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FAUST e MEFISTOFELE

ottobre 22, 2014

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Johann Wolfgang GOETHE: Faust

Prologo in cielo
Mefistofele (Massimiliano Vado)
Poiché, o Signore, ti avvicini ancora una volta e chiedi come stanno le cose nostre, e di solito un tempo mi vedevi volentieri, ecco che scorgi anche me fra il tuo seguito. Perdonami, io non sono capace di fare discorsi solenni, dovessi anche attirarmi lo scherno di tutto il corteggio; il mio pathos provocherebbe di certo il tuo riso, se non ti fossi disabituato dal ridere. Io non so parlare del sole e dei mondi; io vedo soltanto come gli uomini si tormentano. Il piccolo dio del mondo resta sempre lo stesso, bizzarro come il primo giorno. Egli vivrebbe un po’ meglio se tu non gli avessi dato il riflesso della luce celeste, ch’egli chiama ragione e usa soltanto per essere più bestia di ogni bestia. Mi sembra, col permesso di Vostra Grazia, una di quelle cicale dalle lunghe zampe che volan sempre e volando saltano e appena nell’erba ricantano la loro vecchia canzoncina. E meno male, se se ne stesse quieto nell’erba! È che in ogni lordume va a ficcare il naso.

Signore (Giovanni Scifoni)
Non hai altro da dirmi? Vieni soltanto per accusare? Non c’è mai nulla in terra che ti vada bene?

Mefistofele
No, Signore; trovo che in essa tutto va, come sempre, malissimo. Gli uomini nella loro miseria mi fanno pena, sicché non mi sento neanche il coraggio di tormentarli.

Signore
Conosci Faust?

Mefistofele
Il dottore?

Signore
Il mio servo.

Mefistofele
Egli vi serve davvero in modo strano! Non beve né mangia, insensato com’è, cosa terrena. La sua inquietudine lo spinge lontano; ed è a metà cosciente della sua pazzia. Reclama dal cielo le più belle stelle, dalla terra ogni supremo piacere, e non c’è cosa vicina o lontana che calmi quel cuore in tempesta.

Signore
Anche se egli mi serve confuso, io lo condurrò presto alla chiarezza. Quando l’alberello verdeggia, il giardiniere sa bene che fiori e frutti saranno l’ornamento degli anni venturi.

Mefistofele
Che cosa scommettete? Voi lo perderete, se mi date il permesso di condurlo dolcemente sulla mia strada.

Signore
Per il tempo che egli vivrà in terra, non ti sia proibito. Finché cerca, l’uomo è esposto all’errore.

*******

Studio

Faust (Scifoni), apre un volume e comincia.
Sta scritto: “Nel principio era il Verbo”. Ecco che già m’impunto. Chi m’aiuta ad andare avanti? Non mi è possibile attribuir tanto pregio al Verbo; bisogna che traduca diversamente, se lo Spirito vorrà illuminarmi. Sta scritto: “Nel principio era la Ragione”. Rifletti bene su questa prima riga, che la tua penna non corra troppo! È forse la Ragione quella che fa e genera tutto? Dovrebbe leggersi: “Nel principio era la Forza”. Tuttavia, mentre scrivo così, già qualcosa mi avverte che non me ne contenterò. Lo Spirito mi soccorre. D’un tratto vedo chiaro e scrivo sicuro: “Nel principio era l’Azione”.

Studio
Mefistofele, mentre la nebbia cade, esce di dietro la stufa, in abito da scolaro vagante

Mefistofele
Perché tutto questo chiasso? In che posso servirla, signore?

Faust
Ecco che si nascondeva sotto la maschera del barbone! Uno scolaro vagante? Il caso mi fa ridere.

Mefistofele
Vi saluto, dotto Maestro! Mi avete fatto sudar ben bene.

Faust
Come ti chiami?

Mefistofele
La domanda mi sembra piccina per uno che disprezza tanto la Parola; che, lasciando da parte ogni apparenza, volge la mente soltanto alla sostanza degli esseri

Faust
Quanto a voi, signori miei, di solito si può dal nome leggere l’essenza, come si vede in tutta chiarezza allorché vi si chiama Belzubù. Corruttore. Bugiardo. Andiamo, dunque: chi sei?

