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Eleuterio e Sempre mia

gennaio 15, 2014

Serata di beneficenza organizzata dall’Ordine degli avvocati di Roma
Michela Andreozzi e Massimiliano Vado interpretano
“ELEUTERIO E SEMPRE MIA”
di Paolo Stoppa e Rina Morelli
accompagnamento musicale dell’Orchesta Cocò

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SEMPRE MIA

Roma Trastevere, 30 Maggio 67
Caro Eleuterio,
la casa che mi vide in fasce oggi mi vede in lacrime. Il nostro bisticcio di ieri mi ha profondamente delusa, così come mi  deluse Claudio Villa quando lo vidi in persona: in televisione sembrava bassino, da vicino invece sembra seduto anche quando sta in piedi.
Soffia un po’ di vento, Eleuterio, e io penso, che il soffio del vento, non è che un phon per le chiome degli alberi…
E penso anche che bisogna essere cretini  come te per bisticciare a causa di un libro di Pirandello.
Sempre Tua.

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ELEUTERIO

Roma Parioli, 31 Maggio 67
Inenarrabile Sempre Mia,
la casa che ti vide in fasce, e che ora ti vede il lacrime, sta molto peggio di me, perché ti vede. A proposito di vedere, hai fatto benissimo a tornare da tua madre, guardala e sfogati. A te piacciono i filn dell’orrore.
Sarò anche un cretino ma sono pronto a litigare di nuovo per un autore come Pirandello, che vuoi, imprevedibile Sempre Mia, ci sono testi che colpiscono, e il Pirandello che mi hai tirato, mi ha colpito proprio qui, un centimetro sopra l’arcata sopracciliare destra.
Ciao.
Poscritto: ieri ho visto un interessante documentario sul tricheco, da quando in qua tua madre si è data alla televisione?
Eleutreio.

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SEMPRE MIA

Roma Trastevere, 1 Giugno 67
Caro Eleuterio,
“gatto”… l’accrescitivo “gattone” potrebbe suonare alle tue orecchie come un vezzegiativo ed io accrescendo non vezzeggio. Mia madre è scesa per comprare un pollo: ha voluto una tua fotografia da mostrare al pollivendolo. Vuole che veda come sono fatti i veri ruspanti.
Il primo libro che mi regalasti è lì, sull’austera libreria inglese, e io penso che una libreria inglese, in fondo, è solo una cristalliera italiana che ha studiato a Oxford.
Mi scuso per il Pirandello, ma la Divina Commedia illustrata dal Dorè… era troppo in alto.
Sempre tua.

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ELEUTERIO

Roma Parioli, 2 Giugno 67
Cara Sempre Mia
strano come il vuoto assoluto possa riempire una casa. Ora tu non ci sei, e la casa è vuota. Mi manchi. Quando non ci sei mi sento un uomo di media intelligenza. Mentre quando sei qui e parli, parli come sai parlare tu, io non posso fare a meno di guardare con superiorità il ritratto di Einstein e sussurrargli un democratico “ciao caro”.
Torna, anche perché da qualche giorno non vedo più la moquette del salotto. Non mi ricordo più neanche perché abbiamo litigato.
Ciao.
Poscritto: la portinaia ha ritrovato la moquette, era sotto le cicche.
Eleuterio

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SEMPRE MIA

Roma Parioli, 2 Giugno 67
Caro Eleuterio,
Micione. Sono di nuovo qui, nella casa anche tua che sarebbe come a dire, nostra. Al cinema sotto casa danno un film con Sean Connery, e io penso che 007 è solo  un Luttazzi con uno 0 e un 7 in più.
Ho portato il ritratto di Einstain in cantina, e penso che la cantina è solo un superattico per speleologi.  Tu non ricordi perché abbiamo litigato, ma io si.
Eravamo in soggiorno,  dopo colazione, e….

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(SI AVVICINANO CON DUE GIORNALI IN MANO)

S – Eleuterio, scusa se ti disturbo mentre leggi il giornale, ma io avrei pensato una cosa.

E – No! E’ incredibile, hai pensato? E che cosa sei riuscita a pensare?

