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OTELLO (2007) – rassegna stampa e foto

ottobre 1, 2017

 

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SiciliaTeatro, Comune di Lamezia Terme, MV produzioni
OTELLO
di William Shakespeare
traduzione di Masolino d’Amico

con Sebastiano Lo Monaco, Massimiliano Vado,
Maria Rosaria Carli,  Alkis Zanis
e con Marta Richeldi nel ruolo di Desdemona
Scene Piero Guicciardini
Costumi Maurizio Millenotti
Luci Luigi Ascione
regia Roberto Guicciardini
aiuto regia Massimiliano Vado

Personaggi e interpreti
OTELLO Sebastiano Lo Monaco
BRABANZIO Massimo Leggio
CASSIO Mirko Rizzotto
IAGO Massimiliano Vado
RODERIGO Alkis Zanis
DOGE Amedeo D’Amico
MONTANO Mimmo Padrone
LODOVICO Marius Bizau
GRAZIANO Massimiliano Sozzi
CLOWN Matteo Micheli
DESDEMONA Marta Richeldi
EMILIA Maria Rosaria Carli
BIANCA Alessia Innocenti / Benedetta Borciani
Assistente alla regia – Diana Manea
Musiche a cura di Giovanni Zappalorto
Assistente ai costumi – Tiziano Musetti

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L’amore non è estasi e incanto ma passione distruttiva, ossessione, follia. L’ intreccio degli inganni ordito da Jago con un crescendo implacabile, pur nel ritmo della improvvisazione, è condotto con la perfidia di un giuoco intellettuale, ma emana nel suo esplicarsi la forza dirompente dell’odio che condurrà alla definitiva afasia. I turbamenti sentimentali, la tortura dell’amore tradito, non sono disgiunti da una marcata morbosità, cosi come latenti pulsioni aberranti creano un clima erotico che si espande su tutti come una rete profumata, ma esiziale. Il mondo elisabettiano, come il mondo di oggi, è un mondo disgregato, dall’equilibrio precario. La storia come la natura è crudele: muoiono gli eroi come i folli, gli innocenti come i colpevoli. L’immaginazione con la sua forza corrosiva quando segue sentieri tortuosi, si ritorce su sé stessa. La realtà immaginata si riflette come in uno specchio deformante e si deforma definitivamente. Rimane il silenzio che assorbe e spegne ogni grido sotto cieli corruschi, ma indifferenti
– Roberto Guicciardini –

 


Straordinaria è la scena in cui Iago in piedi stimola la gelosia di un Otello seduto per terra sotto di lui, mentre questi si muove come se fosse una marionetta sostenuta dai fili del burattinaio.
In questo ‘Otello’ brillano tutti gli interpreti principali, dal sinuoso Massimiliano Vado (Iago), al posato Mirko Rizzotto (Cassio), e soprattutto all’appassionata Maria Rosaria Carli (Emilia).

(http://www.deapress.com/articoli-mainmenu-29/recensioni-mainmenu-31/2520-teatro-otello.html)

Questo nuovo allestimento, prodotto da  Sicilia Teatro e Teatro Grandinetti Lamezia Terme, si avvale della traduzione di Masolino D’Amico e della regia di Roberto Guicciardini. Sebastiano Lo Monaco impersona un convincente, ma a tratti forse un po troppo pacato, “Moro”, il quale   rimane vittima di un terribile malinteso che lo porterà ad uccidere la persona amata.
Bravi gli altri interpreti (Maria Rosaria Carli, Alkis Zanis, Marta Richeldi nel ruolo di Desdemona,Marius Bizau, Amedeo D’Amico, Alessia Innocenti, Massimo Leggio, Matteo Micheli, Mimmo Padrone, Mirko Rizzotto, Massimiliano Sozzi), tra i quali si distingue con onore Massimiliano Vado nel ruolo di Jago, personaggio tormentato anch’egli da gelosia ed invidia.

(http://www.recensito.net/index.php?option=com_content&view=article&id=10969:otello-al-verga-di-catania-gelosia-e-diversita-in-un-mondo-spietato&catid=49&Itemid=126)

 


