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dal set al blog (Centovetrine’ s style)

gennaio 20, 2014

centovetrine cecilia arresta zeno come finisce

Zeno e Cecilia. Lo chalet, la piscina, l’appartamento bianco, il Blue Valentine, la boxe, il bar Monti, lo studio di Villa Castelli, la pistola, l’amore. Sono quattro anni che ci accompagnano, si lasciano, finiscono in carcere (lui), hanno altre storie discutibili (lei). Poi tornano.

Le ANTICIPAZIONI della prossima settimana annunciano momenti di quelli cult per Cecilia, e Zeno. Si arriva alla verità, quella dei fatti e quella dei sentimenti. Si affronta il passato, che c’è e non si può ignorare, e il futuro, che non ci sarà (per ora) ma finisce che ci pensi lo stesso, a come poteva essere se…

Per questo oggi Linda Collini e Massimiliano Vado scrivono – sì, il post è proprio loro, io sparisco tra un attimo – il secondo appuntamento della rubrica “Dal set al blog”, inaugurata lunedì scorso da Michele D’Anca (se ve lo siete persi, il post è QUI). Commentano le scene che vedremo in questi giorni, raccontano come le hanno preparate e interpretate, rispondono all’eterna inespressa domanda dei fan: “Ma quel giorno sul set… com’è stato girarle?”.

A loro la parola, e parecchia gratitudine. Non solo per questo pezzo. Perché se li dobbiamo salutare, è giusto farlo così, ringraziando per tutto quello che hanno dato a Centovetrine. E a noi.

LINDA COLLINI E MAX VADO
COMMENTANO LE ANTICIPAZIONI
DELLA SETTIMANA
e RACCONTANO IL DIETRO LE QUINTE DI CECILIA E ZENO

—> Le scene: I complici di Frida minacciano Zeno e lo costringono a fare un altro colpo con loro. Zeno non partecipa al “colpo” con Frida, ma non resta per il matrimonio e decide di fuggire in aereo. Cecilia riesce comunque a sgominare la banda e chiede a Damiano di testimoniare contro suo fratello.


Scrive Linda Collini (CECILIA): Siamo arrivati all’epilogo della nostra storia, un epilogo amaro di una trama non semplice che ha legato i personaggi di Cecilia e Zeno da quando lui è tornato nella vita di lei. Dopo l’incontro al Bue Valentine, dopo quel solito, inconfondibile, sussurrato ‘Ciao’ in molti hanno sperato in un lieto fine per i due e invece..

Dalla scoperta del coinvolgimento di Zeno nel traffico d’oro e nella vicenda di Oriana la sfida per Cecilia è stata quella di seppellire la delusione e il dolore al fine di poter portare a termine il proprio lavoro ma soprattutto è stata quella di seppellire il proprio sentimento, il proprio amore per Zeno perchè quando questo riemerge è forte e fa troppo male.

Sfida difficile per una donna che ha fatto del suo amore un baluardo da scagliare contro chiunque si potesse frapporre fra loro, una donna che non ha esitato a puntare la pistola contro il cognato pur di salvare il proprio uomo..quello stesso che l’ha delusa ancora, purtroppo.

Per Linda lo scopo è stato quello di portare avanti questo doppio piano emotivo, quando le scene lo hanno permesso; freddezza, determinazione nelle scene con Damiano, unico vero alleato in tutta questa storia e nelle scene del commissariato (perchè Cecilia non può e non deve mollare adesso, lo deve a se stessa) e amore vero che diventa però maschera della delusione nelle scene con Zeno, dove non mancano sguardi pieni di rimpianti per ciò che poteva essere (perchè il vissuto tra i due c’è, urla, stride e non può essere ignorato).


Scrive Massimiliano Vado (ZENO): ” Siamo qui, immagino, per capire come finirà questa trama, nemmeno troppo semplice, che vede coinvolto il personaggio di Zeno (ma da qui in avanti spesso userò la prima persona per parlarne, come se io fossi lui, per semplicità) nelle trame poliziesche di una Cecilia sempre più disorientata.

Mica facile la sfida: conservare alto il coinvolgimento amoroso e nello stesso tempo staccare un rigurgito di malavita per accompagnare il distacco emotivo. Due binari differenti: amore e passione da una parte, disprezzo e risentimento dall’altra; dire la verità ma mentire, voler bene ma nascondersi, esserci ma scappare. Con in mezzo Damiano, che comunque, conoscendomi, immagina e sa tutto. Un ex poliziotto che non perde il vizio di guardare dentro chi gli sta accanto. Postura, faccia, sentimenti diversi messi in moto a seconda delle scene; sapere dove si vuole arrivare in entrambe le situazioni ed in entrambe perdersi irrimediabilmente. Una predisposizione al caos.

Decido di avere una faccia diversa davanti ai malviventi che mi ricattano e di togliere quasi tutte le battute che evidenziano la minaccia di fare del male a Cecilia nel caso non stessi ai loro giochi, alterare la voce, rendere tutto più insincero, roboante, finto, come se mi stessi negando. Zeno è un duro, viene dalla povertà e dal carcere, non si giustifica, piuttosto soffre in silenzio. Mentre nelle scene con Linda, cambio: gli indurimenti lasciano intravvedere attimi di sincerità, vera quanto malata, diversa da quella vista negli anni precedenti. approfitto di abbracci, sguardi o piccole chiusure per infilare delle incrinature nella maschera, delle crepe nella muraglia.

