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Crimini tra Amici – rassegna stampa

marzo 3, 2013

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Il Teatro Studio Uno di Roma prosegue il suo “progetto residenze” dando spazio e visibilità alle giovani compagnie indipendenti della scena off, privilegiando la drammaturgia contemporanea e la sperimentazione.
E la giovane compagnia “Play for food” diretta da Massimiliano Vado, porta in scena una commedia black davvero insolita. Infatti i quattro protagonisti, coinquilini dottorandi che condividono la casa e le idee politiche, si trovano a cena con un ospite inaspettato che si rivela particolarmente ostico per via delle sue idee razziste e intransigenti. La comune reazione di disapprovazione va trasformandosi in disgusto e disprezzo, fino all’estrema risposta all’aggressione che sfocia nella rabbia violenta.
L’episodio, che scuote in maniera differente le coscienze di ognuno di loro, crea un legame di complicità velato dalla giustificazione di essere investiti dalla paradossale missione di colpire l’intolleranza con l’assenza totale di tolleranza. Quasi senza rendersene conto sperimentano e danno sfogo a un impulso tutto umano fino ad allora aspramente criticato, che li porta a dare sfogo alla violenza, gratuita, insensata, incosciente, folle, perché mascherata da ideologia.
La figura del politicante affabulatore incarna l’ennesimo paradosso di questo insolito e interessante testo che evidenzia le complessità e le incoerenze di chi segue un’ideologia in una realtà che manca di princìpi e di punti di riferimento sani e saldi. Proprio lui infatti, invitato all’estremo banchetto dai giovani protagonisti ormai logorati da sensi di colpa, manie di onnipotenza o semplicemente perdita di senno, li scuoterà dalla spirale di violenza e sarà risparmiato. Ma è ormai tardi per sforzarsi di compiere un gesto critico di razionalizzazione.
Molto ben riuscita questa messa in scena si avvale anche dell’interpretazione istrionica del regista che propone al pubblico perplesso un quanto mai apprezzato e utile scuotimento dalle abitudini.

Valentina Carrabino per teatroteatro.it
http://www.teatroteatro.it/recensioni_dettaglio.aspx?prvz=2&uart=3768&at=2

Il Crimine è Bello solo se condiviso

Da qualche giorno – e ancora per un po’ dato il grande successo riscosso! – la compagnia “Play for Food” mette in scena Crimini tra Amici. In un piccolo teatro di periferia, quattro amici – in realtà bravissimi attori professionisti – decidono di mettersi in discussione, di scrollarsi di dosso l’accidiosa routine benpensante e moderata e portano a tavola, oltre al cous cous, anche una domanda poco digeribile: Cosa fareste se aveste difronte un giovanissimo dittatore, che ancora non sa di esserlo? Se aveste la possibilità di sventare un genocidio, lo uccidereste? Oppure no?

G. Doré

Sullo sfondo delle loro riflessioni, intanto, incalza la campagna elettorale. Un politico corrotto e corruttore bercia alla folla, infilza gli ascoltatori uno per uno ai suoi slogan demagogici e fa parlare di sé… Non ha ancora scatenato nessuna guerra mondiale, non è colpevole di nessun genocidio – ma è già il nemico giurato dei quattro amici, tutti neolaureati, studenti liberali, progressisti, moderati e democratici. Che non hanno ancora cambiato il mondo.
La pièce, uscita negli Stati Uniti col nome di Last Supper e con lo stesso titolo trasposta varie volte al cinema, gode di un indiscutibile pregio: quello di suscitare nel giro di un’ora il maggior numero di questioni morali, di pruderie borghesi e di allarmi per infrazione di tabù dai tempi della tragedia greca; senza scomodare i tragici destini di Edipo o della Medea, e nemmeno dello shakespeariano Riccardo III, agli spettatori viene somministrato un test che – con licenza dei grandi classici! – li racchiude un po’ tutti: Chi può dire di poter spingere fino alle estreme conseguenze le proprie convinzioni, i propri ideali?

G. Doré - Le Petit Poucet

Gli interpreti, che hanno riscritto in parte la pièce per adattarla ai giorni nostri, forbendo il testo di sagaci riferimenti all’attualità, si sono incaricati di infrangere il tabù dell’omicidio preterintenzionale con garbo e convinzione: tra il pubblico si registrano piccole risate isteriche, c’è chi non regge la pressione e abbandona la sala, ma in genere la rappresentazione fluisce piacevolmente, tra un avvelenamento e l’altro, perché quando il pericolo di morire è così vicino da sedere alla tua tavola non puoi mai dirti completamente estraneo alla paura. E veder rappresentata la paura è una delle cose più gustose che conosciamo.
Questo terrore perturbante anima la metamorfosi degli occhi di Grimilde in quelli della strega cattiva, che porge una mela avvelenata all’ingenua Biancaneve; in una delle versioni della fiaba popolare, la strega non esiste, e le forze antitetiche sono incarnate da una sorella, Rosarossa, vale a dire che non sempre la polarità vuole un protagonista “buono” ostacolato da un antagonista “cattivo”: per questo, i Crimini di questa messinscena avvengono tra Amici, cioè nel cuore di rapporti fraterni.
Sempre i fratelli Grimm – che sapevano quanto ambiguo fosse il nostro rapporto col cibo, la sua distruzione è il nostro nutrimento, l’inevitabile esito fecale – raccontano della Casetta di Marzapane [Märzipan, “pane” delle “favole”] nella quale finiscono intrappolati i ragazzini che mangiano senza criterio, Hansel e Gretel. Ed è sempre un Grim, ma stavolta è il Reaper dell’iconografia medievale, che si presenta a cena senza invito in un episodio del Monty Python’s Flying Circus: i coniugi si trovano in estremo imbarazzo, ma la Morte insiste e si vedono costretti a farle posto a tavola tra gli ospiti.

Morphoermeneutica blog
http://morphetic.wordpress.com/2013/02/21/crimini-tra-amici/

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Ideologico e di forte impatto, il testo teatrale di Crimini tra amici di Massimiliano Vado ha arricchito il cartellone del Teatro Studio Uno con una black-commedy  incisiva e terribilmente realistica sul male nascosto nella nostra società, quel male che serpeggia persino in un gruppo affiatato di amici e che chiamiamo “estremismo”. Sulla scena quattro giovani universitari, di diversa etnia e credo religioso, che si confrontano coi temi della storia e della politica. L’arrivo di un ospite, un poliziotto violento e dalle idee razziste e omofobe, porta ad una colluttazione in cui l’uomo viene ucciso. I quattro ragazzi, pur sentendosi colpevoli, decidono di coprire l’omicidio e arrivano a giustificarlo come un atto di difesa, e successivamente come un primo passo per una giustizia fai da te contro coloro che  manifesteranno idee estreme senza riuscire a cambiare il proprio modo di pensare. Si susseguono così altre morti di altri ospiti, fino ad un tragico epilogo. È apprezzabile e originale la scelta di abbandonare il palcoscenico classico per piazzare al centro del teatro il tavolo intorno al quale si svolgono i diversi omicidi, e che viene apparecchiato e sparecchiato ad ogni abbassamento di luci, passando da una cena e da un omicidio all’altro. Gli spettatori, posti ai lati lunghi del tavolo possono cogliere da due visuali diverse l’evolvere delle vicende, osservando da vicino gesti ed espressioni degli attori, la cui interpretazione è intensa e attenta a non scendere nel cliché. Intelligente la scelta di proiettare sul televisore della cucina, le immagini di un fantomatico politico conservatore cattolico che recita i suoi messaggi elettorali ideologici ed estremi, idee avversate dai quattro ragazzi, ma fortemente evocative dell’odierno e malsano clima da campagna elettorale: in tal modo l’intero spettacolo diventa più realistico ed il pubblico è portato a riflettere su quegli estremismi del linguaggio politico che dominano anche la nostra vita. Infatti, è proprio intorno al concetto di “estremismo” che ruota l’intera vicenda. L’estremismo è rappresentato dalle idee del politico urlate in tv, così come dalle opinioni di tutti gli ospiti che, per convinzioni religiose, politiche, socio-culturali arrivano a quel tavolo e finiscono uccisi per il solo fatto di aver espresso idee non conformi al buonsenso dei ragazzi. L’estremismo alberga però anche nei quattro giovani che diventano gli arbitri di ciò che è giusto e sbagliato. Ma questo estremismo che non ascolta nessun interlocutore, e che uccide chi dissente è ugualmente sbagliato e non paga. Lo spettatore lo capisce pian piano ed assiste attonito, ed un po’ dispiaciuto, alla disfatta morale di questi quattro giovani che, incolpati di non saper fare niente per cambiare il mondo, tentano di rimediare malamente, abbandonano il confronto con gli altri e sconfinano in una violenza cieca e insensata, dando atto a tutti quegli atti estremi che sentivano il dovere di combattere ed eliminare per il bene di tutti.

Antonio Mazzuca per gufetto.it
http://www.gufetto.it/teatro/teatro-recensioni/2389-crimini-tra-amiciteatro-studio-uno-roma.html

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