S – Avrei pensato di invitare mia madre a cena.

E – E l’avevo detto io, un pensiero balorodo!

S – Cosa intendi dire Eleuterio, ti dispiace se invito mia madre a cena?

E – No, anzi, mi fa piacere la mammina a cena, e dico, come stiamo a stricnina.

S – Non cominciare con mia madre, che cosa ti ha fatto quella povera donna?

E – Mi ha fatto genero! E per di più suo! Ti basta?

S – Insomma, sembra che ti secchi avermi sposato! Se sei pentito…

E – No, no no no…. non sono affatto pentito. Sotto un certo aspetto, avere sposato una donna come te, con una madre come la tua… m’ha fatto bene.

S – Dici sul serio?

E – Certo, con una moglie come te e una suocera come tua madre, che cosa mi può turbare ancora nella vita? La bomba atomica, l’alluvione, il terremoto? No, no non sono pentito. Grazie a voi due, vedo le grandi sciagure come piccole cose, come sciocchezzuole, le guardo con occhio divertito e con animo ottimista. E perché? Perché invitiamo tua madre a cena?

S – Poverina, perché non ha il televisore…

E – Vigliacca! Non osa nemmeno affrontare la vita nei suoi lati peggiori.

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S – E siccome stasera danno “La Giara” di Pirandello,  mamma desidera vederla, così…

E –  E per questo la invitiamo a cena? Ma scusa non era molto più semplice prestarle il libro? Guarda, eccolo qua.

S – Ma il libro si legge, non si “vede”!

E – Ma come faccio, ma come si può parlare in questa maniera, che discorsi sono questi?! Ma che male ho fatto io? Io lavoro, io pago le tasse – con la mora ma le pago – do del lei ai vigili urbani, quando guido sta sempre a destra, faccio il tifo per la Lazio, a parte la Lazio, cosa ho fatto per essere punito a questo modo?  (pausa) E quando comincia “la festa”?

S – Mangeremo come sempre, verso le nove. La mamma verrà alle quattro. E’ sempre bene arrivare qualche minuto prima.

E – Si si si si…

S – Eleuterio, che cos’è la giara?

E – Hai visto mai tua madre con le mani sui fianchi?

S – Non ho capito bene ma credo che tu abbia insultato mia madre.

E – Casomai ho insultato la giara! E che cosa offriamo alla delicata vegliarda?

S – Ho comprato l’agnello.

E – E per noi? Io dico, un agnello, per grande che possa essere sempre agnello è. Basterà appena appena per sfamare la delicata settantenne!

S – Ma cosa vuoi insinuare? Che mia madre mangia da sola un agnello arrosto?!

E – Ma anche crudo se lo mangia! E se proprio lo vuoi fare arrosto, facci anche il contorno delle patate, che alla mammina piacciono tanto..

S – Si si, lo so lo so, sono già andata a comprare le patate, si si…

E – Tu?

S – Si, certo, io io.

E – Non credevo davvero che tu fossi capace di portare un peso di un quintale sulle spalle.

S – Eleuterio, mia madre non mangia tante patate, è una donna normale!
E – Non direi, il gatto l’ultima volta che l’ha vista, s’è strappato i baffi per distinguersi!

S – Eleuterio, se non smetti di insultare mia madre io torno da lei!

E – Molto bene, sono le tre e mezzo, fai appena in tempo, vai!

S – E poi mia madre non ha i baffi… ha solo una leggera peluria. La donna baffuta è sempre piaciuta.

E – Si, al Grande Barnum! E io non lo sono, io non sono il proprietario di un circo!

S – Basta!  Io non ne posso più, io torno da mia madre!

E – Benissimo! Portale La Giara!

S – La Giara? Tienila! (gliela dà in testa)

(AL PUBBLICO)

S – Ricordo perfettamente del nostro bisticcio, ma quando tornerai, farò come se niente fosse successo.

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E – Ciao…

S – Ciao Eleuterio. Ho invitato a cena mia madre, ti dispiace? Sai, stasera replicano La Giara!

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