Il lavoro con Linda diventa un intreccio di cose vere e bugie a fin di bene, di sincerità e menzogna. Serve una concentrazione particolare ad ogni scena per ricordarsi: a che punto si è della trama (perché ovviamente non giriamo in sequenza, ma rispettando altre logiche poduttive), cosa sta avvenendo fuori e dentro i personaggi, ogni volta ricordarsi a vicenda quello che già sappiamo (“a questo punto tu sai che Oriana è stata assassinata e Ivan pensa che sia stato io”, “a questo punto tu sai che io non ho ucciso nessuno ma mi stai odiando”..) e quello che ancora non sappiamo.

Il rito è sempre lo stesso. Poco prima del ciak cala il silenzio, ognuno ripesca dentro il dolore del personaggio e dopo qualche secondo ci guardiamo con occhi diversi; è tutto provato, i movimenti nostri e delle macchine da presa sono concordati così come le battute, ma ogni tanto scappa qualcosa da dentro e la scena diventa qualcosa di unico e personale. E se il partner non c’è, come nella scena dell’aereo, si immagina, si tira fuori da dentro anche la sua presenza, per delineare meglio quale direzione prende ogni sguardo, ogni parola.

Questo parallelismo emozionale è difficile, non impossibile, ma quando ci è stato chiesto abbiamo sollevato molte perplessità, sia perché significava voler distruggere per sempre la storia tra Cecilia e Zeno, soffocando ogni possibile ritorno, che perché non c’erano le basi per un distacco totale.


—> La scena: Zeno, a sorpresa, si ripresenta da Cecilia, che è in abito da sposa. Zeno viene arrestato e racconta tutta la verità sulla morte di Oriana.

Scrive Linda Collini (CECILIA): “Il doppio piano emozionale confluisce nell’unico stato di amaro risentimento quando la retata è conclusa, i ‘giochi’ sono finiti ma Zeno non c’è, è scappato e la resa dei conti non può esserci.

Ma l’amore di Cecilia non è morto; nella scena con Damiano dove lei chiede se Zeno nell’ultima telefonata prima di scappare abbia chiesto di lei c’è la speranza di una donna che cerca l’ ultima redenzione per il suo amore. ‘Lui non ha chiesto di me, non ha chiesto di me..allora è vero che non si può cambiare, è vero che non è cambiato, che non è cambiato per me…’ e la delusione cresce perchè il momento del confronto tanto aspettato e temuto allo stesso tempo è stato negato. Invece no…

Al momento di girare la scena con l’ abito da sposa sul set palpitava una certa tensione, sapevamo che quella sarebbe stata l’effettiva ultima scena della storia tra Cecilia e Zeno…dopo quell’incontro tutto sarebbe cambiato tra loro, giù le maschere, adesso dovevano guardarsi negli occhi senza dover nascondere niente.

Prima di guardarmi allo specchio ho chiuso gli occhi, ho raccolto tutto l’amore che quell’abito rappresentava e l’ho trasformato in rimpianto per il sogno infranto. Alla vista di lui il rimpianto è montato in stupore, gioia per il suo ritorno e rabbia per tutto quello che aveva fatto, fino all’arresto tanto paradossale quanto purtroppo reale.

Alla notizia che avremmo dovuto girare questa scena c’è stata la consapevolezza che forse sarebbe stato un punto di non ritorno per la storia dei nostri personaggi e abbiamo cercato di concentrare anni di storia negli sguardi aldilà delle parole, nelle lacrime e nei gesti senza enfatizzare mettendoci quel qualcosa in più di non scritto che ha portato la scena dove doveva arrivare.


Scrive Massimiliano Vado (ZENO): ” Non ci aspettavamo neanche noi di dover interpretare due personaggi capaci di uccidere quello che provano. Zeno è ricattato ma non parla quando ne ha l’occasione, anzi dice il contrario e diventa detestabile, e Cecilia sa ma aspetta.  Soprattutto aspetta di arrestare Zeno nel più inaspettato dei modi.

Era previsto che l’arresto avvenisse in chiesa, poco prima del matrimonio, ma la soluzione è parsa da subito poco credibile, allora gli autori hanno pensato una tra le scene più difficili da realizzare per concretizzare la fine della trama. Ovviamente, come da tradizione, ho voluto vedere il vestito della sposa solo nel momento in cui il personaggio l’avrebbe visto per la prima volta, così da intensificare il senso di disagio e fallimento, lo sguardo di nostalgia per quello che poteva essere.

E l’amore? Come lo facciamo vivere? C’è o lo abbiamo già ammazzato? Tentiamo di dare una nostra visione della cosa, di dipingere l’essere ormai disillusi o rassegnati al proprio destino senza troppo ribellarsi. Non c’è bisogno di esplosioni o scene eccessivamente drammatiche. Io, Cecilia e Damiano siamo comunque persone con una dignità non infranta. Il resto sono interrogatori, sala colloqui del commissariato, manette e scomparsa del personaggio prima ancora che si sapesse cosa realmente era accaduto. La rinuncia alla vita libera, per scelta, merita almeno il silenzio.

Ma una frase dovevo dirla, sia per tentare la salvezza del mio personaggio che per mettere definitivamente in crisi qualsiasi storia nascente: ho chiesto io stesso di aggiungere un’ultima scena, un addio con una richiesta flebile, quasi sussurrata. Non potevo restare zitto del tutto. Non stavolta.


fonte: http://100vetrine.iobloggo.com/14204/dal-set-al-blog-linda-collini-e-max-vado-commentano-le-anticipazioni-di-cecilia-e-zeno

 

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