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Sembro proprio un Orso del Nord sceso dalle Montagne

novembre 3, 2012

da VIAGGIO in ITALIA
di Johann Wolfgang von Goethe

Musica Uno – Anticamera
ALEX – (con il megafono) Johann Wolfgang von Goethe, “Viaggio in Italia” e “Diario e lettere dall’Italia”.
MAX – (CARTOLINA uno) A Philip Seidel (mio servitore),
Se qualcuno chiede di me, di’ che tornerò presto. Conserva bene questa lettera e menti su tutto a tutti; da me, nessuno, saprà nulla.
2 settembre 1786
(la consegna a uno spettatore)   Fine Musica Uno

ALEX fa entrare gli spettatori – A a dx M a sx
due leggii, al centro un tavolino con i vari oggetti di scena, sullo schermo proiettate delle nuvole che scorrono veloci, sempre.
tra i vari oggetti c’è una macchina polaroid che gli attori useranno negli interventi FOTO:
raggiungeranno uno o più spettatori e si faranno fotografare con loro, usando eventualmente gli oggetti previsti.
le cartoline vengono prima lette e poi consegnate a uno spettatore qualsiasi.

ALEX – 3 settembre 1786
Alle 3 del mattino sono partito di nascosto da Karlsbad, ché altrimenti non m’avrebbero lasciato andare via. Senza dubbio il gruppo di amici che aveva voluto festeggiare con molta cortesia il 28 agosto, mio compleanno, aveva acquisito con ciò un certo diritto a trattenermi; ma non era il caso ch’io restassi più oltre.
Avevo preso con me soltanto una sacca da viaggio e uno zaino di pelo di tasso, più che sufficienti per il mio guardaroba, ma, poiché ho tanti libri e carte, alla fine erano diventati troppo pesanti.
Ora, però, ho comprato una piccola valigia di cui sono proprio soddisfatto.
E anche trovarmi da solo è un vero bene, perché sicuramente, con dei domestici sempre al proprio servizio, si diventa vecchi e incapaci prima del tempo.

MAX – 11 settembre 1786
Da Bolzano a Trento si procede per nove miglia in una valle sempre fertile, il sole è caldo e si può credere di nuovo a un Dio.
Una povera donna m’implorò di prendere il suo bimbo nella carrozza, perché la strada bollente gli bruciava i piedi.
Compii quest’atto caritatevole in onore della fulgida luce del cielo. Le vesti del piccino erano insolitamente linde e ben ordinate, ma in nessuna lingua mi riuscì di cavargli la minima parola di bocca.
(FOTO uno: “in questa foto sono con il piccolo Bartolomeo Berto di Villabona, in tenuta da viaggio” con cuffietta o cappellino)
Nessuno porta gli stivali e non si vedono neppure giubbe di panno.
Sembro proprio un orso del Nord sceso dalle montagne.
Però voglio togliermi la soddisfazione di vestirmi via via degli abiti locali.

ALEX – Torbole, Lago di Garda, 12 settembre, dopo pranzo
La locanda non ha serrature alle porte e l’oste, a gesti, poiché non sa una parola di tedesco, (mimando) “mi ha assicurato che potevo stare tranquillo, anche se avessi avuto con me dei diamanti”.
Le camere non hanno finestre, ma imposte di carta oleata, e non c’è gabinetto. Quando, dopo il mio arrivo, chiesi al servo dov’era una certa comodità, mi ha indicato il cortile:
MAX – «qui abbasso! può servirsi».
ALEX – Chiesi: «dove?» ed egli rispose:
MAX – «per tutto, dove vuol».
ALEX – In ogni cosa si manifesta qui la massima trascuratezza, ma anche molta vitalità e operosità. Tutto il giorno si ode tra le vicine un cicalare, un gridare, e nello stesso tempo tutte hanno da fare qualcosa, da attendere a qualcosa. Non ho ancora visto una donna starsene in ozio.
 
