegno io, o me ne vado. Che ne dici?>.”

Alla fine, Franklin divenne un personaggio dei Peanuts a tutti gli effetti e – nonostante le proteste – a scuola si sedette di fronte a Peppermint Patty, mentre giocava come centrale nella squadra di baseball.

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#versoNord

#inviaggioconRenato

GLI SPECIALI di REPUBBLICA.it SUL VIAGGIO IN CAMPER

video 1 – partenza

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video 2 – Danimarca

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video 3 – Svezia

https://video.repubblica.it/dossier/un-cane-in-camper-in-viaggio-con-renato-videodiario/un-cane-in-camper-in-viaggio-con-renato-3-stoccolma/340619/341205?fbclid=IwAR1SlnvKedenXSvPCbluqBUzaXrQAaVLebs1lDCeBeEJDDqTfgCDrTnHDhk

video 4 – Norvegia

https://video.repubblica.it/dossier/un-cane-in-camper-in-viaggio-con-renato-videodiario/un-cane-in-camper-in-viaggio-con-renato-4-oslo/341373/341963?videorepmobile=1&fbclid=IwAR3QGk9O4M6AoWLCXAoXMLolwPqDPwB9cnzljf7uACsZqNXNPE2-FzdP2t8


video 5 – Mare del Nord

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SPONSOR: Laika – Hills – Parajumper – Repubblica.it – Radio Capital

le regole auree per i MESSAGGI VOCALI su WHATSAPP

1 – non deve durare più di trenta secondi, la sintesi e la rapidità sono doti preziose

2 – non deve contenere ripetizioni , tipo che nello stesso messaggio ribadite tre volte lo stesso concetto

3 – non devono esserci tentennamenti o lunghe pause, del tipo “mmmm”, “aspetta”, “come si chiama coso figlio di coso che fa le cose”..

4 – se contiene qualsiasi tipo di indicazione è sempre meglio scrivere, in caso di indicazione stradale condividere posizione e allegare disegnino

5 – è consigliabile cancellarlo e rifarlo se nel frattempo sopraggiungono altre persone con cui è indispensabile parlare, altrimenti durante il messaggio sentiremo frasi come “ma vi state buoni e zitti”, “ma guarda tu questo come cazzo guida”, “STO AL TELEFONO..”

6 – i messaggi si possono anche dettare, con tanto di punteggiatura

7 – e non c’è bisogno di andare a capo dopo ogni frase o ogni singola parola; un solo messaggio è meglio, sempre perché essere concisi è utile

8 – così come basta un solo messaggio e non 25 messaggio da 8 secondi

9 – se la risposta a un messaggio vocale è “OK” vuol dire che non è necessario mandarne altri è il nostro interlocutore è già saturo

10 – se non ci conosciamo é sempre meglio la forma scritta

11 – se ci conosciamo e vuoi raccontarmi la tua vita, chiamami. mi fa anche più piacere

12 – se compare la doppia spunta azzurra e nessuno vi risponde tornate al punto 1 è ricominciate.

con calma.

nove

c’è così tanta arte nel mondo,

e così poca gente che se ne accorge..