Perfetta, cattiva e un tutt’uno l’interpretazione di Iago, Massimiliano Vado, infido alfiere di Otello, sadico e calcolatore, che ha generato nel pubblico l’odio per il suo personaggio e ha fatto rivivere in ognuno di noi la falsità e l’ipocrisia a fini strettamente personali che riscontriamo in conoscenti e amici nella quotidianità.
Non completa l’interpretazione di Lo Monaco. Ha lasciato a chiazze il trucco del viso e, anzichè trasformarlo in un uomo di colore, lo faceva sembrava uscito da un caminetto. Forse un po’ troppo gassmaniana e senza grande coinvolgimento. Era’ andata molto meglio lo scorso anno con la pieces pirandelliana “Enrico IV” perché l’egocentrismo dell’attore trovava la sua migliore espressione. Mettersi in secondo piano a volte rende primi attori, ed essere umili nelle loro parti rende unici.
Molti i riferimenti erotici nel corso dello spettacolo e le movenze di bacino che hanno distratto dall’essenza di valori e sentimenti di cui è stato portavoce lo scrittore inglese, antesignano dell’attualità del teatro. Deliziosa e perfettamente delicata Marta Richeldi in Desdemona. Anche lei ha cucito sulle capacità artistiche il suo personaggio alternando la devozione verso il marito a ambigue effusioni con Cassio. Perfetta Maria Rosaria Carli nei panni di Emilia, moglie di Iago. Padronanza e presenza scenica, in un ruolo che le ha permesso di entrare nelle maglie più sottili di quest’opera e di rimanere impressa nel pubblico. Interessante la posizione in discesa del palco che ha permesso leggeri saliscendi agli attori. Non molto convincenti invece i costumi di Maurizio Millenotti, originale la traduzione di Roberto Guicciardini.
La durata della pieces ha fatto storcere il naso per le tre ore e mezza di spettacolo ma, in conferenza stampa, Vado ha spiegato che tutte le opere di Shakespeare hanno questi tempi. Che il pubblico non sempre è abituato a condividerli.

(http://win.lameziaweb.biz/new.asp?id=6540)

Un grande cast di attori, ottima la voce morbida e adulatrice che l’attore Massimiliano Vado utilizza per dare forza all’inganno nei panni di Jago. Cassio è intenso nella figura di Mirko Rizzotto, più debole Marta Richeldi nei panni della sommessa Desdemona, convincente è Alessia Innocenti, la serva-moglie Bianca, quando, in preda all’incredulità, scopre la malvagità del marito Jago. Due ore e più: uno spettacolo che si segue stando col fiato sospeso, una grande prova registica e, soprattutto, un grande plauso al teatro siciliano.

(http://www.idgt.it/Blumedia.nsf/(ArticoliWWW)/D780B083AD57A1A4C1257419002FD718?OpenDocument)

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La tragedia di Otello, il Moro di Venezia
La trama è celebre, ma ogni nuova lettura, ogni ipotesi di  realizzazione scenica, ne mette in  rilievo la complessità.
La storia di amore e gelosia, per spostamenti progressivi, raggiunge ineluttabilmente l’acme orrendo dell’omicidio e della strage.
Ma la tessitura della tragedia non è lineare. Contempla percorsi accidentali, snodi impensati: basta un salto di stile nel linguaggio, la reazione imprevedibile di un personaggio, una osservazione innocua, un gesto immotivato, per aprirci le porte all’insondabile, in una spirale di emozioni che  provocano turbamento e smarrimento.
Il dubbio e l’ incertezza che attanagliano Otello sono sottotraccia la tensione costante del suo agire. La sua leggenda eroica si stempera e si degrada lentamente nella materialità di un linguaggio frantumato, che appare perturbante visto in una proiezione distruttiva delle illusioni individuali. Il sentimento incontrollato si proietta in un destino di distruzione.  Proprio il Moro che conosceva la magia della parola nell’ampio spettro dell’epico e dell’immaginario cede al dubbio che frantuma ogni certezza ed è indotto a assumere su di sé la condanna   della diversità, e a scandire  nel proprio subconscio il  crescendo stesso della propria angoscia.

– Roberto Guicciardini –

Si apre il sipario ed immediatamente lo spettatore avverte il salto temporale indietro di circa 4 secoli. Nebbia , figure emblematiche incappucciate con lunghi sai si stagliano su un cielo notturno mosso da grandi nuvole e rischiarato da una luna inquietante . Entrano in scena Jago ( Massimiliano Vado ) con una sontuosa veste da armigero del seicento e Roderigo ( Alkis Zanis ) con abiti borghesi ed iniziano subito a ordire la tessitura della tragedia , fino a che arriva lui , Otello , il moro , una figura che a Livorno ha qualcosa di familiare : sembra proprio uno dei quattro mori.

Bravissimo Massimiliano Vado che ha interpretato Jago , l’ideatore della tragica tresca , l’uomo di tutti i giorni e di tutti i tempi , che medita scientificamente il male ma vuole apparire nel bene. Le donne del mondo elisabettiano , chiuso e puritano , catapultato nel seicento veneziano , sprizzano sensualità ,ma Desdemona, Emilia e Bianca esprimono molto bene l’innata forza femminile che genera passioni , solleva tensioni erotiche controllando con dignità e pragmatismo un mondo maschilista nel pensiero . In particolare Emilia , la moglie di Jago , riesce per mezzo della efficace Maria Rosaria Carli a ritagliarsi con forza morale ed espressiva una grande dignità di ruolo , in particolare nell’ultima scena della resa dei conti finale , quando l’odio e la gelosia degradano nella follia omicida.