Mefistofele
Una parte di quella forza che vuole sempre il male e sempre crea il bene

Mefistofele
Che vuol dir questo enigma?

Mefistofele
Io sono lo Spirito che sempre nega. E a ragione; perché tutto ciò che ha un’origine merita d’aver fine. Il meglio, quindi sarebbe che nulla avesse origine. Così, tutto ciò che voi chiamate peccato, distruzione, a farla corta il male, è l’elemento mio proprio.

******

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Studio

Faust
Bussano? Avanti? Chi viene a tormentarmi di nuovo?

Mefistofele
Sono io.

Faust
Avanti!

Mefistofele
Lo devi dire tre volte.

Faust
Avanti, dunque!

Mefistofele
Così mi piaci. C’intenderemo, spero; perché a scacciarti i grilli eccomi qui qual nobil cavaliere in quest’abito rosso a ricami d’oro, la mantellina di seta rigida, la penna di gallo sul cappello, una lunga spada accuminata: e ti consiglio, a farla breve, di vestirti anche tu a questo modo, affinché, senza vincoli, libero, esperimenti ciò che è la vita.

Faust
Sotto qualsiasi abito continuerò a sentire il tormento dell’angusta esistenza terrena. Son troppo vecchio per contentarmi di un gioco, troppo giovane per non aver desideri. Che cosa può offrirmi il mondo? Rinunciare tu devi! Rinunciare! Ecco l’eterna canzone che risuona alle orecchie di ognuno, che, per tutta la vita, ci canta con rauca voce ogni ora. Con orrore io mi desto al mattino, e avrei voglia di piangere amare lacrime alla vista del giorno che, nel suo corso, non esaudirà un mio desiderio, non uno; che con la sua ostinata insoddisfazione avvelena perfino l’aspettativa di ogni gioia, e con mille meschine contrarietà ostacola la creazione del mio commosso sentire. Quando poi cade la notte, devo stendermi angosciato sul mio giaciglio; neanche allora mi è concesso riposare, sogni cattivi vengono a spaventarmi. Il dio che abita nel mio cuore può commuovere profondamente il mio animo ma, lui che troneggia su tutte le mie forze, non può però spingermi ad agire. Così l’esistenza mi è un peso, invocata la morte, odiosa la vita.

[*****]

Imine 1

Mefistofele
Cessa di trastullarti con la tua angoscia che, come un avvoltoio, ti rode la vita; nella peggio società ti sentirai uomo fra uomini. Questo non vuol dire però che ti debba buttar fra la canaglia. Io non sono un gran personaggio; ma se tu vuoi andarti attraverso la vita insieme a me, acconsento volentieri ad essere subito tuo. Sono il tuo compagno e, se ti contento, sarò il tuo valletto, il tuo servo.

Faust
E che dosa debbo io, in compenso, fare per te?

Mefistofele
Per questo hai tempo.

Faust
No no! Il diavolo è un egoista, e non fa di leggieri gratis ciò che altrui giova. Esponi, dunque, francamente le condizioni; un servitore pari tuo mette la casa in pericolo.

Mefistofole
Io sono pronto a impegnarmi qui ai tuoi servigi, a non aver tregua né riposo per obbedire a un tuo cenno; quando ci ritroveremo nell’aldilà farai altrettanto per me.

Faust
Dell’aldilà poco mi curo; quando mesto mondo sia ridotto in rovina, venga pure quell’altro E’ da questa terra che sgorgano i miei piaceri, è questo sole che splende sui miei dolori. Una volta ch’io sia separato da loro, avvenga che può. Non m’importa sapere se anche nel futuro si odia e si ama, se anche in quelle sfere c’è chi sta in alto e che in basso.

Mefistofele
A queste condizioni puoi rischiare. Impégnati; e vedrai presto con piacere le mie abilità; ti offrirò ciò che nessuno finora ha mai visto.

Faust
Che cosa vuoi offrirmi, povero diavolo? Ha forse un tuo pari compreso mai lo spirito umano, nel suo tendere all’alto? Ma certo tu hai cibo che non sazia; fulvo oro che senza cessa, simile ad argento vivo, ti sfugge di mano; un gioco al quale mai non si vince; una ragazza che mentre mi abbraccia già se la intende, occhieggiando, col vicino; il divino piacere degli onori che sparisce come una meteora. Mostrami il frutto che marcisce prima che venga colto, e alberi che ogni giorno rinverdiscono.

Mefistofele
È una richiesta che non mi fa paura; son bene in grado di procurare tali tesori. Ma, amico mio, verrà ance il tempo in cui noi pure potremo assaporare un buon boccone in pace.

Faust
Se mai io mi stenda sodisfatto sopra un letto di ignavia, che sia finita per me! Se, adulandomi, puoi mentirmi tanto che io mi compiaccia di me stesso, se col piacere puoi ingannarmi, sia quello il mio ultimo giorno! Questa è la scommessa che ti propongo.

Mefistofele
Accetto.

Faust
Va bene. Se io dirò all’instante che passa: arrèstati! sei così bello!, allora potrai mettermi in catene, io perirò volentieri! Risuoni allora la campana funebre, tu sia libero dal tuo servizio, l’orologio si fermi, la lancetta cada, il tempo abbia finito di passare per me!

Mefistofele
Riflettici bene, noi non lo dimenticheremo.

Faust
Ne hai pieno diritto. Io non mi sono inardito alla leggera. Appena mi arresto, sono schiavo; tuo o di un altro, non m’importa.

Mefistofele
Oggi stesso, al banchetto dottorale, farò il mio dovere di servo. Soltanto, una cosa! Per ogni eventualità, non si sa mai, ti prego rilasciarmi due righe.

Faust
Pedante, esigi anche una scrittura? Non hai ancora conosciuto che cosa è un uomo, la parola di un uomo? Non ti basta che la mia parola disponga in eterno dei miei giorni? Non si muove rapidissimo il mondo nelle sue mille correnti, e io debbo venir tenuto fermo da una promessa? Tuttavia, questa illusione è radicata nel nostro cuore; chi è disposto a liberarsene? Felice colui che nel suo petto osserva la fedeltà: nessun sacrificio gli sembrerà troppo grave! Ma una pergamena, scritta e sigillata, è uno spettro davanti al quale tutti s’impauriscono. La parola muore già nella penna e ciò che conta sono la cera e la pelle. Che cosa vuoi da me, Spirito maligno? Bronzo, marmo, pergamena, carta? Devo scrivere con lo stilo, lo scalpello o la penna? A te la scelta.

Mefistofele
Perché subito tanta focosa esagerata retorica? Tanto, qualunque pezzetto di carta è buono. Tu firmi con una gocciolina di sangue.

Faust
Se tanto ti basta, vada pure per questa buffonata.

Mefistofele
Il sangue è un succo tutto speciale.

Faust
Non aver paura che io rompa questo patto. Tendere tutta la mia energia: ecco ciò che prometto. Troppo, in verità, mi sono gonfiato; io appartengo soltanto al tuo rango. Il grande Spirito mi ha disdegnato, dinanzi a me la Natura si chiude. Rotto è il filo del pensiero; da molto tempo ho disgusto di ogni sapere. Calmiamo, dunque, le ardenti passioni nel fondo della sensualità! Che ogni portento mi attenda sotto veli magici finora non sollevati! Immergiamoci nei vortici del tempo, nell’incalzare degli avvenimenti! Dolore e piacere, trionfo e noia si avvicendino come vogliono: l’uomo si afferma nell’azione.

Mefistofele
Né misura né meta vi è imposta. Se vi piace gustare un po’ di tutto, prendete le cose a volo, buon pro vi faccia ciò che vi diletta. Soltanto, coraggio, e non fate il timido!

Faust
Tu intendi bene, non di godere si tratta. Io mi consacro alla Vertigine, al piacere più doloroso, all’amoroso odio, al disgusto ristoratore. Il mio petto, guarito dalla sete di sapere, non deve ormai più chiudersi ad alcun dolore; e ciò che è spartito all’umanità intera io voglio provarlo entro di me, voglio afferrare col mio spirito l’imo e il sommo, accumulare sul mio petto le sue gioie e i suoi dolori e così dilatare la mia propria vita fino a identificarla con la sua vita, e alla fine naufragare anch’io come lei.

