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Questo Amore

gennaio 23, 2013

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Spoleto Festival 2012 presenta
QUESTO AMORE
di Roberto Cotroneo
con Laura Lattuada, Massimiliano Vado e Laura Garofoli
adattamento e regia Matteo Tarasco

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ANNA (al pubblico): Da allora Edo è venuto ogni giorno a trovarmi, e mi ha raccontato mille storie, storie di me, che non potevo più avere storie.

Edo parla sottovoce, come confidasse un segreto, spiando attraverso gli scaffali delle librerie.

EDO: Anna, ho sentito il rumore di un cristallo che si rompeva in mille pezzi. Lo sai Anna come ci si sente a essere un cristallo che si rompe in mille pezzi? Hai bisogno di fuggire, vuoi soltanto andare a nasconderti, essere in un luogo inaccessibile. Io ho dimenticato Anna. Non so come ho dimenticato te Anna, e non so come ho dimenticato la nostra Margherita. Vedevo tutto come se non ci fosse mai stato prima. Voi avevate dei nomi, e io non sapevo più i vostri nomi. E non riconoscevo più il tuo corpo, Anna, non sapevo più leggere i tuoi pensieri …

ANNA (al pubblico, dolcemente, sorridendo): Io lo vedevo Edo, a modo mio. Gli occhi di Edo adesso erano proprio i suoi.

EDO: Cosa mi stai chiedendo adesso, Anna? Mi stai chiedendo dove sono adesso? E dove sono andato? O mi stai chiedendo quante volte ti ho sognata in tutti questi anni? Quante poesie ti ho scritto? Quante storie sono riuscito a raccontarti? Anna, sono stato insonne per tutti questi anni. Sono rimasto sveglio per pensare a te. Non c’era bisogno di riposare, non dovevo chiudere gli occhi. Ho contato gli anni uno a uno, ti ho aspettata, e adesso possiamo parlarci.

Edo sparisce dietro la libreria. La musica metafisica sfuma.

ANNA: Finalmente.

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Alle spalle di Anna, tra le quinte trasparenti che oscillano appare Edo, ha una radiolina in mano, che suona la canzone, la appoggia a terra, accanto al tronco. Edo ha una benda sugli occhi, forse rossa.

Anna tiene gli occhi chiusi e sorride.

Edo apre il palmo della mano e una luce fuoriesce, ad illuminare il volto di Anna.

EDO: Anna, ti ricordi di quel giorno che ti chiesi di leggermi la mano? E tu ridevi, e dicevi che io avrei fatto un lungo viaggio? Ti ricordi Anna che ti chiesi dove era la linea del destino? E tu guardasti con un’aria competente, mi muovevi la mano, verso la luce, e dicevi che la mia linea del destino sembrava finire altrove. Ridevi di questo, mi guardavi il palmo, poi mi giravi la mano sul dorso: dicevi che la mia linea del destino continuava sul dorso come se andasse a finire in un altro mondo.

Anna apre gli occhi, si alza lentamente e si volta verso Edo, lo osserva, illuminata dalla luce fioca che fuoriesce dal palmo della mano di Edo. E allora anche Anna apre il palmo della mano e una luce fuoriesce, ad illuminare il volto di Edo.

ANNA: Sì che me lo ricordo Edo. Era vero che la linea del tuo destino nella tua mano girava da un’altra parte: la linea del tuo destino usciva e arrivava altrove.

EDO: Ci ha mai pensato, Anna? Se ognuno di noi avesse più destini? E se i destini si potessero scegliere?

Edo e Anna ballano al suono della canzone d’amore, poi lentamente Edo sparisce tra le quinte. La lieve brezza si placa. Poi la musica sfuma.

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Edo appare dietro le librerie, con la benda rossa sugli occhi.

Anna continua a dare le spalle, anche a Edo.

ANNA: Sai una cosa Edo? Ho ricordato tutto, per anni, giorno dopo giorno … tu avevi il viso di chi corre verso un destino diverso da quello che aveva sognato.

Anna si gira e calcia debolmente il pallone.

Edo “stoppa” istintivamente il pallone, pur non potendolo vedere.

EDO: Poi un giorno si è fermato tutto.

ANNA: Neppure il rubinetto del bagno riusciva a lasciar scendere l’acqua.

EDO: Il tuo viso, Anna, che sapevo leggere ancora meglio del mio, era diventato gracile, smarrito, e non sapeva più capirmi. Pensai che la morte fosse quella, Anna.

ANNA: Anch’io pensai che la morte fosse quella, Edo.

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Edo prende il pallone in mano, si gira e attraversa la scena verso il letto, dove “Anna” giace immobile.

Margherita sparisce dietro le quinte trasparenti.

EDO (alla donna immobile sul letto): E’ venuto il dottore, Anna, lo ricordi? O chissà magari non puoi ricordarlo, Anna! Magari sono io che ho ricordato tutto di te in questi anni, ho pensato la nostra vita come fosse solo la tua. Sono io che ho vissuto con nostra figlia, mentre tu per ventitré anni sei rimasta in un letto di ospedale. Sei tu che hai perso la capacità di guardarci e di vederci.

Edo si siede sul letto. E accarezza dolcemente la donna inerme.

Anna attraversa la scena e va dietro la libreria.

EDO (alla donna immobile sul letto): E chi può dire Anna come siano andate le cose? Nelle nostre vite non ci trovavamo più, ma quale è stata la tua vita in tutti questi anni? Dove sei stata davvero? Qui davanti a me, con quegli occhi chiusi, e il suono di quella macchina che ti aiuta a respirare? O dietro la nostra libreria? E se tu eri dietro la libreria, io ero davvero perduto nel vuoto della mia memoria?

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From → spettacoli

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