(http://www.teatro.it/recensioni/otello/si-apre-il-sipario-ed-immedia)

 


Immaginate di essere un concorrente di `Chi vuol esser milionario`. La domanda per voi è: famoso personaggio di Shakespeare, grasso, goffo, che parla con la bocca impastata e fa ridere. Cosa rispondete? Falstaff, ovviamente. E invece no: la risposta giusta è Otello. Almeno secondo l’interpretazione che ne dà Sebastiano Lo Monaco.Lo Monaco, che pure è un ottimo attore, confonde l’intensità dell’amore con i fumi dell’alcool, costruendo un Otello che non si regge sulle gambe, che ride quando dovrebbe piangere e piange quando dovrebbe ridere, che urla, sbraita, si dimena, perché un innamorato folle di gelosia urla, sbraita, si dimena. Non c’è alcuna misura nella sua interpretazione, nessuna attenzione al contesto, al rapporto con gli altri personaggi. Otello scompare dietro l’ingombrante figura di Lo Monaco, che si lascia trasportare dalla corrente di un istrionismo che schiaccia sotto il suo peso eccessivo tutta la complessità del testo di Shakespeare. Otello non è solo un geloso per natura, non uccide Desdemona perché pazzo d’amore. Egli è al contrario vittima di un intrigo abilissimo costruito da Iago con perizia e astuzia, passo dopo passo. Iago conosce il cuore e la mente di Otello perché conosce gli uomini, le loro debolezze, e sa sfruttarle a suo vantaggio, anche se, accecato dall’odio, non vede che finirà egli stesso vittima dei suoi intrighi.Ma nello spettacolo questa sottigliezza dell’analisi, questo contrasto tra realtà e finzione così centrale nell’opera di Shakespeare, così evidente, ad esempio, nella recente interpretazione dell’ebreo Shylock offerta da Eros Pagni nel Mercante di Venezia diretto da Luca De Fusco, scompare.La regia di Roberto Guicciardini è comunque efficace nel costruire le scene d’insieme, nel tenere alto il ritmo, nel ricreare con pochi effetti di luce i diversi ambienti e il passaggio del tempo, anche grazie alle scene essenziali ma suggestive di Piero Guicciardini: un bellissimo cielo di nuvole minacciose che incombono su una pedana fortemente inclinata sulla quale recitano gli attori, evidente simbolo dell’idea Shakespeariana della vita come un palcoscenico sul quale ognuno recita la sua parte.Nel resto del cast, in generale di buon livello, spicca lo Jago di Massimiliano Vado, attore dallo stile inconfondibile: la sua recitazione è cadenzata da un ritmo insolito, a prima vista irritante, capace al contrario di catturare l’attenzione dello spettatore grazie ad un andamento spezzato, fato di pause e accelerazioni fuori tempo, eppure proprio per questo affascinanti.A proposito: se alla domanda iniziale avete risposto Otello, allora potete andare avanti col gioco, ma forse sarebbe meglio che torniate un po’ indietro a rileggervi Shakespeare.

(http://www.teatroteatro.it/?it/Teatroteatro.it—approfondimento/&q=IT4ikY4EwVDiiaRZmIpn8A%3D%3D)

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Era il 1604 quando quest’opera dell’illustre drammaturgo inglese fu rappresentata per la prima volta alla corte di re Giacomo Stuart. Sono passati quattro secoli, ma la sua forza dirompente non cessa, la sua tematica rimane sempre attuale. Anche nella versione voluta da Roberto Guicciardini, che punta molto sull’espressività degli attori e il vigore del linguaggio, tralasciando ogni frenesia di vezzi e modernità.

(http://catania.meridionews.it/articolo/3713/ortiche-e-piaceri-nellotello-di-guicciardini/)

L’allestimento scenico è semplice ed elegante, il pavimento si riversa sul pubblico come a mostrare ogni angolo di azione, provocando uno scivolamento verso il basso. Sul fondo il cielo nuvolo e il mare in tempesta sono perfetta metafora della battaglia e degli eventi che si abbattono sul “Moro” e sul suo amore per Desdemona. La traduzione è molto libera e lascia trasparire una modernizzazione del testo a volte un poco stonata con il teatro di stampo elisabettiano.

(http://lnx.whipart.it/news/45661/teatro-otello-catania.html)

 


le foto utilizzate in questo articolo sono di Ennio Stranieri,
e sono state scattate durante l’allestimento e le repliche dello spettacolo presso il teatro Grandinetti di Lamezia Terme.

al fotografo il maestro Guicciardini fece questa dedica:

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(San Gimignano)
– ..Roberto non sono troppo giovane per fare Iago?
– o’ bischero! il personaggio ha 28 anni, quelli che lo fanno vecchio non hanno letto il testo di Shakespeare, accidenti a loro!
– mi stai simpatico.
– anche tu; chiamami conte..

ciao nobile Roberto Guicciardini,
le tue note di regia non me le scorderò più.


A conclusione, successo e clamore per le doti non proprio nascoste di uno degli attori più piacenti e freschi del cast, soprattutto da parte di un audience femminile di giovanissime ed apprezzamenti anche per il piacevole fuori programma che nella seconda serata ha visto protagonista Sebastiano Lo Monaco. L’attore di Floridia, smessi i panni di Otello e rivestiti quelli del cabarettista, dopo gli applausi finali, ha interagito col pubblico in un ironico scambio di opinioni sullo spettacolo, confermando il suo talento istrionico.

(http://catania.meridionews.it/articolo/3713/ortiche-e-piaceri-nellotello-di-guicciardini/)


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