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LA SINDROME DA CRISTIANO RONALDO

aprile 17, 2019

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Immagina di essere un destro naturale, capace di giocare in ogni zona del campo, esperto di finte e accelerazioni e ottimo rigorista e tiratore di punizioni.
Immagina di essere abbastanza bello da diventare testimonial di Armani e Nike, persino di uno shampoo, avere una tua statua alta dieci metri e posare per la campagna promozionale della tua linea di intimo per uomo.
Immagina di staccare una rovesciata della madonna durante una partita che stanno guardando almeno un miliardo di persone, in ogni parte del mondo; un gesto atletico per cui anche il pubblico avversario non può che alzarsi in piedi e applaudire con convinzione.
Immagina di avere stampata la tua faccia su ogni confezione di PES 2008, PES 2012 e 2013, FIFA 18 e FIFA 19 e contemporaneamente inaugurare una tua linea di profumi.
Immagina di essere l’atleta più ricco del mondo, tecnicamente superiore a Messi e Neymar, sicuramente più alto e corretto di Maradona.
Immagina di diventare il simbolo del Portogallo.
Immagina di essere talmente impegnato politicamente da ritenere pleonastica qualsiasi dichiarazione e intervenire, invece, devolvendo un milione e mezzo di euro alla causa palestinese e altrettanto alla croce rossa internazionale.
Immagina di aver vinto, praticamente da solo, un campionato europeo, cinque Champion league, quattro coppe del mondo per club, due Supercoppe uefa, tre campionati inglesi e due spagnoli, e  aver vinto la bellezza di cinque palloni d’oro.
Immagina che qualsiasi donna e molti uomini farebbero carte false per passare anche solo qualche minuto con te.
Immagina di aver battuto una serie di record che manco tutto il Portogallo: unico calciatore ad aver vinto nello stesso anno solare la Champions League, l’Europeo, il Mondiale per club e il Pallone d’oro, unico calciatore ad aver realizzato più di 50 gol stagionali in sei stagioni consecutive, essere il calciatore ad aver segnato più gol (ottantacinque) in una nazionale europea, ad aver segnato più gol (centoventuno) in UEFA Champions League;
unico calciatore ad aver vinto per sette volte la classifica marcatori della UEFA Champions League, unico calciatore ad aver vinto per sei volte consecutive la classifica marcatori della UEFA Champions League, unico calciatore ad aver vinto cinque UEFA Champions League, e questo solo per cominciare.
Immagina di poter figliare, come Michael Jackson, senza dichiarare nemmeno chi sia la madre, e di poterti divertire sessualmente  con uomini e donne indifferentemente senza subire alcun giudizio dall’opinione pubblica, almeno da quella dotata di cervello funzionante.
Immagina che tutti vogliano darti onorificenze, scarpe e soldi.
Immagina tutto questo, fermati per un minuto e immagina di essere Cristiano Ronaldo: di entrare nella sua testa e di scivolare fuori dalla tua vita.
Ora cerca di immaginare la pressione di un mondo intero su qualsiasi cosa tu faccia o dica, prova a realizzare cosa vuol dire, in termini di audience e opinionisti mondiali, sbagliare o segnare un rigore e una punizione.
Cerca di comprendere la mole di giudizio, spesso immotivato e non frutto di formazione, che si riversa su di te ogni volta che emetti un fiato.
Dalle persone che calcolano quanto guadagni al secondo a quelle che pensano di essere migliori di te.
Da chi sputa la sua infelicità attraverso la critica perseverante e invidiosa ad ogni tuo gesto a chi per sentirsi attraente decide di comprarsi una maglia col tuo nome sopra.
Ripeti all’infinito ogni tuo gesto atletico su milioni di televisori contemporaneamente.
Ci riesci? È umanamente pensabile tutto questo oppure ti spaventa un poco?
Restringo i termini.

Ora immagina di essere a Frosinone e che un intero stadio ti stia guardando; anche quando sei lontano dalla palla c’è una telecamera e 16227 persone che ti stanno pedinando con gli occhi, sia se corri che se ti levi un cappero dal naso.
Riesci anche solo a gestire novanta minuti in questo modo?

Te lo dico io: no, non ci riesci.
E se pensi di poterlo fare è anche peggio.
Se stai alzando il sopracciglio in segno di diffidenza non fai che peggiorare ulteriormente la situazione, perché una pressione del genere è per supereroi e non per uomini normali.
Una attenzione simile per essere gestita ha bisogno di cervello attentissimo e spalle molto larghe e queste doti sono per pochi. Per eletti.
Ogni tuo giudizio a riguardo è valido solo per incartare il pesce e ogni opinione, di qualsiasi stampo o fattura, espressa su un social viene dissolta nelle percezione comune nel giro di qualche centesimo di secondo.
Tu, in questa questione non vali nulla, persino questo libro rischia di avere lo stesso peso, mentre lui, Cristiano Ronaldo, conta più del Papa.
Senza soffermarci ulteriormente su quanto tutto questo abbia un senso universale, soprattutto se paragonato alla vita impiegatizia, passerei ad osservare quanto l’estesa sindrome da invidia naturale dei presunti haters (odiatori di professione a quanto pare), si sviluppi proprio verso quello che è a loro, incomprensibilmente, irraggiungibile.
Constatare, non senza patimento, che la nuova appartenenza ad una squadra blasonata come la Juventus, trasformi quello che è, a tutti gli effetti, un fenomeno, in un simbolo da vilipendere, unicamente per sottolineare (mi sembra ovvio, anche solo dal punto di vista psicanalitico) la propria impotenza nei confronti del mondo, non solo fornisce un quadro chiaro sulla quantità di infelicità dispersa nell’ambiente, ma contribuisce a creare un quadro politico, avulso sia chiaro dalla partitica, che delinea con precisione matematica la direzione sociale che stiamo intraprendendo.
Siamo una società in declino, non tanto per i valori che inseguiamo, ma per i metodi e i modi in cui ci esprimiamo. Facciamo parte di un emisfero creativo e ricettivo che sta implodendo su se stesso per mancanza di obiettività.
Lo stesso odio generato durante una qualsiasi discussione calcistica non è misurato neanche durante un conflitto a fuoco su terreno di guerra.
E vale per qualsiasi fazione: “l’odio sportivo” è simbolo di stupidità assoluta.
Se tifi a favore di una squadra o di un atleta sai cos’è lo sport, altrimenti sei il nulla, hai una attività cerebrale paragonabile a quella di un castoro.
In letargo.

Immagina di essere Cristiano Ronaldo e di guardare te, che scrivi male di lui, dall’alto della sua residenza torinese: cosa rappresenti? cosa vuoi essere?
Niente.
Sei un hater che non ha niente da dire e lui, invece, è un mito.
Lo so, è difficile da riconoscere; crea imbarazzo il dover dire a se stessi che comunque se sui sta al computer a scrivere inesattezze e boiate forse si sta sprecando una intera esistenza che invece sarebbe stata meglio impiegata se solo si fosse scelto di raccogliere broccoletti sulle lande calabresi.
Ma è così.
Non si sfugge.
L’odio con cui si accoglie una squadra o una persona da la misura della nostra inettitudine.

Diagnosticherei il tutto con il nome di Sindrome da Cristiano Ronaldo, in cui si pensa di essere un formidabile campione o un impareggiabile opinionista, e invece, specchiandosi nelle acque del lago culturale, il proprio edonismo ha la valenza pratica di una scorreggia.

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