Vai al contenuto

VENTO e BUFERA / ALTRI LIBERTINI di Pier Vittorio Tondelli

novembre 12, 2015

12072580_1192988054048471_3499179859537050723_n
IMG_4609IMG_4296 IMG_4297 IMG_4304

Mente Comica, Canemorto,
in collaborazione con Teatro Stabile delle Arti Medioevali – Festival Quartieri dell’Arte e Centro Sperimentale di Cinematografia, presentano

VENTO e BUFERA / ALTRI LIBERTINI
omaggio a Pier Vittorio Tondelli

elaborazione scenica e riscrittura di Michele di Vito

con Eleonora Belcamino, Fabrizio Colica, Federica Gumina, Martina Querini, Nick Russo, Filippo Tirabassi, Gloria Radulescu
e con Giulia Fiume, David Marzi, Barbara Ciacci

costumi Laura di Marco
video Ludovico di Martino
aiuto regia Barbara Ciacci
organizzazione Zetema, Matteo Marini e Il Cosmonauta
ufficio stampa Simone Carletti

regia Massimiliano Vado

Quartieri dell’Arte Festival
10 – 11 ottobre  2015
COSMONAUTA (via dei Giardini 11, Viterbo)

TiC – Teatri in Comune
23 ottobre 2015
teatro Quarticciolo (Roma)

prima mondiale

IMG_4307 IMG_4319 IMG_4330 IMG_4334 IMG_4338 IMG_4350 IMG_4363 IMG_4368 IMG_4385 IMG_4392

Non conosco altro modo di affrontare un testo inedito, per il teatro, ma famosissimo come romanzo, se non sfidandolo come un classico.
Trattare un testo del 1979, pluricensurato ma best seller, con la scansione poetica di un testo del Tasso o ignorando il fatto che già il titolo desti scalpore.
Chi lo ha letto sa a quale leggerezza, ma anche a quale profonda vuotezza generazionale, mi riferisco; sa a quale qualità di estensione poetica posso far ricorso per sommarla alle nefandezze più romantiche.

I personaggi sono dei simboli, dei simulacri riassuntivi, le loro battute e i monologhi dei compendi di tratti generazionali, le loro anomalie sono dipinti inamovibili per analizzare un passaggio politico epocale.
Non posso ignorarlo concretizzando tutto con una rappresentazione reale, perché sarebbe tradire le esasperazioni del testo, in tutta la loro bellezza.

IMG_4393 IMG_4400 IMG_4402 IMG_4416 IMG_4423

PERCHÈ FACCIAMO ANCORA I CONTI CON TONDELLI
di Giorgio Fontana

Sessant’anni fa, il 14 settembre 1955, nacque a Correggio Pier Vittorio Tondelli – e se la parola influente ha un qualche senso, allora lui è stato senz’altro uno degli scrittori più influenti della sua generazione. Ancora oggi facciamo i conti con la sua opera, ancora oggi ci domandiamo in che modo rileggerlo e come gestire questa variegata eredità.

Innanzitutto, credo sia indispensabile fare piazza pulita delle incrostazioni “generazionali” che affliggono la sua figura. Come scriveva Antonella Lattanzi in occasione dell’anniversario di Altri libertini, è con Tondelli che entra nell’immaginario collettivo ed editoriale la categoria dello “scrittore giovane”. Questo da un lato ha fatto da apripista a una leva di narratori come De Carlo, Del Giudice e Piersanti; dall’altro ha offerto a una certa critica la possibilità di abusare del concetto, invertendo la polarità tra aggettivo e sostantivo. Ancora oggi, spesso, non conta tanto l’essere scrittore quanto l’essere giovane.

Ma soffermandoci sul preteso giovanilismo o maledettismo di Tondelli (pensiamo alla condanna per oscenità e oltraggio alla morale pubblica che cadde su Altri libertini) rischiamo di perdere di vista una delle parole più belle, e che il nostro ha cantato con autentico pudore: appunto, giovinezza. La meraviglia del mondo. La confusione personale. I dolori della crescita. E più di tutto il desiderio: dalle sue forme più voraci e istintuali a quelle più complesse e mature, ma non meno schiavizzanti.