MAX – Verona 16 settembre   Musica Due
Nei giorni di mercato le piazze sono affollatissime. Frutta e verdura a perdita d’occhio. Aglio e cipolle a profusione. Del resto la gente urla, canta e scherza tutto il giorno, si litiga e ci si azzuffa, si grida di gioia e si ride senza sosta.
L’aria mite e il cibo a buon mercato facilitano la loro vita; ognuno, come può, se ne sta all’aria aperta. Il clima mite dà questa percezione della propria esistenza anche a chi è povero, e rende rispettabile persino l’ombra in cui vive il popolo.
Da ciò deriva anche la sporcizia e la scomodità delle abitazioni.
Nella sua spensieratezza la gente non pensa a nulla. Per il popolo va tutto bene, anche l’uomo del ceto medio vive alla giornata; solo chi è ricco e nobile tiene al decoro.
Non so però che aspetto abbia l’interno dei loro palazzi. I cortili, i porticati sono tutti lordi di rifiuti e la cosa è affatto normale, ci si deve soltanto rammentare del popolo.
Esso si sente sempre il padrone. E il ricco può essere ricco quanto vuole, edificare palazzi, il nobile può governare, ma quando costruisce un porticato o un cortile è il popolo che se ne serve per i suoi bisogni e nulla è più urgente che liberarsi il più rapidamente di ciò che si ingurgita il più frequentemente possibile.
Chi voglia evitare questo deve rinunciare a darsi arie di gran signore; non deve cioè comportarsi come se una parte della sua casa appartenesse al pubblico; deve chiudere la porta e tutto è risolto!
Ai suoi diritti sugli edifici pubblici il popolo non rinuncia. E questo avviene in tutta Italia.

ALEX –
Verona, 17 settembre
Nell’eterna nebbia, nel perpetuo grigiore, per noi è lo stesso che sia giorno o notte; giacché quanto a lungo possiamo realmente andare in giro e goderci l’aria libera?
Qui, al caldo della notte, è veramente passato un giorno ch’è considerato di sera e di mattina, sono state vissute ventiquattr’ore, comincia un nuovo conto, suonano le campane, si recita il rosario, e la fantesca, entrando nella stanza con la lampada accesa, augura: “Felicissima notte”.
Questo momento cambia ad ogni stagione, e l’uomo, che qui vive di vera vita, non può sbagliarsi, perché in ogni istante di godimento della vita non si rifà all’ora segnata, ma all’ora del giorno.
Se si costringessero costoro al sistema orario tedesco, gli si confonderebbero le idee, perché il sistema che usano è strettamente contesto alla natura in cui vivono.   Fine Musica Due

MAX – Vicenza 22 settembre 1786
Ho visto finora solo due città italiane e non ho ancora parlato quasi con nessuno, eppure già conosco bene i miei italiani.
Come la gente che vive a corte, si ritengono i primi al mondo e, per alcuni privilegi di cui godono, possono crederlo tranquillamente e senza ritegno.
In genere è un popolo davvero buono: basta vedere i bambini e la gente comune. E che figure, che volti hanno!
I vicentini non badano a nessuno, ognuno può fare ciò che vuole, ma, se li si interpella, si mostrano loquaci e affabili, e particolarmente piacenti sono le donne.
Non voglio sparlare delle veronesi: sono ben conformate e hanno un profilo deciso, ma le ho trovate per lo più pallide di colorito, e lo zendale nuoce al loro aspetto, perché sotto un bel costume si vorrebbe pur cercare alcunché di seducente. Qui invece trovo graziosissime creature, segnatamente un tipo bruno e ricciuto che mi attrae in modo speciale. C’è anche un tipo biondo, che però non mi va altrettanto a genio.
 
