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LA STRATEGIA DEL COLIBRÌ

aprile 27, 2019

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Sycamore Company e
Cometa off presentano

LA STRATEGIA DEL COLIBRÌ

di Roberta Calandra
con: Livio Beshir, Valentina Ghetti e Barbara Mazzoni

ufficio stampa: Elisa Fantinel
supporto e realizzazione video: Paolo Codato
quadri: Ecto Maver
locandina: Carolina Ielardi
foto di scena Matteo Nardone
sale prove: Civico 54 e Cantiere Teatrale

Foto, luci, leone, dibattito, suoni e regia: Massimiliano Vado

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57591561_2366582463381431_6597418522295402496_nfoto Massimiliano Vado

Due donne, l’una l’opposto dell’altra. Paola assistente del sindaco della città, Cloé organizzatrice di eventi. Ideologie politiche diverse, caratteri e sensibilità incompatibili, vite private agli antipodi, eppure costrette ad affrontare una situazione che le metterà alla prova con la propria reciproca umanità.
Un politico misterioso detto “Il Presidente” le convoca nello stesso ufficio in piena notte per organizzare i dettagli di un convegno che dovrebbe cambiare le sorti dell’umanità. I più importanti capi di stato parteciperanno ad un summit internazionale che coinvolgerà inoltre le figure religiose e scientifiche più note al mondo. Un incontro per dialogare sulla pace.

Ha inizio un rapporto conflittuale e intenso: si odieranno, si metteranno in discussione, si compatiranno, avranno devastanti crisi isteriche, si rinnegheranno, si riconosceranno, si consoleranno a vicenda in un alternarsi continuo tra il pubblico e il privato.
Come sono finite in quel luogo? E perché proprio loro due? E chi è questo misterioso “Presidente?” E se durante l’organizzazione di uno dei più decisivi incontri mondiali dovessero venire casualmente alla luce documenti privati in cui sono spiegati inconfessabili segreti di stato? Liste proibite e ricerche scientifiche nascoste? E se in gioco ci fosse addirittura la presentazione di una coppia di misteriose creature, provenienti addirittura dall’antico continente scomparso di Lemuria? Chi è questa entità definita per brevità semplicemente “L’essere”?
In divertito parallelo con le due donne scorre la frustratissima presenza di Barack Obama, abbattuto dalla distruzione sistematica che Trump sta compiendo verso il suo operato, coinvolto in un infaticabile incoraggiamento a sua moglie Michelle, affinché si candidi con i democratici, forse unico vero ma ambiguo artefice della situazione che vede le due sventurate Paola e Cloé chiuse come criceti in una gabbia a misurarsi con qualcosa di infinitamente più grande di loro.

Una favola moderna che risponde alla distanza della politica dei poteri occulti, dei meccanismi tradizionali con la forte e calda umanità di due persone comuni, nelle quali tutti possiamo riconoscerci e attraverso le quali fronteggiare il corrosivo senso d’impotenza che ci pervade di fronte alla durezza e alla apparente mancanza di risposte dell’epoca attuale.
Scritto dalla sapiente penna drammaturga di Roberta Calandra, La Strategia Del Colibrì è un testo delicato e dalle radici umane profonde che ha convinto Massimiliano Vado a firmare la regia per la sua messa in scena. La fiducia nell’essere umano nonostante le sue diversità è la bussola che conduce lo spettatore per una strada sotterranea che giunge fino alla consapevolezza di una nuova determinazione. E questa pace per cui si lotta, si ride, si fantastica, si impazzisce, ci si arrovella, risulta infine l’unico vero scopo di unione e di incontro tra tutti. Barbara Mazzoni e Valentina Ghetti sulla scena mettono in gioco una dirompente energia trascinatrice che cattura lo spettatore, che si identificherà a più riprese e in tutte le loro scalate e discese emotive. A fare da collante tra le due un inedito Livio Beshir nei panni di un sorprendente Barack Obama.

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ISORaDIO:

La storia nasce perchè cercavo un’idea per la mia cara amica, Barbara Mazzoni e avevo il desiderio di raccontare una storia al femminile che non fosse il “solito innamoramento dell’ amico gay” o “il tradimento del marito”. Cercavo un ambito di esplorazione differente e mi è venuta in mente questa tematica della pace nel mondo trattata in maniera comica e anche grottesca. Inizialmente lo spettacolo ha avuto un lungo excursus di titoli. Prima si chiamava “Atlantide”, perchè volevo richiamarmi all’idea dell’ antico continente pacifico scomparso. In realtà qualsiasi cosa aveva questo nome, quindi abbiamo trovato “Lemuria”, simile ad Atlantide, ma poi il regista Massimiliano Vado ha pensato che fosse meglio trovare un altro nome. Quindi in maniera molto divertita ci è venuto in mente che esiste una favola africana che ha protagonista questo piccolo uccellino, il colibrì, che portando una goccia di acqua sull’incendio, convince tutti gli animali a salvare la foresta. Quindi abbiamo deciso di dargli questo titolo.

fonte: https://www.trendemoda.it/cultura/teatro/roberta-calandra-stratedia-del-colibri-intervista/
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Note di regia

Sono sempre più convinto che il circolo vizioso iniziato dal teatro pirandelliano e proseguito, poi, con la psicanalisi, stia tornando al suo punto di origine e restituisca agli autori di testi la limpidezza di una analisi, senza bisogno di terapie e medicinali.

Assodato che per fare il regista è necessario più saper interpretare il testo, soprattutto se l’autore è ancora vivente, e le dinamiche umane in esso contenute, che saper programmare una console luci con controller dmx, spesso ci si pone davanti ad un nuovo allestimento con la smania di volerlo per forza scavare a fondo, carpendone i segreti più nascosti. Per far si che ciò accada, non trascurando la purezza dell’opera d’arte, ci si immerge placidi in un labirinto psicoanalitico riguardante le pieghe di ogni personaggio, anzi del respiro di ogni personaggio, capace di tormentarti per mesi. È una tortura emotiva che solo i registi conoscono a fondo. Piacevolmente si scopre che i disegni del mondo appartenenti al testo, e in questo caso a La Strategia del Colibrì, oltre che ai suoi personaggi, sono la proiezione di un mondo migliore, sono le parallele sintetiche di un pensiero maturato per anni, la slavina sentimentale partorita dalla montagna di studi, una complicazione infinita creata per sentirsi meno leggeri ma per riempire un pezzo di sé. Quindi il compito del regista è portare sulla scena un pezzo dell’autrice: un rene, un occhio, un ventricolo o anche solo un piede, non importa quale, purché sia il pezzo che di cui il testo ha riempito le mancanze universali. Trascendere le proprie strategie e immolarsi per entrare nella testa della Calandra, così come successe a John Malkovich in un film difficile da dimenticare. Per mettere in scena questa strategia politica e sociale bisogna che il deus ex machina sia l’autore anche se non c’è, che se ne percepisca l’odore anche a chilometri di distanza. Se poi le luci siano rosse o blu, secondo me, non importerà a nessuno.

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Convince e coinvolge la pièce La strategia del colibrì di Roberta Calandra. Due donne, l’una l’opposto dell’altra. Paola, interpretata da Valentina Ghetti, è l’assistente del sindaco della città; Barbara Mazzoni, che veste i panni di Cloé, è un’organizzatrice di eventi. Entrambe interpretano con potenza e vibrante emozione due donne così diverse eppure così uguali nella forza e nella fragilità, nella gioia e nel dolore. La Ghetti è perfetta nel ruolo della donna con un’apparente vita stabile, in cui tutto appare per quello che è… o forse no? L’ideologia fa a cazzotti con la passione e con la fragilità che il dubbio cominciare a corrodere. La Mazzoni è una credibile donna di mondo che ha visto tutto e che sembra più sciolta e disinibita di Paola ma che sotto sotto nasconde dolore, ma anche voglia di riscatto. Hanno ideologie politiche diverse, caratteri e sensibilità incompatibili, vite private agli antipodi, eppure costrette ad affrontare una situazione che le metterà alla prova con la propria reciproca umanità. Due personaggi che sono tutte le donne, con le loro contraddizioni e le loro idiosincrasie. Due donne sensibili, che affrontano la vita di petto mettendosi sempre in gioco, senza riserve e sempre per amore. Un amore che si manifesta nella pienezza della loro femminilità: sono incatenate dal filo rosso con cui la società le stigmatizza in un ruolo che è stato loro assegnato. Catene in questo caso visibili che non permettono loro di muoversi e di librare in volo.

E poi c’è lui, il politico misterioso, detto “Il Presidente”: un ironico e dissacrante Livio Beshir, perfetto nel ruolo del Deus ex Machina che convoca le due donne nello stesso ufficio, in piena notte, per organizzare un convegno che dovrebbe cambiare le sorti dell’umanità. I più importanti capi di stato parteciperanno ad un summit internazionale che coinvolgerà inoltre le figure religiose e scientifiche più note al mondo. Un incontro per dialogare sulla pace.
Ha inizio un rapporto conflittuale e intenso tra le due donne, le differenze di classe e di pensione le porteranno a odiarsi, ma saranno al contempo costrette a mettersi in discussione.
Una favola moderna che risponde alla distanza della politica dei poteri occulti, dei meccanismi tradizionali con la forte e calda umanità di due persone comuni, nelle quali tutti possiamo riconoscerci e attraverso le quali fronteggiare il corrosivo senso d’impotenza che ci pervade di fronte alla durezza e alla apparente mancanza di risposte dell’epoca attuale.
Questa pièce di Roberta Calandra fa riflettere sulla forza delle donne, sulla società che le mette spesso in antitesi ma che non vince sul potere dei sentimenti. La strategia del colibrì è un testo delicato e dalle radici umane profonde, sapientemente diretto dal regista Massimiliano Vado.

fonte: https://pinkmagitalia.com/2019/05/07/la-strategia-del-colibri-al-cometa-off/?fbclid=IwAR1R32R95p8dNWnsqd6Ff5I4RjWj_7Gv5uAxdaOnQOqgJwNDc9PEr6LL3hQ

Il palcoscenico talvolta è più coinvolgente del cinema, e questo spettacolo ne è la prova..

fonte: http://www.welltribune.it/2019/05/07/la-strategia-del-colibri/?fbclid=IwAR2u8qn–cB9_TF2NkaXHqqQKR5EkbtJ6zuaBzKOl7thayfGGxaM0SOc3Dc

Sarebbe presuntuoso voler tramettere un messaggio e non amo le didascalie di chi lo fa, ma amo molto che questo testo in particolare stia venendo letto e interpretato su più livelli: comico grottesco, esoterico, profetico, surreale etc e che ognuno deduca il suo messaggio personale. In genere mi piace descrivere personaggi fuori dal comune e portatori di autenticità che chiedono il non giudizio e la riflessione sulla diversità

fonte: https://www.lacicala.org/2019/05/08/eventi/ultimo-giorno-strategia-colibri-cometa/2262

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INTRO: …Se non hai mai riflettuto sulla pace nel mondo puoi cominciare oggi!
Di un’autrice prolifica come Roberta Calandra abbiamo già seguito qui a Roma diverse rappresentazioni teatrali, irrobustite alla bisogna dall’apporto di stimati registi quali ad esempio Paolo Orlandelli e Massimiliano Vado. Ecco, proprio dalla collaborazione con quest’ultimo è nato lo spettacolo finora più sorprendente, sotto il profilo della messa in scena (e non solo), ovvero La strategia del colibrì. In esso la Calandra pare aver riversato il meglio delle proprie invenzioni sceniche, allestendo il set di un iperbolico plot fantapolitico nel così coreografico, kafkiano reticolato di fili rossi e speranze destinate ad essere ben presto disattese, da cui viene accolto un pubblico attonito sin dal suo ingresso in sala. Il “fil rouge” del luciferino show è (letteralmente) questo: gli inganni continui offerti da un mondo della politica e da una avvilente società globalizzata che, persino al momento di indossare il vestito buono della solidarietà internazionale, mostrano tutta la loro sottile ipocrisia, filtrata nella circostanza dal punto di vista di due donne in carriera che sono un po’ vittime e un po’ complici del sistema.
Valentina Ghetti e Barbara Mazzoni, per l’appunto, due attrici in stato di grazia cui viene chiesto qui di estremizzare le tare di certi ambienti, di indossare maschere grottesche aderenti a diverse forme di perbenismo, in una escalation di tragicomici eventi a dir poco irresistibile. Il convegno sulla pace mondiale che stanno contribuendo ad organizzare è una pantomima senza ritegno. Laddove gli stessi ideali di Sinistra e di Destra, che le due bene o male incarnano, sono ormai stracci scoloriti da indossare, per convenienza, nei salotti cui rispettivamente appartengono.
Poi c’è lui. L’ago della bilancia. Impersonato con verve indescrivibile da un istrionico Livio Beshir, il personaggio maschile che tesse i fili (anche quelli del telefono, altro oggetto scenico di indubbia pregnanza) di questa sarabanda portata avanti a ritmo indiavolato, è sia lo scaltro organizzatore dell’evento in questione che un concentrato di retorica “obamiana” alquanto caricaturale, indigesta, nei confronti della quale la satira della Calandra non va mai a vuoto. Proprio a lui, inoltre, sono affidati alcuni dei momenti “pop” più riusciti dello spettacolo.

fonte: https://www.sulpalco.it/2019/05/16/la-strategia-del-colibri/

Com’è davvero la realtà?
C’è qualcuno che possa davvero dirlo, assumendosi l’onere, o forse la responsabilità, di fissare in una forma, qualsiasi forma, il fluire di esperienze, stati d’animo, momenti che ci cambiano continuamente? Senza scomodare il sempre citato (e geniale) Pirandello, vi racconto della maestria con cui Roberta Calandra, nel suo ´La strategia del colibri’ ci mostra le mille facce della nostra personale realtà, che, per sommatoria, rende la realtà collettiva multiforme, sfuggente nel suo divenire perpetuo.
Protagonisti dello spettacolo sono tre attori che accompagnano lo spettatore attraverso l’incalzante percorso di conoscenza dell’Io: Barbara Mazzoni nei panni di Cloe, Valentina Ghetti é Paola e Livio Beshir interpreta il Presidente, “burattinaio” e deus ex machina di tutto il ritmico ed incalzante intreccio. Vengono portate in scena le fragilità della femme fatale, le insoddisfazioni della carrierista iperorganizzata e le trame di un politico che si svelerà solo nel finale. Così si consuma – alla vigilia di una importantissima convention internazionale che devono finire di organizzare – il dramma esistenziale di due donne, tanto diverse ed entrambe tanto sole. Durante una nottata di duro lavoro, le inquietudini personali che fanno capolino, interferendo con i doveri professionali, si risolvono nella rivelazione di segreti inconfessabili e di desideri sconosciuti.
La carica positiva del testo si ritrova nella capacità di suscitare comunque il sorriso ragionato del pubblico, che segue il percorso catartico delle protagoniste, senza però che il plot scivoli nei cliché dei tipi che pure vuole rappresentare.
La regia di Massimiliano Vado -visionaria, surreale, imprevedibile e caratterizzante- é piaciuta molto perché ha dato mordente al testo di Roberta Calandra.

fonte: https://www.lacicala.org/la-strategia-del-colibri-tra-visioni-e-realta-conquista-il-pubblico-2299/?fbclid=IwAR37JDIdj1CnG2B-VbtVeQBYpng0G7aVXVQhdWJDHsCOIvdNC3zeetbppig#.XN6Wr2iFhIs.whatsapp

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Lo spettacolo porta in scena il rapporto tra due donne nelle quali tutti possiamo riconoscerci e attraverso le quali fronteggiare il corrosivo senso d’impotenza che ci pervade di fronte alla durezza e alla apparente mancanza di risposte dell’epoca attuale. Paola, assistente del sindaco della città, e Cloè organizzatrice di eventi, interpretate d Barbara Mazzoni e Valentina Ghetti. A fronteggiarsi insieme alle due protagoniste sono sopratutto due ideologie, due modi di vedere il mondo, due punti ti vista diferenti sul ruolo del potere. Ad unirle, a permettere che le storie di evolvano nel loro incontro-scontro il “presidente”, interpretato da un magistrale Livio Beshir.

fonte: https://www.eventiculturalimagazine.com/arte-e-cultura/la-strategia-del-colibri-potere-della-politica-nellincontro-scontro-lumanita/

Il testo di Roberta Calandra è infatti un mélange di vari elementi calibrati con estrema precisione ma anche con molta ironia. Il ritmo è serrato, brillante e mai noioso anche grazie ad una regia che privilegia il livello simbolico a quello reale. Su un palco completamente vuoto le due protagoniste sono infatti legate da corde che impediscono loro di muoversi autonomamente, quando una si allontana l’altra si avvicina. L’effetto visivo suscita un senso di ineluttabilità, come se le due donne fossero destinate ad incontrarsi e scambiarsi un pezzo di vita.

fonte: http://www.inscenaonlineteam.net

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“Ringrazio in particolare modo gli attori e la regia per essersi prestati a questa impresa così indefinibile con passione con un particolare pensiero a Livio Beshir che incarnerà niente meno che Obama”.

fonte: https://www.lacicala.org/2019/05/08/eventi/ultimo-giorno-strategia-colibri-cometa/2262?fbclid=IwAR0reek7aGVrnmOfzpUffcFyMlUxGtqQEtu3FfVvlfPCKd8itqd37urr2vw#.XNKDKNPU46A.whatsapp

“Sono salpati con me, da porto sicuro, tanti personaggi che hanno reso speciale questo viaggio dell’ anima: il Capitano di vascello è Roberta Calandra, autrice profonda e impegnata, divertente e generosa. Non si lascia spostare dalle folate di vento improvvise e resta stabile al timone. Al suo fianco, il Capitano di Fregata Massimiliano Vado: regista davvero geniale che ha saputo trasformare il testo per renderlo ancora più efficace e possiede il dono di dirigere gli attori con autorevolezza ma grande rispetto e tante risate. Poi Barbara Mazzoni e Livio Beshir, insieme a me, ammiragli, due persone uniche, piene di spiritualità e passione. Infine non posso non menzionare il nostro Luogotenente Renato, che ci ha regalato momenti di risate e affetto come solo un cucciolo di cane può regalare.”

fonte: http://www.lfmagazine.it/valentina-ghetti-la-voglia-di-comunicare-attraverso-l-altro-e-unesigenza-che-ho-sentito-scorrere-nelle-vene-da-piccolissima/?fbclid=IwAR3EtUAyuclD-ZyUfQIzMNotzku64YOfdKgfeUWuZmoxfUgA7awaJFOWF3E

Ognuno faccia il suo lavoro. Bene. Ognuno si apra al dialogo. Bene. Ognuno una goccia. Bene. Goccia dopo goccia, tre personaggi, due donne e un uomo, forse un essere mistico, forse una maschera, forse un fantomatico direttore, forse un presidente, forse la soluzione ai problemidel nostro pianeta. Forse.
Tra il comico e il drammatico, immersi in una stanza surreale e avvolti da un’atmosfera da fantascienza, si ride di temi seri e ci si commuove di temi ridicoli, mentre si scava, si scava, come fossimo gocce sulla pietra, fino a quando non ci si rende conto che non siamo soli, che una goccia può, assieme ad altre, spegnere un fuoco, che una goccia può, assieme ad altre, creare un avvallamento nella pietra, che può così contenere altre gocce, che si accumulano a formare una pozzanghera, un lago, un fiume, un mare, goccia dopo goccia.
Una goccia è morbida e tesa allo stesso tempo, è acqua che la tensione superficiale rende unica e indipendente, fino a che non si fonde con le altre gocce e prende la forma dell’accoglienza, fino a che un colibrìpiccolo ma coraggioso e determinato, così convinto della propria missione da riuscire nell’impossibile, non la trasporta nell’intento di gettarla su una foresta in fiamme, per arrivare a spegnere un incendio.
La trasformazione dei personaggi è palpabile, avviene sotto i nostri occhi spalancati, minuto dopo minuto, battuta dopo battuta. Le attrici Valentina Ghetti e Barbara Mazzoni, sono magnifiche, hanno un’energia travolgente, esageratamente marcata, ma vera e capace di trasformare anche noi spettatori, che guardiamo e ascoltiamo. L’attore Livio Beshir è uno ma è doppio, è luce e ombra e incarna perfettamente in un unico essere la molteplicità dei mondi umani. Ero in sala, sentivo il pubblico attento, partecipe e presente, e mi sono sentita parte di un tutto, sono uscita dal teatro goccia anche io, o forse colibrì, contenuta dallo spettacolo e contenitore della mia personale goccia, la mia missione da portare avanti, con la forza che a volte arriva dal nutrimento dell’arte, dalla bellezza che trovo in spettacoli come questo, il cui testo scritto da Roberta Calandra è denso, la regia di Massimiliano Vado è complessa e gli attori sono bravissimi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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