Mefistofele
Oh, credi a me che da millenni mastico questo duro cibo: dalla culla alla bara nessuno è capace di digerire quel vecchio lievito! Credi a uno come me, questo Universo è fatto solo per un dio! Egli dimora in una luce eterna, noi ci ha confinato nelle tenebre, mentre a voi giova unicamente il giorno unito alla notte.

Faust
Ma io voglio!

Mefistofele
Va bene! Però, ho paura di una cosa: il tempo è breve, l’arte lunga. Mi parrebbe opportuno che vi lasciate un po’ istruire. Associatevi con un poeta, lasciaste che divaghi con i suoi pensieri a accumuli tutte le nobili qualità sul vostro degno capo: il coraggio del leone, la rapidità del cervo, la focosità dell’italiano, la tenacia del nordico. Fate che vi trovi il segreto di congiungere la magnanimità all’astuzia, e di amare con giovanile ardore ma anche secondo un calcolo. Anche a me piacerebbe conoscere un messere pari suo: lo chiamerei il signor Microcosmo.

Faust
Ma allora che cosa sono io, se non mi è possibile raggiungere questa corona dell’umanità cui tendono tutti i miesi sensi?

Mefistofele
Tu sei alla fin dei fini ciò che tu sei. Mettiti pure parrucche con milioni di riccioli, infila il piede in calzari alti un braccio: tu resterai sempre quello che sei.
……

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Bosco e spelonca
Faust, solo.
Spirito sublime, tutto di cui ti pregai, tutto mi desti. Non invano hai rivolto nella fiamma il tuo volto verso di me. Mi hai dato per regno la splendida Natura, il potere di sentirla, di goderla. Tu permetti che non soltanto la contempli con fredda ammirazione: tu mi concedi di guardare nel suo seno profondo come nel petto di un amico. Tu fai passare davanti a me la serie degli esseri viventi, e m’insegni a riconoscere dei miei fratelli nella macchia silente, nell’aria e nell’acqua. E quando la tempesta mugge nel bosco e l’agita, e il gigantesco pino rami e tronchi vicini schiantando abbatte nella sua caduta e al lor precipitare la collina cupa e sorda rintrona, allora tu mi conduci nel sicuro speco e me mostri a me stesso, e del mio proprio petto le segrete e profonde meraviglie a me si aprono. E quando la chiara luna sorge rasserenante davanti al mio sguardo, dalle pareti di roccia, dall’umido cespuglio ecco le argentee figure del passato venirmi incontro a temperare il severo piacere della meditazione.
Oh, che l’uomo non può attingere la perfezione bene ora lo sento. Accanto a questa beatitudine che sempre più mi avvicina agli dèi, tu mi desti il compagno del quale ormai non posso più fare a meno, anche se egli, freddo e protervo, mi abbassa davanti a me stesso e vanifica col soffio di una parola i tuoi doni. Egli alimenta assiduo nel mio petto un selvaggio ardore per quella bella immagine di donna. Così, dal desiderio passo, ebro, al piacere e nel piacere languo dal desiderio.

Mefistofele, entrando.
Non ne avete abbastanza di codesta vita? Come vi può, alla lunga, dilettare? Sta bene provarla una volta; ma poi, ci vuol qualcosa di nuovo!

Faust
Vorrei che tu avessi altro da fare che tormentarmi quando son felice.

Mefistofele
Sta bene! Ti lascio volentieri in pace. Non puoi sul serio davvero lamentarti. Con un compagno come te, scontroso bizzoso e pazzo, c’è proprio poco da perdere. Da mattina a sera si ha da far tutto il giorno! Ma ciò che gli piace o si deve lasciare, non c’è verso d’indovinarlo con Vossignoria.

Faust
Codesto è proprio il tono giusto!
Mi annoia, e poi vorrebbe anche un ringraziamento.

