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11 nuove fantastiche domande agli occupanti del fu Teatro Valle

febbraio 13, 2014

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per quanto nessuno abbia avuto la compiacenza di volere, o sapere, rispondere alle domande che, prima io e poi i maggiori quotidiani italiani, abbiamo posto agli occupanti, a proposito dell’occupazione illegale del Teatro Valle, pervicacemente aggiorno la mia posizione, ragionando nuove semplici domande:

– come e quanto è stato pagato il notaio Gennaro Mariconda per costituire, presso il suo studio la Fondazione Teatro Valle? e che fine faranno adesso i soldi della Fondazione?
– non si era accorto, il suddetto notaio che nella richiesta c’erano difetti di presupposti, vizi di forma e una base di illegalità, completata dalla totale mancanza dei requisiti richiesti dalla legge?
– se il difetto di presupposti è così palese, come pretendeva lo sponsor primo di questa iniziativa, di avere la credibilità per diventare addirittura presidente della Repubblica?
– perché l’assessore alla cultura del comune di Roma, Flavia Barca, non riesce neanche a prendere una posizione sull’argomento, facendosi scivolare addosso, con incredibile passività, ogni critica motivata?
– perché la prima ed unica risposta ufficiale al mancato riconoscimento viene da un presunto politico, appartenente al fantomatico movimento Cantiere democratico, e non da uno degli occupanti?
– perché l’ex sindaco Alemanno si dice soddisfatto della decisione pur non avendo mosso un dito quando avrebbe potuto?
– cosa aspetta la Corte dei Conti per conteggiare il danno erariale provocato dalle utenze non pagate, le spettanze contributive non pagate e i mancati introiti, oltre ai danni materiali provocati da tre anni di occupazione?
– perché gli occupanti hanno prima scritto: «comunque non ci fermeranno, andremo avanti con il nostro progetto» e poi hanno annunciato una rassegna cinematografica? cosa hanno intenzione di fare? trasformare l’ennesimo teatro in cinema? questo è il progetto?
– se la scelta della Fondazione non avrebbe comunque legittimato la palese occupazione illegale, non è forse vero che questo tentativo serviva solo ad ottenere ulteriori introiti?
– perché dagli occupanti è stato annunciato un “blitz della Digos” quando in realtà era solo un impiegato della Siae che voleva raccogliere informazioni?
– quando ve ne andate?

NEWS_108238postilla, indispensabile per me, pleonastica per gli osservatori:
la tecnica ormai dichiarata, dato che non si è mai comunque capaci di rispondere a domande legittime e critiche, è quella dell’attacco personale;
questo comportamento denuncia con limpidità la cattiva fede degli occupanti e la loro mancanza di professionalità, sia perché evidentemente gli ideali dei primi giorni hanno lasciato spazio agli interessi personali, che perché inventare cose non vere per macchiare il curriculum dei detrattori richiede minor tempo e sforzo mentale.
a causa di questa modalità, evidentemente suggerita, leggo su di me qualsiasi nefandezza.
me ne sono fatto una ragione.

e aggiungo la Voce nel Deserto:
“Tutti i giorni io sento parlare di crisi del teatro e penso che il male non è davanti ai nostri occhi, ma nella parte più buia della sua essenza; non è un male fiorito adesso ma ha radici profonde e, insomma, è un male di organizzazione. Finchè attori e autori resteranno in mano d’imprese assolutamente commerciali, senza valore letterario o controllo statale di nessuna specie, imprese digiune di ogni criterio e senza alcuna garanzia, attori, autori e il teatro intero sprofonderanno ogni giorno di più, senza possibilità di salvezza.
Un teatro che non raccoglie il palpito sociale, il palpito storico, il dramma delle sue genti e il colore genuino del suo paesaggio e del suo spirito, col riso o col pianto, non ha diritto di chiamarsi teatro ma sala da giuoco o luogo per fare quella orribile cosa che si chiama “uccidere il tempo”. Non mi riferisco a nessuno nè voglio ferire nessuno; non parlo della realtà viva, ma di un problema senza soluzione. Anni fa ho visto fischiare Debussy e Ravel e poi ho assistito alle clamorose ovazioni che un pubblico popolare faceva alle opere rifiutate poco prima. Questi autori furono imposti da un altro criterio di autorità, come Wedekind in Germania e Pirandello in Italia e tanti altri. Arte soprattutto, arte nobilissima; e voi, cari attori, artisti soprattutto, dato che per amore e per vocazione siete entrati nel mondo finto e doloroso delle scene.
Artisti per professione e per amore.
Dal teatro più modesto al più bello si deve scrivere la parola Arte sulle sale, sui camerini, perchè sennò dovremmo scrivere la parola commercio o qualche altra che non so dire.
E gerarchia, disciplina, e sacrificio, e amore.
Non voglio farvi una lezione, perchè mi trovo nella condizione di prenderla. Le mie parole sono dettate dall’entusiasmo e dalla certezza. Non sono un illuso. Ho pensato molto e freddamente a ciò che penso e, da buon Andaluso, ho il segreto della freddezza perchè ho un sangue antico. So che la verità non la possiede chi dice “oggi, oggi, oggi”, con gli occhi fissi alle piccole fauci del botteghino, ma colui che dice “domani, domani, domani”, e sente arrivare la nuova vita palpitante sul mondo.”
(Federico Garcia Lorca, 1922)

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