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l’ARTE che mantiene l’ARTE

aprile 6, 2019

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Ai vernissage di pittura la maggior parte dei partecipanti, tra spumante da supermercato e finta indifferenza, è composta da colleghi e addetti ai lavori, pronti a distribuire complimenti e luoghi comuni.

Tutti parlano male degli assenti.

A teatro, quando lo spettacolo non è palesemente commerciale, il pubblico è solo di attori e presunti tali, che snobbano le sale piene per bearsi, con tracotanza radical, del fatto di non essere volgari come gli altri.

E tutti parlano male di quelli con i teatri pieni.

In realtà tutti parlano male di chiunque.

Alle fiere del fumetto, i fumettisti comprano i fumetti degli altri fumettisti, salvo poi forse neanche leggerli, ma solo per complimentarsi a vicenda gli uni con gli altri per capolavori di ironia che venderanno 19 copie.

E tutti, poi, parlano male di chi fa i firmacopie.

Ai concerti dei musicisti giovani trovi altri musicisti disposti a cedere la propria madre come donna delle pulizie a mezzo servizio pur di fare un nuovo indimenticabile featuring.

Tutti parlano male dell’indie, sempre. A priori.

Nei musei i custodi, per mancanza di visitatori, utilizzano il wi-fi per scaricarsi intere compilation da spotify e ingannare il tempo.

Tutti sono altrove.

Al cinema la gente “normale” ci va, non sempre, non a vedere tutto, magari non pagando, ma ognuno dei lavoratori di settore giura di essere pronto a risollevare le sorti della settima arte e di essere il detentore della cultura.

Tutti si sentono autorizzati a parlare di tutti.

Quando poi scattano i premi si assiste ad una auto incensazione che puzza più di invidia che di ammirazione.

Per la maggior parte dell’arte, è l’arte che finanzia e mantiene l’arte.

Praticamente lo stipendio di molti artisti lo pagano altri artisti o degli aspiranti tali.

Come ricircolo di denaro è un sistema virtuoso, ma per la divulgazione culturale si rasenta quella speciale inutilità che ogni tanto ci fa domandare perché non abbiamo fatto i cuochi, i commercialisti o i guardiacaccia.

_ INDIeSPARTE_123_

foto di Beniamino Finocchiaro

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