ALEX – Venezia 1 ottobre
Oggi ho camminato per la città osservandone vari aspetti; era domenica, e sono rimasto colpito dalla grande sporcizia delle strade, facendo di conseguenza alcune considerazioni.
In materia esiste certamente un qualche regolamento: la gente spinge il sudiciume negli angoli, e vedo anche andar su e giù grosse imbarcazioni che si fermano in punti determinati e raccolgono l’immondizia; sono gli abitanti delle isole vicine che se ne servono per concimare. In queste operazioni non v’è logica né rigore, e tanto più è imperdonabile la sporcizia della città, che per le sue caratteristiche potrebbe essere tenuta pulita come lo è qualunque città olandese. (FOTO due: “in questa foto sono con Alvise SChiavon e Bepi dal Molin, commercianti di pellame sull’isola della Giudecca”)
 
MAX – Venezia 4 ottobre,
Adesso ho un servitore.
Un magnifico vecchio: un tedesco, che ogni giorno mi fa risparmiare quello che costa. Ha viaggiato per l’Italia con diversi signori e conosce bene tutto.
“Sa mettere in riga gli Italiani, nel modo giusto“. Per esempio in ogni luogo dà la mancia minima, tutti devono credermi un commerciante.

Musica Tre

ALEX – È sempre il popolo che costituisce la base su cui tutto si fonda. È l’insieme che agisce, non il singolo. In piazza, sulle rive, sulle gondole e nel palazzo.
Il venditore e il compratore, il mendicante, il marinaio, la vicina, l’avvocato e il suo avversario, tutto è vivo e si muove, traffica, armeggia: parla, protesta, grida, offre merci, canta, sbraita, bestemmia e fa chiasso. E la sera poi vanno a teatro e vedono e ascoltano le vicende della loro giornata, soltanto ricostruite artificialmente, riprodotte in veste più seducente, arricchite d’invenzioni e così via, e sono contenti come bambini, scambiano grida, battono le mani e fanno chiasso.
Non ho mai visto recitare con levità più naturale di queste maschere, ma con un temperamento eccezionalmente felice.
 
MAX – Venezia 10 ottobre
Finalmente ora posso dire, una buona volta, di aver visto una commedia.
Recitavano oggi al teatro S. Luca Le baruffe chiozzotte.
I personaggi sono tutti marinai, abitanti di Chioggia, e le loro mogli, sorelle e figlie. Le grida abituali di questa gente, nel bene e nel male, i loro traffici, l’irruenza, le loro maniere, la bonomia, la mediocrità, l’arguzia, l’ironia sono imitati molto bene.
È un altro lavoro del Goldoni, Non ho mai visto una gioia così grande come quella che provava il popolo a veder recitare se stesso e i propri simili.
Risate e acclamazioni dal principio alla fine.   Fine Musica Tre

ALEX –
Bologna, 18 ottobre
(CARTOLINA due) La torre pendente è bruttissima da vedere, e tuttavia è probabile che sia stata costruita così a bella posta.
Mi spiegano questa stravaganza nel modo seguente: (in bolognese)”ai tempi dei torbidi cittadini ogni grande costruzione era come una fortezza, sulla quale ogni famiglia potente erigeva una torre.
Con l’andar del tempo l’usanza prese un significato di lusso e di prestigio, ciascuno voleva far pompa anche di una torre, e quando le torri diritti diventarono troppo comuni, se ne costruì una inclinata. E in verità l’architetto e il proprietari hanno raggiunto il loro scopo: l’occhio sorvola sulle molte torri dirette e slanciate e cerca quella storta.
Più tardi salìì anche su questa. Gli strati di mattoni sono collocati orizzontalmente.
Con un calcestruzzo che faccia ben prese e con chiavarde di ferro si possono fare anche delle strampalerie. (la consegna a uno spettatore)

MAX – Il bolognese è un dialetto orribile, qualcosa che qui non mi sarei mai aspettato: rozzo e sconnesso. Non capisco una parola quando parlano tra loro: in confronto, il veneziano è luce meridiana!

Prima Pausa e Scambio Posizioni – Musica Quattro / Fine Musica Quattro



MAX – Perugia, 25 ottobre
Non ho scritto per due sere: non era possibile, i nostri alberghi erano talmente cattivi che non sapevo dove appoggiare un foglio di carta.
Sono rimasto molto indietro. In ogni caso, la seconda parte del mio viaggio da Venezia a Roma sarà meno ricca per più di una ragione.
Viaggiare coi vetturini e noioso; meglio è seguirli comodamente a piedi. Da Ferrara in qua mi sono sempre fatto rimorchiare a questo modo.
Quest’Italia, tanto favorita dalla natura, è rimasta enormemente indietro rispetto agli altri paesi per tutto ciò ch’è meccanica e tecnica, sulle quali senza dubbio si fonda ogni progresso verso un’esistenza più comoda e più sciolta.
Il mezzo di trasporto dei vetturini si chiama tuttora sedia; e quindi sicuramente un derivato delle antiche portantine su cui sedevano le donne e le persone anziane per farsi trasportare dai muli. In luogo del mulo si sono messe due ruote, senza studiare altri miglioramenti.
E così, a distanza di secoli, si continua a essere sballottati innanzi, e lo stesso si dica per le case dove abitano e per tutto il resto.
(FOTO tre: “in questa foto sono con Brunello Mezzasoma, maniscalco e gran bevitore”)
Ora m’accorgo di quanto sia temerario avventurarsi senza compagni e impreparatai in questo paese.
La diversità del denaro, i vetturini, i prezzi, le cattive locande sono un tormento giornaliero, a tal punto che chi, come me, viaggi da solo per la prima volta cercando e sperando un godimento incessante, non può che sentirsi molto oppresso.
Io null’altro mi proponevo che vedere il paese a qualunque costo; e dovessero pur trascinarmi fino a Roma legato alla ruota d’Istione, non mi lamenterò.

ALEX – (CARTOLINA tre) Agli amici di Weimar, 1° novembre 1786
Finalmente sono giunto in questa capitale del mondo antico! Ora sono qui, tranquillo e, come sembra, placato per tutta la vita. (la consegna a uno spettatore)
È una fortuna, per me, che Tischbein abbia un bell’appartamento in cui vive insieme ad altri pittori.
Abito presso di lui e mi sono inserito  nel loro menage, e così godo la quiete e la pace domestica in terra straniera.
I padroni di casa sono un’anziana coppia, gente per bene che fa tutto da sé e ci tratta come figli.
Ieri si disperarono vedendo che non mangiavo la zuppa di cipolle, e avrebbero voluto subito preparare qualche altra cosa.
Quanto questo mi faccia bene dopo aver sperimentato le locande italiane, può comprenderlo solo chi le ha provate.
La casa si trova sul Corso, a meno di trecento passi da Porta del Popolo. (stop/sguardo)

MAX – Roma, 3 novembre
Il papa commemora i defunti nella sua cappella privata del Quirinale. La funzione era già incominciata, e il papa si trovava in chiesa con i cardinali.
Mi prese lo strano desiderio che il capo supremo della Chiesa aprisse l’aurea sua bocca e, parlando estatico dell’indicibile letizia delle anime beate, comunicasse anche a noi la propria estasi.
Ma poiché lo vidi semplicemente andar su e giù davanti all’altare, volgendosi un po’ qua e un po’ là, gesticolando e borbottando come un prete qualunque, si risvegliò in me il peccato originale del protestante, e il noto e consueto rito della messa non mi piacque più per nulla.

ALEX – Roma, 7 novembre
Sono già qui da sette giorni, e a poco a poco si precisa nel mio animo un’idea generale di questa città.
La percorriamo in ogni senso con scrupolo; io mi familiarizzo con la topografia dell’antica e della nuova Roma, lentamente m’accosto alle maggiori bellezze e non faccio che aprire gli occhi e guardare, che andare e venire, giacché solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma.
Ma confessiamolo, è una dura e contristante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l’antica.
Ciò che hanno rispettato i barbari, l’han devastato i costruttori della nuova Roma. (stop/sguardo)

MAX – Novembre 1786
Mi resta ancora da dire della nazione: è un popolo singolare.
Ciò che fa colpo su tutti gli stranieri e fa parlare tutta la città – ma, appunto, soltanto parlare – sono gli omicidi, che rappresentano qualcosa di assolutamente usuale.
Da quando mi trovo qui sono già quattro le persone ammazzate di cui sono venuto a sapere.

ALEX – Roma, 3 febbraio 1787
Qui, come dappertutto, non ci si può dedicare al gentil sesso senza perdere tempo.
Le ragazze, o meglio le giovani donne che fanno da modelle presso i pittori, sono talvolta deliziose e inclini a farsi guardare e godere: sarebbe quindi un piacere assai comodo se gli influssi francesi non rendessero poco sicuro anche questo Paradiso.
Del teatro e delle cerimonie di chiesa sono egualmente insoddisfatto: gli attori si danno un gran daffare per suscitare allegria, i preti per suscitare devozione.
(FOTO quattro: “in questo dipinto d’epoca sono alla corte di Monsignor GianAngelo Braschi, da poco eletto Papa Pio VI)
In ogni caso, qui il papa è il migliore attore che reciti la propria parte. (stop/sguardo)

MAX –
20 febbraio 1787
Qui la banca per nessuna ragione cambia cartamoneta: tutt’al più pagano le banconote da dieci scudi, mentre per le altre danno poco denaro e di nuovo carta. Come se non bastasse ti tormentano facendoti aspettare, così che finisci per andartene.
C’è un debito pubblico che non potrà mai essere sanato. (stop/sguardo)
(Cartolina 4) In generale lo stato papalino è un modello di pessima amministrazione, e poiché ormai manca il denaro estero, in breve tempo saranno dolori, e allora dovranno imparare a coltivare i loro campi. (la consegna a uno spettatore)
 
ALEX – Napoli, 25 febbraio 1787
Man mano che ci avvicinavamo a Napoli l’atmosfera si faceva sempre più pura; ormai ci trovavamo davvero in un’altra terra.
Tutti sciamano per la strada, tutti siedono al sole finché non cessa di splendere.
Il napoletano è convinto d’aver per sé il paradiso e si fa un’idea ben triste delle terre del settentrione:

MAX – «Sempre neve, case di legno, gran ignoranza, ma denari assai».
ALEX – Così si figurano il nostro atto; e per l’edificazione dell’intero popolo di Germania ho voluto annotare qui tale caratteristica.
La città stessa di Napoli si presenta piena d’allegria, di libertà, di vita; il re va a caccia, la regina è incinta e meglio di così non potrebbe andare.Napoli è un paradiso dove ciascuno vive in una sorta di ebbrezza obliosa. Così è per me; non so riconoscermi, mi par d’essere un altro.
Ieri pensavo: «O eri matto prima, oppure lo sei adesso».

MAX – Napoli, 17 marzo
E tuttavia il mondo non è che una normale ruota, sempre uguale a se stessa nell’intero suo giro; ma proprio perché noi giriamo con essa ci riesce tanto sorprendente.
Ciò che m’ero sempre aspettato è accaduto in realtà; solo in questo paese ho potuto comprendere e investigare certi fenomeni naturali, certe confusioni delle idee.
Mieto a piene mani in ogni direzione e molto riporterò con me: anche se, ne son certo, molto amore per la mia terra e gusto di vivere con pochi amici.

ALEX – Napoli, martedì 20 marzo 1787
Un superbo tramonto, una sera celestiale deliziarono il mio ritorno dal Vesuvio; ma sentivo chiaramente l’effetto sconvolgente di quel delizioso contrasto.
La terribilità contrapposta al bello, il bello alla terribilità: l’una e l’altra si annullano a vicenda, e ne risulta un sentimento d’indifferenza.
(CARTOLINA cinque) I napoletani sarebbero senza dubbio diversi se non si sentissero costretti fra Dio e Satana. (la consegna a uno spettatore)

Seconda Pausa e Scambio Posizioni – Musica Cinque / Fine Musica Cinque

 
 
MAX – (CARTOLINA sei) Palermo, 13 aprile 1787
L’Italia, senza la Sicilia, non lascia alcune immagine nell’anima: qui è la chiave di tutto. Ho veduto molte, molte cose nuove, soltanto QUI si apprende a conoscere l’Italia. (la consegna a uno spettatore)

