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il Valle occupato e la questione del Bene comune

settembre 17, 2014

teatro-valle-occupato1

l’inutile susseguirsi, mese dopo mese, della dicitura “bene comune” applicata ed appiccicata ad ogni concetto astratto e ad ogni presa di posizione forzatamente democratica, ne ha svalutato sensibilmente ogni significato.
mi trovo, perciò, costretto a risensibilizzare me stesso (e chiunque abbia l’ardire di leggermi) nei confronti di una unità di misura che ha perso qualsiasi riferimento.
per BENE COMUNE si intende uno specifico bene condiviso, filosoficamente, eticamente, politicamente e legalmente, da una comunità; l’acqua è un bene comune, necessario e indispensabile, il teatro no.
è di tutti ma non è per tutti.
lo si sceglie, lo si cura, gli si vuole bene di comune accordo.
sin dall’antichità, quando i teatri erano lontani dagli agglomerati abitati e si doveva camminare per ore per raggiungerli. si ascoltava, si imparava, ci si confrontava e si tornava a casa con qualcosa in più nella testa, ma non era (e non è) propedeutico all’esistenza, semmai all’esistenza civile.
il teatro è un benefit, non un bene comune; fa parte del sapere comune, non aiuta a respirare ma a respirare meglio; aumenta la consapevolezza comune, mentre definirlo bene comune lo svaluta e ne svilisce la missione.
per cui, appare chiaro e manifesto che chi lo definisce, non capendone il meccanismo principale, bene comune o non è mai stato a teatro e quindi arricchisce la lunga schiera dei vorreimanonposso, oppure semplicemente si approfitta di una indignazione popolare abbastanza diffusa per cavalcare ignobilmente interessi personali.
il teatro Valle non solo non era bene comune quando occupato perchè era teatro perfettamente funzionante prima dell’occupazione, ma sprofondando nella mala gestione dei comunardi è diventato bene in pericolo.
chiunque si sia schierato, anche solo momentaneamente ma consapevolmente, con quei buontemponi che hanno deciso di occuparlo, alla ricerca di un potere decisionale che colmasse la loro mancanza di talento, è assiomaticamente in cattiva fede, ha fatto il male comune del teatro, ha collaborato alla sua distruzione e al suo disgiungimento dall’uso comune.

per fortuna, ora, il teatro è stato liberato con abile mossa politicamente anche troppo tollerante e s’avvia ad avere un destino, si spera, più da ricchezza e cognizione comune.
com’è triste l’arroganza.

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