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HamletOphelia

novembre 29, 2015

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HAMLETOPHELIA
(s h a k e s p e a r e + m u l l e r )

INFO E PRENOTAZIONI 067004932

con (in ordine di apparizione sul palco della vita)
Massimiliano Vado
Salvatore Rancatore
Federica Rosellini.

drammaturgia e regia Luca Gaeta

Live painting Alessandro Vitale.
Video Lidia Cheresharova

Costumi Laura Di Marco

Foto Matteo Nardone
Progetto fotografico Giorgia Lucci
Assistente Lidia Varsalona
Assistente costumi Francesca Di Giuliano Comunicazione Stefania D’orazio
Locandina Carlo Vignapiano
Foto Locandina Paoloreste Gelfo

Organizzazione e produzione Luca Gaeta & Kill The Pig

Special Thanks Marilia Chimenti

SINOSSI:
Una stanza dei giochi, video-proiezioni, live painting, uno strano psicopompo, una rockstar, una groupie.
Si aggirano tra le pieghe dell’inferno.

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SOLO PER I MENO PIGRI:

Il concetto di negazione del presente e rifugio nel giardino del ricordo, tramite l’utilizzo dell’immagine simbolica più forte del teatro moderno, AMLETO; per esprimere la difficoltà o la fuga dalle responsabilità.

Il protagonista è chiuso nella sua noce, che viene rappresentata idealmente dalla sua camera mediante l’utilizzo di oggetti, odori, sapori che evocano l’infanzia e lo stato infantile che avvolge il protagonista.
Nella propria stanza da adolescente con dei giochi per scappare dal mondo; e come nelle stanzette dei bambini moderni tutto è acceso, attivo: siete mai entrati nella stanza di un bambino!?
C’è la tv, la radio, il computer, i giocattoli…tutti accesi…tutti nello stesso momento…tutti inutilizzati…perché la noia ci invade già da piccoli, quando dobbiamo scegliere con cosa giocare…allora consumiamo tutto in una bruciante Nausea.

OPHELIA compagna di viaggio nella follia del protagonista è la vittima sacrificale perché innocua e bella come una bambola dal tragico destino; nella visione malata del protagonista viene distrutta in quanto possibile peccatrice perché potenziale male, il complesso edipico colpisce come una scure.

L’origine dei mali di AMLETO si nasconde quindi nell’infanzia, dove un unico personaggio aveva accesso alla sua serenità, il buffone di corte YORICK; il giocattolo mancante che con una sorta di flash-foward dall’aldilà passato ci racconta l’esistenza ancora da compiere e i perché irrisolti del protagonista.

La rappresentazione prevede varie forme d’arte che contemporaneamente si uniscono e sostengono tra loro: il teatro, la video-arte, la pittura, la musica, proprio per esasperare il concetto di possibilità di scelta, cosa sono?…cosa faccio? E rafforzare così la fuga da essa.
Ma anche per segnare, proprio nel senso fisico (con il tratto pittorico), e così fissare la storia; come chiede il protagonista scespiriano alla fine del dramma al suo amico:

“..Orazio, muoio.
Tu vivi; e riferisci onestamente
della mia causa tutto quanto il giusto,
a chi vorrà saperlo.
Mio buon Orazio, qual nome macchiato
vivrà di me, se questi avvenimenti
avessero a rimanere ignoti!
Se m’hai tenuto nel tuo cuore, Orazio,
tieniti ancor lontano, per un poco,
dalla gioia suprema del trapasso,
e seguita su questo duro mondo
a respirare ancora il tuo dolore
per raccontare ad altri la mia storia.”

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Il testo è ispirato dall’ AMLETO di W.Shakespeare dall’HAMLETMACHINE di H.Muller.
Tre attori, che si dividono nell’uso di diverse forme di arte, V.J. e pittura come nei giochi tra bambini.
Mentre recitano si riprendono in diretta e le immagini trattate e proiettate (live) su una grande tela dove il pittore disegna seguendo l’ispirazione delle immagini, delle parole, della fantasia in una sorta di estemporanea.

Donando, contestualmente, un valore più ampio allo spazio scenico che verrà utilizzato; l’esplorazione esteriore è simbolo di quella che fa il protagonista su se stesso e proprio per questo la critica è concorde nel definire AMLETO il primo personaggio moderno del teatro.

L’introspezione interiore viene eseguita anche all’esterno, come per sondare nelle nostre profonde pieghe dell’anima, e gli attori sono come dei piccoli bambini che frugano nel mondo dei grandi con la loro innocenza, anche quando essa è perduta per sempre.

Le scene evocano tutti oggetti (bambole, biglie, macchine giocattolo), odori (ciliegie, latte e mele), sapori (caramelle e cioccolatini) cari ai bambini, figure che i protagonisti utilizzano come accesso alla chiave di lettura della loro follia.

Teatro-videoarte-pittura: tre movimenti artistici nello stesso tempo quasi a moltiplicare l’effetto dell’isolamento sui protagonisti.
Un viaggio alla ricerca dell’infanzia perduta attraverso la visione, nel presente, dell’espressività del segno artistico e della sua forza emotiva.

L’utilizzo della pittura, video-arte e teatro per richiamare nella nostra mente immagini, sensazioni, sapori, odori nascosti nelle pieghe della memoria; il periodo dell’infanzia che, con tutte le sue gioie e paure, è ancora il crocevia del nostro presente.

La reiterazione del tempo che fu; la sindrome di Peter Pan come elemento che contraddistingue l’odierna generazione; non un viaggio nell’infanzia, ma più una fuga come regressione emotiva indotta dall’arte, un salto verso le fantasie e paure di un tempo ma con gli occhi del presente.

“L’uomo rinchiuso nel suo kindergarten, nel sogno infinito dell’infanzia dove tutto è scelto; nessuna scelta, nessuna responsabilità.
La negazione del destino, che come un fantasma futuro, lo pone davanti alla crescita.
La distruzione dell’amore che lo richiama al cambiamento.
Il rifiuto della donna, innamorata o madre che sia, condannata per il peccato che è nel suo grembo; la vita.
La follia nata dal deserto emotivo che porta alle estreme conseguenze, la morte.”

Luca Gaeta

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From → Foto, spettacoli

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