ALEX – Girgenti, 23 aprile, sera
Una tenda verde separava noi e i nostri bagagli dai padroni di casa, che nel grande locale attiguo fabbricavano maccheroni della specie più prelibata, piccoli, bianchissimi; i meglio pagati di tutti sono quelli che, preparati in bastoncini lunghi un dito, vengono poi arrotolati e piegati dalle sottili dita delle fanciulle, fino ad assumere la forma di chiocciole.
Ci sedemmo vicino a quelle belle ragazze, ci facemmo spiegare il procedimento e apprendemmo che nel loro lavoro usavano il frumento migliore e più duro, chiamato grano forte. Il piatto di maccheroni che ci servirono era squisito.

MAX – Caltanissettta, sabato 28 aprile 1787
Fummo lieti di giungere finalmente alla pittoresca e ben costruita Caltanissetta; anche qui, però, ci sforzammo invano di trovare una locanda decorosa.
Per i muli vi sono bellissime stalle a volta, i servi dormono sul trifoglio destinato alle bestie, ma il forestiero deve provvedere a ogni sua occorrenza.
Nel caso che si trovi una stanza disponibile, deve prima pulirla, non vi sono seggiole né panche, ci si siede su bassi trespoli di legno grezzo, e di tavoli neppur l’ombra.
(FOTO cinque: “in questa foto di gruppo sono al matrimonio di Rosario Scapeci e Concetta Caruso di Santapaola, e sto brindando con il padre dello sposo, Don Vito Scapeci, uomo baffuto che parla con la bocca piena”)
 
ALEX – Catania, 2 maggio 1787
Nel nostro alberghetto si stava proprio male, e come cuoco il garzone di stalla era piuttosto scadente.
Una gallina cucinata col riso, in verità, non sarebbe stata da disprezzare, se una dose spropositata di zafferano non l’avesse ingiallita oltreché resa immangiabile.
Gli scomodissimi giacigli ci avevano quasi indotti a ricorrere nuovamente al sacco prestatoci.
 
MAX – Messina, a bordo, 13 maggio 1787   Musica Sei
Fui ripreso dalla sgradevole sensazione del mal di mare; e il disagio stavolta non era attutito, come nel viaggio d’andata, da un comodo isolamento; sotto coperta, però, lo spazio era abbastanza grande da accogliere parecchie persone, e non mancavano buoni materassi.
Ripresi la posizione orizzontale e  il mio accompagnatore mi assisté premuroso recandomi vino rosso e buon pane.
Da disteso, il nostro viaggio siciliano non mi appariva affatto in luce lusinghiera. In verità, tutto ciò che avevamo veduto erano stati i vani sforzi del genere umano per difendersi dalla violenza della natura, dalla perfida insidia del tempo, dall’infuriare di accanite discordie intestine.
Cartaginesi, greci, Romani e quanto’altri mai popoli dopo di loro, hanno costruito e hanno distrutto; Selinunte ci si presenta come uno sconquassato metodico; non sono bastati due millenni ad abbattere i templi di Girgenti, ma ci sono volute poche ore, se non secondi, per distruggere Catania e Messina.
Codeste stomachevoli meditazioni d’un cervello sballottato su e giù dai frangenti della vita non riuscirono tuttavia a sopraffarmi.

ALEX –
Napoli,  maggio 1787
Quando dopo un certo tempo si è fatta l’abitudine non si riesce più a capire come si sia potuto vivere senza averlo veduto, né come si potrà continuare a vivere senza vederlo.
Ho viaggiato per la Sicilia senza lettere di raccomandazione e senza scorta, eppure ne sono tornato: non c’è nulla che non si possa fare se ci si sa organizzare e adeguare alle situazioni.
(CARTOLINA sette) Se vedessi il mare ne avresti una grande gioia.
Fine Musica Sei

MAX – L’ottimo e utilissimo Volkmann, (la guida turistica per i visitatori) mi costringe di tanto in tanto a divergere dalle sue opinioni.
Dice per esempio che a Napoli vi sarebbero da trenta a quarantamila fannulloni: e quanti non lo ripetono!
Dopo aver acquisito qualche conoscenza delle condizioni di vita del Sud, non tardai a sospettare che il ritenere fannullone chiunque non s’ammazzi di fatica da mane a sera fosse un criterio tipicamente nordico.
Rivolsi perciò la mia attenzione preferibilmente al popolo, sia quando è in moto che quando sta fermo, e vidi, bensì, molta gente mal vestita, ma nessuno inattivo.