Mefistofele
Povero figlio della terra, che cosa avresti fatto senza di me? Dalle ubbie dell’immaginazione ti ho ben io curato per un pezzo; e senza di me, te ne saresti già bell’e andato da questa sfera terrestre. A che te ne stai qui a intristir nell’inerzia, fra spelonche e crepacci, come un gufo? A che, quasi tu fossi un rospo, stai lì a succhiare il tuo nutrimento dal muschio umido e da pietre gocciolanti? Dolce e bel passatempo in verità! È che il dottore ti sta ancora in corpo.

Faust
Ma non capisci quale nuova energia m’infonde questo viver nel deserto? Già, ma se tu potessi presentirlo, saresti abbastanza diavolo da non concedermi questa felicità.

Mefistofele
Un piacere, davvero, ultraterreno! Passar la notte alla guazza su per i monti, abbracciare con voluttà la terra e il cielo, gonfiarsi fino a ritenersi un dio, frugare con impeto divinatorio le viscere della terra, sentire nel proprio petto le sei giornate del mondo creato, godere non so che cosa con orgoglioso piglio, dissolversi con amorosa voluttà nel Tutto, spogliato ormai di ogni terrena voglia, e poi finire quest’alta intuizione… Fa un gesto… non posso dire come…

Faust
Vergognati!

Mefistofele
Questo non vi piace; e vi è lecito dire pudicamente “vergogna”! Non è permesso nominare a caste orecchie ciò di cui casti cuori non posson fare a meno. A farla breve, vi concedo il piacere di mentire a voi stessi all’occasione. Ma non la durerete a lungo. Eccoti di nuovo già rifinito e, se continuasse, consumato dalla pazzia o dall’angoscia e l’orrore.
Ma di questo ora basta. La tua bella resta là chiusa in casa,
e la vita le pare angusta e tetra. Sempre a te pensa; e ti ama di un prepotente affetto. La tua furia d’amore corse dapprima impetuosa, come ruscelletto che trabocca per neve sciolta; tu in cuore gliela hai versata, e il ruscelletto tuo secco è rimasto. A me pare che invece di troneggiar nei boschi meglio farebbe Vostra Signoria a compensare quella povera ragazza ingenua per il suo amore. Il tempo le par si lungo ch’è una pietà. Sta alla finestra, guarda le nubi correre sopra le vecchie mura della città. “Se un uccellino io fossi”, così ella canta durante tutto il giorno, mezza la notte. Ora è gaia, per lo più triste; talora tutta disciolta in lacrime, poi di nuovo tranquilla, in apparenza, e innamorata sempre.

Faust
Serpente! Serpente!

Johann Wolfgang GOETHE: Faust
(introduzione, traduzione con testo a fronte e note a cura di Franco FORTINI)

Grande cortile antistante il palazzo
Torce

→ Verso 11559-11586 (pagina 1017-1019)
Faust: Una palude sotto il monte si distende
e ammorba quanto s’è già conquistato.
Che anche quell’acque putride scompaiano,
questa sarebbe l’ultima e più alta conquista.
Aprirei spazi a milioni e milioni
d’uomini che vi abitino
sicuri no e invece attivi e liberi.
Verdi campi, fecondi! Uomini e armenti
subito accolti dalla terra appena emersa
avranno sede subito sotto il colle potente
che avrà eretto una gente audace e laboriosa.
Qui, all’interno, un paese di paradiso;
là, fuori, l’onda fino al limite;
e quando eroda a irrompere violenta,
corra unanime un impeto a colmare la breccia.
Sì, mi sono dato tutto a questa idea,
qui la sapienza suprema conclude:
la libertà come la vita
si merita soltanto chi ogni giorno
la dovrà conquistare.
E così, circondati dal pericolo, vivano
qui il bimbo, l’uomo, il vecchio, la loro età operosa.
Tanto folto fervore, lo potessi vedere!
In una terra libera fra un popolo libero esistere!
Potrei dire a quell’attimo:
“Fermati dunque, sei così bello!
Non potrà mai, l’orma dei giorni miei terreni,
per volgersi di eòni scomparire”.
Presentendo in me quella
felicità tanto alta, ora godo
l’attimo mio più alto.

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