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la sindrome di Zalone

gennaio 10, 2016

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Entrando, a gamba tesa l’ammetto, nel dibattito ormai stantio tra detrattori e ammiratori del film di Checco Zalone, il quale azzarda un titolo che tenta un facile gioco di parole che io con il mio cognome ormai conosco dalle scuole elementari, dopo tanto leggere e tanto capire ho staccato una mia posizione definita:

Il film è stato distribuito in 1500 copie.
Mai nessun film, nella storia del cinema italiano, ha avuto questa distribuzione. Si è trattato di una vera e propria occupazione di tutti gli spazi disponibili. Gli straordinari incassi che sta realizzando si sarebbero comunque compiuti anche con un terzo di sale in meno, ma l’esagerazione italica, in questo caso, strizza l’occhio all’abulia degli esercenti.
Gli schermi in Italia sono 3800. Su oltre il 40% degli schermi italiani c’è il film di Zalone. Considerando che l’80% degli schermi è riunito in multisala, si può dire che oltre il 60% dei cinema italiani montava una o più copie di Quo Vado.

A questo va aggiunto che la maggior parte delle città italiane è servita da poche sale. La media italiana, secondo i dati dell’Anica, è di una sala ogni 18mila abitanti. Ma ci sono regioni come il Trentino, la Basilicata e la Calabria dove c’è una sala ogni 57mila abitanti. In ognuna di queste sale periferiche – con una strategia mirata – è stato montato il film di Zalone, che ha preferito i piccoli centri alle grandi città, imponendo di fatto a tutti gli abitanti di quei territori che volevano andare al cinema a Capodanno, di vedere quella pellicola.
Inoltre, in due catene di cinema il biglietto per il film di Zalone costa un euro più degli altri e io, francamente, me ne chiedo ancora il motivo.
(dati: http://www.italiaora.net/numeri-record-quo-vado-film-zalone-dietro-ce-strategia-studiata-tavolino/)

In tutto questo il dato rilevante e prepotente è che il pubblico al cinema non è mica aumentato, anzi dati alla mano, è rimasto praticamente invariato, quindi gli svarioni seguiti all’entusiasmo di un Ministro dello Spettacolo, che per lo spettacolo non ha ancora fatto o detto nulla di rilevante, di giubilo e di sedicente promozione di TUTTO il cinema italiano,  sono poco frutto del ragionamento e molto di entusiasmo senza fondamento.

Il successo di Zalone non è né scandaloso né strepitoso. Una onesta commedia qualunque con un onesto comico qualunque che non fa né schifo né osanna. Non sto giudicando il film ne l’attore, tantomeno la regia. Ma basta dare una occhiata dietro le cifre per capire di che si tratta. E’ il classico boom costruito a tavolino da chi ha il potere di decidere per noi facendoci credere che decidiamo noi.
E fin qui non viene detto nulla di scandaloso o offensivo, ma nonostante le cifre siano piuttosto insindacabili ho assistito all’esplosione telematica, senza freni, dei difensori di Checco Zalone.

Allora il ragionamento ha preso una piega considerevolmente diversa:
lo stuolo di famiglie che possono permettersi di andare al cinema una o due volte a stagione, sia per scelta che per motivi squisitamente e tristemente economici, ma anche chi per pigrizia e indolenza decide di avvicinarsi alle sale cinematografiche con la stessa frequenza, influenzano, questa volta come non mai, la lettura del fenomeno.

E chi va poco al cinema, e quella volta sceglie un film come quello in questione, si sente GIUSTAMENTE in colpa, e attacca chiunque definisca Quo Vado un titolo studiato a tavolino, per contrastare lo svelamento coatto della propria pochezza culturale.
Per quanto il film possa essere estremamente piacevole, divertente o ben recitato, in questo momento ci sono in circolazione almeno altri 20 film che potenzialmente hanno contenuti, dialoghi e storie di gran lunga migliori. Scegliere solo quello di Zalone è un po’ triste e riduttivo, sicuramente denuncia poca attenzione.

Da una parte ci sono dei dati, confortanti per il produttore, gli esercenti e chiunque partecipi alla produzione del film, dall’altra lo smarrimento di chi investe in cultura e vede molto brillare accanto a se delle luci deludenti che nessuno ha mai acceso. Questa Sindrome di Zalone genera fuochi fatui di indigeribile potenza. Chi difende il film ha, di certo, la coscienza sporca.
Ogni volta che qualcuno lo fa sento le unghie dell’arrampicata sugli specchi..

Si, lo so. Esagero. Fa parte del mio costruire un mondo che rifletta maggiore bellezza.

3-48

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/08/quo-vado-checco-zalone-e-le-minoranze-sputtanate-nel-film-ribellatevi-e-uscite-dalla-sala/2358769/

http://www.bestmovie.it/news/quo-vado-ecco-cosa-pensano-del-film-di-checco-zalone-tarantino-scott-boyle-inarritu-e-russell/438664/

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