Vai al contenuto

LA GABBIA

aprile 27, 2019

PHOTO-2019-04-26-09-03-38

INTHEFILM presenta
LA GABBIA
di Massimiliano Frateschi
con Federico Tolardo e Massimiliano Frateschi
scene Andrea Urso
costumi Tiziana Massaro
visual Nicola Pavone
foto Bianca Hirata e Beniamino Finocchiaro
ufficio stampa Francesca Pigianelli
performance Iole Mazzone e Maria Helene Nouvel
aiuto regia Claudia Ferri
assistente alla regia Livia Allegri
regia, luci, suoni Massimiliano Vado

Schermata 2019-04-27 alle 18.23.11.png

La Gabbia è un testo a due di teatro contemporaneo. Parla di alcune condizioni mentali che si presentano nel nostro inconscio quando proviamo a nascondere quello che siamo. Una metafora, due uomini la cui gabbia è la loro malattia mentale, i loro difetti. Un sonnambulo, lucido di giorno ma non di notte, ha ucciso la moglie nel sonno (motivo della sua detenzione nella cella), l’altro invece soffre di allucinazioni psicotiche e cambia versione dei fatti ogni volta che parla della sua vita privata, confonde una realtà per un altra (il motivo della sua detenzione resta ignoto). Un viaggio all’interno di una gabbia non solo fisica ma mentale, dalla quale sembra impossibile scappare, con dialoghi apparentemente insensati e quieti ma che vibrano di paure e trovano sempre un giro di volta nel senso di questi due personaggi. Loro sognano un futuro migliore. Noi con loro. Ambientato in una cella d’isolamento, per raccontare che spesso nei nostri difetti e nelle nostre paure restiamo fermi, questo testo parla di un futuro o un presente dove il mondo è distrutto da una catastrofe e dove, forse, la gente è quasi contenta di questo perché può ricominciare da zero.
Max e Pier si ritrovano in due in una sola cella d’isolamento.

Schermata 2019-04-27 alle 18.24.54

Nella cella di un carcere di massima sicurezza, in un istituto mentale. Due uomini sulla trentina, Max e Pier, si trovano in una pacifica e serena convivenza. Uno stato ciclico di stallo, descritto e scandito dalle ore che cambiano e da una voce al megafono che annuncia la frazione della giornata nella quale si trovano. I due si confessano i peccati e i sogni per il futuro ma resi ansiosi dalla reclusione e dalla scadenza d’imputazione imminente decidono di evadere con un utopico piano che comprende la corruzione di una guardia. Durante l’ora del pasto, compiono gesti euforici come picchiarsi e urlare per attirare l’attenzione ma il piano che inizialmente sembra funzionare fallisce miseramente. Così la pressione nella cella aumenta. Tutto avviene nell’arco di tre giorni nei quali i due si raccontano grandi verità e scoprono di essere in una gabbia mentale molto peggiore di quella in cui sono fisicamente, dalla quale molto probabilmente non usciranno mai. Così, compresa l’impossibilità della fuga, nella notte mentre Max sogna, Pier si toglie la vita per liberarsi della gabbia e per permettere la fuga al compagno. Le ultime parole scritte da Pier su un pezzetto di carta a carboncino sono delle istruzioni, che spingono Max a concludere il piano approfittando dello spostamento del cadavere e corrompendo la guardia con lo stesso pezzetto di carta lasciato da Pier. L’indomani, alla parvenza di una nuova luce di libertà, il fuggitivo Max viene riportato all’interno della cella, dove questa volta si troverà ad affrontare la sua gabbia da solo. Nel tempo che scorre, sempre più velocemente, è chiaro che ogni parola, pensiero e sogno svaniscono nei vuoti di silenzio. Il testo finisce con un annuncio da parte della voce al megafono che come una lancetta ricomincia il suo girotondo. Max parla da solo. Gli manca Pier o il suo amico non è mai stato in quella gabbia con lui?

Schermata 2019-04-27 alle 18.25.11

Misurarsi con l’impercettibile, sfidando la comprensione di diversi piani di lettura che si intrecciano con una realtà in cui si sfogano eventi apocalittici;
colpe personali che si pagano con vie crucis verbali, conversazioni semplici che nascondono strati di abulia e insoddisfazione, eccessi di rabbia che nascondono verità molteplici.
In una gabbia, anzi nella gabbia di un carcere, si sommano questi ed altri elementi, spingendo chiunque ci capiti dentro a fare i conti, oltre che con il tempo che passa, anche con le colpe della propria coscienza.
È una linea di destino che ci spinge al limite, ci mette alla prova, come attori e come regista, oltre che come persone, perché la sfida lanciata a se stessi ha bisogno del conforto di essere raccolta.
Si osa passando per l’umano, ci si rinchiude, ostentando fragilità, ci si misura come uomini sapendo che il risultato non sarà mai scontato. In fondo non siamo qui solo per passare il tempo; in teatro alcuni minuti sembrano anni.