ALEX – Chiesi allora ad alcuni amici se veramente esisteva questa massa d’oziosi, desiderando conoscerli io pure, ma nemmeno loro furono in grado d’indicarmeli; sicché, coincidendo la mia indagine con la visita della città, mi misi io stesso sulle loro tracce.
Cominciai, in quell’immensa baraonda, a prendere familiarità con i diversi tipi, a giudicarli e a classificarli secondo il loro aspetto, le loro vesti, i comportamenti e le occupazioni.
Questa ricerca mi riuscì più facile che altrove, perché qui l’uomo è più lasciato libero a se stesso e si denota esteriormente in conformità alla propria condizione sociale.
Iniziai le mie osservazioni di buon mattino e, se vidi qua e là gente ferma oppure in riposo, fu perché il loro lavoro così esigeva in quel momento.

MAX – I facchini, che in diversi punti hanno i loro posti riservati e aspettano soltanto che qualcuno ricorra a loro;
ALEX – i vetturali, che con i loro servi e garzoni, accanto ai calessi a un cavallo, governano le loro bestie sulle grandi piazze, pronti ad accorrere al primo cenno;
MAX – i barcaioli, che fumano la pipa seduti sul molo;
ALEX – i pescatori, che se ne stanno sdraiati al sole perché magari il vento è contrario e non gli consente d’uscire in mare.
MAX – Ne vidi anche molti che andavano attorno, ma quasi tutti portavano il segno d’una specifica attività.
ALEX – Quanto ai mendicanti, non se ne vedevano affatto, se non vecchioni, storpi o gente inabile a qualsiasi lavoro.
MAX – Più mi guardavo intorno, più attentamente osservavo, e meno riuscivo a trovare autentici fannulloni, nel popolino minuto come nel medio ceto, sia al mattino sia per la maggior parte del giorno, giovani o vecchi, uomini o donne che fossero.

ALEX – Roma, fine giugno   Musica Sette
Adesso nella grande Roma tutto è tranquillo, ed è tempo di rimettersi a studiare.
Da otto giorni è scoppiato di colpo un gran caldo, tanto che di giorno si preferisce non uscire di casa.
Anche le notti sono assai calde, ed essendoci la luna piena, molto belle e affascinanti.
La gente resta in strada per tutta la notte, soprattutto nei giorni di festa, e canta, suona la chitarra e tripudia, e nessuno ha voglia di tornare a casa e andare a letto.

MAX – Frascati, settembre/ ottobre 1787
Dalle bassure di Roma mi sono trasferito qui nella serenità delle montagne.
In realtà neanche questo è un posto per scrivere lettere, giacché si preferisce trascorrere l’intera giornata passeggiando e disegnando, tanto che a sera e al mattino si ha un gran daffare a ordinare i fogli, a sfumare i contorni o ripassarli con la penna e a pasticciare con i colori; e così il tempo passa, quasi come se così dovesse essere.
E’ arrivato il tempo della villeggiature e tutti quelli, che possono o che sanno ingegnarsi, lasciano Roma: ragazze, donne, libri, dipinti e ogni sorta di suppellettili si possono ora acquistare a buon mercato, perché tutti hanno bisogno di denaro.
Si vive e ci si diverte, per poi fare nuovamente vita ritirata fino a Carnevale.
Per tutto questo tempo ho sfruttato Roma il più possibile. Nei due mesi estivi quasi non si poteva uscire di casa, ed io ne ho approfittato per lavorare alle mie opere.
Questo è un felicissimo soggiorno; da mane a sera disegno, dipingo, ombreggio, incollo, insomma, mi do da fare ex professo e come artigiano e come artista. Fine Musica Sette

ALEX – Roma, 29 dicembre 1787
Quanto a me, il dolce e piccolo Iddio mi ha regalato un malefico angolo di mondo: le donne di piacere sono rischiose come dovunque; le zitelle (ragazze non maritate) sono più caste che da qualsiasi altra parte, non si fanno toccare, e appena si fa loro qualche galanteria subito chiedono:
MAXa giovino’ e poi? che concluderemo?
ALEX – E infatti bisogna o sposarle, o trovar loro un marito, ché quando poi ce l’hanno, allora è fatta: anzi, si può quasi dire che tutte le donne maritate sono a disposizione di chi sia disposto a mantenere la famiglia.
Ma queste non sono certo condizioni vantaggiose, e così non resta che piluccare da quelle che sono rischiose quanto le ragazze di strada.
Quanto al cuore, esso non fa parte della terminologia della locale cancelleria d’amore di questo paese.
(FOTO sei: “in questa foto d’epoca sono con Andreina Ornatelli e Giuditta Moranti, entrambe maritate”)

MAX – Un singolare fenomeno che io in nessun luogo vidi mai tanto diffuso come qui: l’amore tra uomini.
Premesso che raramente esso giunge sino al grado estremo della sensualità, ma piuttosto indugia nelle regioni intermedie di attrazione e della passione, posso dire di averne veduto coi miei occhi le più belle manifestazioni, che solo la grecità ci ha trasmesso, e di averne potuto osservare, da scrupoloso indagatore della natura, sia gli aspetti fisici sia quelli morali.
E’ una materia di cui è difficile parlare e, figuriamoci poi, scrivere, per cui la terrò in serbo per futuro conversazioni.
(FOTO sette: “in questa foto, scattata per caso, sono con Erminio Vespoli e il suo palafreniere; anche loro ammogliati”)
 
ALEX – Roma, 24 marzo 1788
Finalmente posso scrivere la gioiosa parola: ritorno!
Finché non ne fui sicuro non volli neppure prendere la penna in mano.
Con gioia obbedisco al cenno del nostro graziosissimo Signore e al richiamo dei miei amici.
Già da tempo sono stati seminati gli orti, e le erbe da cucina verdeggiano nelle aiuole graziose.
Anemoni, ranuncoli, tulipani, giacinti, primule fioriscono, allegri e vivaci, in tutti gli orti, e i primo si possono trovare persone nei prati.
Tutto mette allegria, e io adesso, procedendo verso nord, troverò sempre la primavera davanti a me.
Tutto considerato sono molto contento di non dover sperimentare un’altra estate italiana.

MAX – Milano, 23 maggio 1788   Musica Otto
Se vedessi Milano ora, nel viaggio d’andata, se giungessi dalle montagne in questa vasta regione, in questa città così liberamente situata, e gli Appenini lontani si stagliassero all’orizzonte come un richiamo, chissà quali inni scioglierei e quanto gioia proverei sotto questo bel cielo.
Invece, romano e viziato come sono, nulla più mi impressiona. E pensare che per solito mi accontento facilmente.

ALEX – Tra l’altro, ho conosciuto persone felici, che lo sono soltanto perché sono intere; anche l’uomo più meschino se è intero può essere felice a suo modo completo; è qualcosa che voglio e devo raggiungere anch’io e posso farlo. In questo viaggio ho imparato a conoscermi oltre ogni dire.
L’addio a Roma mi è costato più di quanto è giusto e conveniente alla mia età; d’altra parte non ho potuto far violenza al mio animo, e durante il viaggio mi sono concesso completa libertà. In più ho cambiato umore almeno sette volte ogni ora.

MAX – (CARTOLINA otto) Perdoni la mia penna italiana e le mie buffonate; so già che dovrò fare penitenza. Addio. (la consegna a uno spettatore)

ALEX e MAX – Aufidersen
Fine Musica Otto

elaborazione testo: Massimiliano Vado e Dorothee Hock, selezione musicale: Alex Pascoli

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