In realtà, l’intuizione fondamentale di Tondelli è di natura linguistica. Non è un narratore sanguigno e nemmeno un artista del dialogo: il modo in cui scolpisce i suoi personaggi – le loro ossessioni, la loro solitudine, il loro bisogno spesso disperato – si basa su un intuito per la frase che ha qualcosa di unico, e una straordinaria esattezza lessicale. Che però non è mai fine a se stessa, non genera illusioni formaliste. Nella rigorosa ricerca di stile portata avanti da Tondelli (e nutrita da ingredienti molto diversi tra loro) vive sempre la necessità di restituire un intero cosmo emotivo, di toccarne il centro esatto.

12047447_10153702192516095_1862722942_n

Sospeso tra desiderio e libertà

Ha ragione Fulvio Panzeri nell’introduzione alle Opere quando scrive che il metodo di Tondelli procede verso la costruzione di una voce, e “si fonda quindi sulla possibilità di un riconoscimento, l’unico che può dar luogo alla ‘prova di stile’, non tanto come esercizio estetico, ma come naturale connotazione di un testo”.

Di più: ho sempre pensato al percorso di Tondelli – dal ritmo serrato di Altri libertini al “largo” espressivo di Camere separate (1989) – come a una sorta di viaggio in scala della lingua italiana attraverso gli anni ottanta.

Con il suo primo “romanzo a scene” e Pao Pao (1982), la priorità di Tondelli era registrare un presente quasi fotografico, una condizione sospesa tra desiderio di libertà, oppressione della pianura padana (sarebbe utile analizzare la presenza ossessiva del paesaggio in questo libro), eccessi autodistruttivi (“tipici dell’epoca del riflusso”, come si suol dire) e sete di esperienze.

In una sua intervista con Tino Pantaleoni, all’indomani dell’uscita del libro, disse che l’editor Aldo Tagliaferri aveva intuito per primo dove stava il suo talento, “quel poco talento che avevo e che ho”: un talento “soprattutto descrittivo, impressionista quasi”.

IMG_4427

Basta aprire lo splendido Viaggio per vedere come tutto questo prende corpo:

Notte raminga e fuggitiva lanciata veloce lungo le strade d’Emilia a spolmonare quel che ho dentro, notte solitaria e vagabonda a pensierare in auto verso la prateria, lasciare che le storie riempiano la testa che così poi si riposa, come stare sulle piazze a spiare la gente che passeggia e fa salotto e guarda in aria, tante fantasie una sopra e sotto all’altra, però non s’affatica nulla.

Il vero protagonista della frase – e dell’intero libro – è il ritmo. Sempre nella stessa intervista, Tondelli parlava di “jam session”, e questo esempio mostra bene cosa intendeva: più che l’io narrante, il soggetto è l’azione stessa, il paesaggio stesso che diventa, in chiave appunto impressionista, il modo stesso in cui è percepito e ruminato (“pensierato”); un unico periodo che suona come una frase musicale, la lezione di Kerouac per cui il punto arriva quando il fiato finisce, proprio come un sassofonista jazz – e che qui termina con quel novenario che sembra quasi uscito da una penna stilnovista, “però non s’affatica nulla”.

IMG_4439 IMG_4449 IMG_4454 IMG_4465 IMG_4466 IMG_4469

IMG_4477 IMG_4484 IMG_4490 IMG_4508

“Ho sempre scritto, da quando avevo sedici anni… Per me il fatto di scrivere è sempre stato legato al sogno, al desiderio. Quel primo testo – il dattiloscritto che ha preceduto Altri libertini – molte pagine, un linguaggio ricercato, con anche delle pretese strutturali notevoli, inviato alla casa editrice Feltrinelli, rivisto col senno di poi, diventa una questione molto personale, non pubblicabile .”

IMG_4548
IMG_4554IMG_4562
IMG_4573IMG_4585IMG_4604IMG_4605IMG_4608IMG_4609IMG_4248

foto Federico Meschini

Annunci

From → Foto, spettacoli

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: