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PAURA d’AMARE

novembre 27, 2019

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Maria Rosaria Russo e Massimiliano Vado in
PAURA D’AMARE
di TerrenceMcNally
versione italiana di Eleonora di Fortunato
Massimo Cagnina, Monica Dugu
Livia Cascarano, Federico Campaiola, Matteo Palmiero
Chiara Cappelli, Margherita Maggio, Giulia Rea, Francesco Renna
la voce di Marlon è di Antonio Gerardi

scene Stefano Pica e Elisa Bentivegna
costumi Gianni Casalnuovo e Rosa Eleonora Pischedda
assistente alla regia Salvo di Falco
aiuto regia Goffredo Maria Bruno
foto di Beniamino Finocchiaro
prodotto da Giampietro Preziosa per Inthefilm
la scena si svolge al Ristorante Terra

regia Giulio Manfredonia

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Frankie and Johnny in the Clair de Lune fu sceneggiata da McNally per il film Frankie and Johnny, diretto da Garry Marshall nel 1991 e interpretato da Al Pacino e Michelle Pfeiffer. La commedia fu giudicata dal New York Post “straordinariamente divertente, romantica, provocatoria” e il New Yorker definì McNally “uno dei più originali e audaci drammaturghi, e anche uno dei più divertenti”. Il film di Marshall ebbe un enorme successo e Michelle Pfeiffer ottenne una nomination ai Golden Globe come migliore attrice.

Un cuoco, uscito da diciotto mesi di carcere per truffa, s’innamora di una reduce da una relazione infelice e la corteggia appassionatamente cercando di vincerne resistenze, paure, diffidenze.

Un dialogo brillante, serrato, ironico, cui fa da controcanto il coro dei personaggi minori. Tutte persone comuni, tutti accomunati dalla paura di scoprirsi e fare spazio all’altro, accettando i suoi e i propri limiti. Quella paura che conosciamo tutti, e che ci fa preferire la solitudine alla delusione.

NOTE DI REGIA

“Il testo di McNally (1987) si svolge interamente nella stanza da letto e racconta una notte d’amore tra Frankie e Johnny, affidando ai dialoghi la descrizione delle loro vite.

“Perché fai tutto questo?” / “Perché tutto quello che voglio è in questa stanza”

Questo dialogo riassume bene il senso della storia d’amore dei due protagonisti, ma contiene anche, a ben vedere, l’idea che anima lo spettacolo.

McNally stesso scrisse l’adattamento cinematografico per il film diretto da Garry Marshall nel 1991. Nel film la vita di Frankie e Johnny si arricchisce di mille particolari e tutta la storia si può dire faccia un vero e proprio salto di qualità: non solo la vicenda dei due affronta anche il loro innamoramento, totalmente assente nella pièce teatrale, ma i temi del racconto trovano la loro centralità e la struttura narrativa prende rotondità, con l’introduzione del loro universo lavorativo, nel ristorante newyorkese “Apollo”, vero e proprio contrappunto diurno, frenetico e concretissimo, alle atmosfere rarefatte e sentimentali delle notti del testo teatrale.

Ho scelto quindi di non attenermi fedelmente al testo teatrale, ma di partire dalla sua reinterpretazione cinematografica, prendendo i protagonisti e portandoli fuori dalla stanza e raccontando allo spettatore sia le vicende che li porteranno a quella notte d’amore, ma anche la paura che la precede e poi il punto di rottura e la riconciliazione finale.

Il tentativo è dunque quello di scardinare le mura e riportare la storia nel reale, mantenendo la scansione temporale del film e la ricchezza delle situazioni e dei personaggi. Li scopriremo insieme al pubblico in un altrove nuovo e allo stesso tempo consueto, contrapponendo la rappresentazione delle azioni e dei gesti quotidiani dei personaggi con i loro sentimenti più intimi, e modulando e mutando il quotidiano in cui sono immersi.

Questo viaggio di andata e ritorno tra teatro e cinema ha l’obiettivo alto di “tradire” la pièce teatrale, cercando di disegnare una struttura narrativa nuova, a mio giudizio più compiuta, conservandone però il senso più profondo.

Johnny corteggia Frankie con le sue parole dirette, trasparenti, e fa breccia nel suo muro, costruito nel tentativo di annullarsi pur di tenere lontano quella paura che l’ha segnata.

L’irrompere dell’amore nelle loro vite, quelle di due persone semplici e assai comuni, trasfigura il loro ordinario e lo rende straordinario, stravolge il quotidiano trasformandolo in qualcosa che ha a che fare con la paura, ma anche col desiderio profondo di tornare a vivere.

Una sintesi tra giorno e notte, tra luce e oscurità, esattamente come il Clair de lune.

(Giulio Manfredonia)

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Frankie and Johnny in the Clair de Lune è una pièce di Terrence McNally, sceneggiata dallo stesso McNally per il film Frankie and Johnny, diretto da Garry Marshall nel 1991 e interpretato da Al Pacino e Michelle Pfeiffer. La commedia fu giudicata dal New York Post “straordinariamente divertente, romantica, provocatoria” e il New Yorker definì McNally “uno dei più originali e audaci drammaturghi, e anche uno dei più divertenti”. Il film di Marshall ebbe un enorme successo e Michelle Pfeiffer ottenne una nomination ai Golden Globe come migliore attrice.
Un cuoco, uscito da diciotto mesi di carcere per truffa, s’innamora di una cameriera che si sta leccando le ferite di una relazione infelice e la corteggia appassionatamente cercando di vincerne resistenze, paure, diffidenze.
Un dialogo brillante, serrato, ironico, cui fa da controcanto il coro dei personaggi minori. Tutte persone comuni, tutti accomunati dalla paura di scoprirsi e fare spazio all’altro, accettando i suoi e i propri limiti. Quella paura che conosciamo tutti, e che ci fa preferire la solitudine alla delusione.

 

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La versione di Manfredonia è come una danza un po’ scoordinata di circuiti neuronali in cui la sola cosa certa è l’innamoramento a prima vista di Johnny che pratica insoddisfatto il letto di un’altra cameriera, Cora, sorta di nave-scuola del sesso per i nuovi venuti del bastimento “Ristorante” in cui i fenotipi abbondano con le loro richieste sempre un po’ bizzarre, talvolta nevrotiche e maniacali di un pasto rapido, con gli ordini che circuitano come api impazzite sul bancone che divide la cucina dalla sala da pranzo. Ed è da lì che gli sguardi si interfacciano, si toccano per poi sfuggirsi in una sorta di rissa permanente dei sentimenti, tra gelosia, invidie, ingenuità da parte di chi, bruttina e zitella nata, per necessità e non per vocazione, vive e assorbe per buona parte le emozioni degli altri, non accorgendosi mai di come in realtà la sua bontà non sia contorno ma sostanza collante, con i suoi affacci estemporanei e le sue battute che legano le solidarietà sommerse del gineceo e riempiono di allegria un lavoro altrimenti nevrotizzante.

opinione.it – http://opinione.it/cultura/2019/10/30/maurizio-bonanni_paura-damare-teatro-brancaccino-giulio-manfredonia-maria-rosaria-russo-massimiliano-vado-frankie-johnny/

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https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DE_Iwb1KALCE&psig=AOvVaw2szKFQ5x5Bogx2QNfHpgUj&ust=1574959952624000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQtaYDahcKEwjQy6WX7YrmAhUAAAAAHQAAAAAQGA

Paura d’amare

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From → Foto, spettacoli

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