 

 

 

 

 

 

In un’ora e un quarto Max e Pier regalano empatia, sorrisi, ragionamenti (non sempre lucidi) e speranze per un finale diverso da quello reale, seppure inatteso. E se la bravura dei due attori è fuori discussione, il pubblico scopre la verità nella follia solo grazie ad un gioco di squadra perfetto. Con Massimiliano Vado in cabina di regia, le luci, le musiche e le proiezioni video accompagnano perfettamente ogni movimento in scena. E, se i costumi (di Tiziana Massaro) non lasciano spazio al dubbio sulla salute mentale dei due personaggi, la gabbia sospesa di Andrea Urso restituisce perfettamente il labile confine tra una cella carceraria e i limiti mentali di ognuno.

fonte: https://www.laplatea.it/index.php/teatro/recensioni/4861-la-gabbia-dialogo-con-le-proprie-paure.html?fbclid=IwAR2KTfR_mgP8hw6mG9CnbyjhHKCsxY6O0IZVvAyGjucAco8oYPNDInJH8D4

Fa effetto la ricostruzione scenica scelta e resa da Andrea Urso che propone una cella di isolamento alta un metro da terra, il cui pavimento-rete accoglie il rifugio dei ragazzi nelle notti insonni. I visual di Nicola Pavone insieme ai costumi di Tiziana Massaro, rendono materica la follia grazie al giusto mix che vien fuori tra i video e le camicie di forza. Le musiche curate da Frateschi si innescano con la regia di Massimiliano Vado che orchestra al meglio lo spettacolo in una giusta riduzione del testo originario.

fonte: https://www.ilmessaggero.it/spettacoli/teatro/la_gabbia_brancaccino_roma-4471199.html?fbclid=IwAR0wHI0TUkq3-mnLoxCKcosqWVfd3W-g3RHMuuon76ZZYpqVEWJ5nVfvSG8

https://www.unfoldingroma.com/cultura/9133/massimiliano-frateschi/

Fondamentale in questo spettacolo la regia di Massimiliano Vado, una regia chiara e precisa, che delimita azioni, gesti, battute e che guida i personaggi evitando loro di strafare.
Ottimo l’uso delle luci e delle musiche.
Interessante la scenografia di Andrea Urso con questa “gabbia” quasi sospesa il cui pavimento è una rete che rende ogni passo incerto e traballante, come la vita dei personaggi, sempre in bilico, appunto sospesa e priva di ogni solidità.

60125092_299622550961159_8648416941171539968_n59993553_299623967627684_35937851086471168_n59845431_299622724294475_7745594904083955712_n

fonte: http://www.flaminioboni.it/recensione-de-la-gabbia-teatro-brancaccino-10-maggio-2019/?fbclid=IwAR1gtI82HflcvWWLdZr62Eb4bmfzm2-yuZs98JDHYbdqq95hx-XnZsiTHTE

La mia visione è molto più semplice. Dal mio punto di vista, dopo la morte non c’è nulla, dopo la morte non esisti e per questo ti liberi di te solo quando muori. “Ti liberi di te” viene qui usato nell’accezione negativa, nel senso dell’impossibilità di liberarti dei tuoi problemi. In senso più generale non ti liberi di te stesso finché non muori. Se la tua gabbia sei tu, resti nella gabbia tutta la vita. Il mio approccio è molto meno mistico. La provocazione contenuta nelle mie note d’autore, mira a sottolineare un messaggio contenuto nella drammaturgia: devi goderti la vita così com’è, smettere di mentire a te stesso e liberarti dalle tue paure! Uno dei due personaggi si rassegna e vede la morte come unica soluzione, pensando che solo non essendo potrà liberarsi dalle sue sofferenze. Ma la fuga non è una via d’uscita. Nessuno esce mai dalla propria gabbia: ti segue perché la tua gabbia sei tu. È difficile trovare un meccanismo per il quale tu ti liberi dai tuoi difetti, perché i tuoi difetti sono nati apposta per farti fare determinate cose. È qualcosa che ti chiude per far sì che tu ti liberi.

fonte: https://www.unfoldingroma.com/cultura/9133/massimiliano-frateschi/

60136693_299622054294542_943316788345569280_nSchermata 2019-05-08 alle 18.40.51Schermata 2019-05-08 alle 18.41.02Schermata 2019-05-08 alle 18.41.18Schermata 2019-05-08 alle 18.41.27Schermata 2019-05-08 alle 18.42.08Schermata 2019-05-08 alle 18.42.18

La regia del sempre bravo Max Vado, che questa volta si concentra in particolar modo sulla suggestiva scenografia di Andrea Urso e sul reparto luci, poco può fare per migliorare il risultato totale dello spettacolo che difatti viene ricordato più per la resa tecnica, figlia di un’ottima ispirazione, che per il copione.

fonte: http://www.brainstormingculturale.it/la-gabbia/?fbclid=IwAR0THezGBhe5C9hWRy1thWkaCSWS_DGtEW7oQfutt9di6q7XynIUbozdvrU

Schermata 2019-05-08 alle 18.42.26

 

 

 

 

foto Beniamino Finocchiaro

Annunci

From → spettacoli

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: