Skip to content

Cortinametraggio

17499328_1285406141543818_4359150978203897083_n17457875_1282542535163512_7512680717625047204_n17457943_1282540625163703_7798339742096186283_n17498434_1282537621830670_32209804563211064_n17342520_1282606585157107_5981659272599463731_n17457559_1282607475157018_8520791033220481003_n17424903_1282484948502604_5241486176011147076_n17498945_1285403454877420_8564634924211087890_n17458290_1282605631823869_2812915725043187250_n17457589_1282605488490550_7005354550798080925_n17457288_1282605541823878_3880327665619660378_n17424879_1282603151824117_6237956702069729294_n copia17425008_1282525655165200_5627821712355058737_n17425998_1282605265157239_3966674429357372615_n17426289_1282605148490584_97891891408642816_n17424854_1285406631543769_3108583769060618066_n17424806_1285407331543699_1698370021619902677_n17458226_1285398234877942_6982491108367576518_nSchermata 2017-03-28 alle 18.27.23

Il teatro dell’obbligo

54eb165406b10f63ca9e32fd5fd0c418

Come mai i teatri sono vuoti? Solo perché il pubblico non ci va.
La colpa è tutta dello Stato.
Perché non si istituisce il teatro dell’ obbligo?
Se ognuno sarà costretto ad’andare a teatro, le cose cambieranno immediatamente.
Perché credete che abbiano istituito la scuola dell’ obbligo?
Nessuno scolaro andrebbe a scuola se non fosse costretto ad andarci.
Per il teatro, anche se non è facile, forse si potrebbe senza troppe difficoltà fare lo stesso.
Con la buona volontà e col senso del dovere si ottiene tutto.
Non è forse vero che anche il teatro è una scuola, punto interrogativo!
Si potrebbe istituire il teatro dell’ obbligo già a cominciare dai bambini.
Logicamente il repertorio di un teatro per bambini sarebbe costituito esclusivamente di favole come Hansel e Gretel, Il lupo e le sette Biancanevi.
Cento scuole in ogni grande città, mille ragazzi al giorno in ogni scuola, fa in totale centomila ragazzi.
Centomila ragazzi tutti i giorni mattina a scuola, pomeriggio a teatro; ingresso per singolo bambino 50 pfennig, ovviamente a spese dello Stato, tanto come dire cento teatri da mille posti; quindi 500 marchi per teatro fa 50.000 marchi per cento teatri.
Pensate per quanti attori si creerebbero così delle occasioni di lavoro!
Istituito a livello regionale, il teatro dell’obbligo costituirebbe un motivo d’ incremento per l’ intera vita economica.
Non è davvero la stessa cosa dire : «Ci vado stasera a teatro? » oppure : «Oggi devo andare a teatro».
Con l’ obbligo del teatro ogni singolo cittadino rinuncia spontaneamente a tutti gli altri stupidi divertimenti serali come i birilli, i tarocchi, le discussioni di politica in birreria, gli appuntamenti, per non parlare di certi insulsi giochi di società tipo «Attenti all’uomo nero», «Sarto, prestami tua moglie” ecc., che servono solo a perdere tempo.
Il cittadino sa che andare a teatro è un suo dovere non è più necessario che scelga lo spettacolo tale o talaltro, non ha più dubbi del tipo «ci vado o non ci vado stasera a vedermi il Tristano e Isotta” no, ci deve andare per forza, perché è suo dovere.
È costretto ad andare a teatro trecentosessantacinque volte l’ anno, che il teatro gli faccia schifo o no.
Anche a uno scolaro fa schifo andare a scuola, ma ci va volentieri perché è suo dovere. – Obbligo! Solo con la costrizione oggi si può costringere il pubblico ad andare a teatro.
Decenni di buone parole sono serviti a ben poco.
Le offerte più allettanti quali «Platea riscaldata», oppure «Durante l’ intervallo è permesso fumare all’ aperto», oppure «Per studenti e militari dal generale in giù metà prezzo», tutte queste facilitazioni non sono bastate a riempire i teatri.
La pubblicità, che per un grande teatro assorbe annualmente centinaia di marchi, nel teatro dell’obbligo viene del tutto abolita.
Lo stesso vale per i prezzi dei biglietti; i posti non sono più suddivisi in base alle differenze di classe, ma a seconda delle infermità e degli acciacchi degli spettatori:
la 5a fila di platea : sordastri e miopi.
6a-10a fila di platea : ipocondriaci e nevrastenici.
10a-15a fila di platea : dermopatici e depressi.
Tutti i posti di balconata e di galleria sono messi a disposizione degli asmatici e dei gottosi.
In una città come Berlino – tolti i lattanti e i bambini sotto gli otto anni, i malati in stato di degenza e i vegliardi – ci sarebbero così ogni giorno circa due milioni di spettatori teatrali obbligatori, cifra che supera di gran lunga l’ attuale cifra di spettatori volontari.
La stessa esperienza negativa si era già avuta, del resto, coi pompieri volontari, finché dopo parecchio tempo si è capito che andare avanti senza pompieri obbligatori è impossibile.
E allora, se questo vale per i pompieri, perché non dovrebbe valere per il teatro Oggigiorno teatro e pompieri sono più che mai intimamente collegati; nella mia lunga pratica scenica dietro le quinte non ho mai visto uno spettacolo teatrale senza un pompiere.
Nel caso diventasse operante la proposta della UFTO (Universale Frequenza Teatrale Obbligatoria), costringendo, come si è accennato sopra, due milioni di persone ad andare quotidianamente a teatro, in una città come Berlino dovrebbero esserci a disposizione venti teatri di centomila posti. Oppure quaranta teatri di cinquantamila posti – oppure centosessanta teatri di dodicimilacinquecento posti oppure seicentoquaranta teatri di tremilacentoventicinque posti – oppure due milioni di teatri da un posto.
Quale fantastica atmosfera si venga poi a creare in una sala gremita, diciamo, di cinquantamila spettatori, ogni attore può dirlo. Soltanto con simili grandiosi strumenti di potere è possibile rimettere in piedi i locali vuoti, non certo coi biglietti gratuiti, no; l’unico sistema è l’obbligo, e il potere di obbligare il cittadino ce l’ha solo lo Stato.

(Karl Valentin)

12509267_10207174215587385_8342457069602536999_n

Le dive dello swing

18057918_10211615719681963_880016527251856186_n
18194892_1729136777102810_1241469145457703202_n18157331_1729137833769371_7172128206968659907_n18195094_1729138120436009_6692985128815733194_n18156945_1729138123769342_1631764120253889419_n
18157149_1729137360436085_3670699051186352766_n
18198691_1729137277102760_4335894839554450264_n18156951_1729136753769479_4193786081460610533_n18156998_1729137743769380_2182938856308685318_n18156997_1729136943769460_8972375562649665252_n18157984_1729137260436095_4299801159522110378_n

Marioletta Bideri per Bis Tremila srl
presenta

Lescano – LE DIVE DELLO SWING
di Ladyvette e Giorgio Serafini Prosperi

con Teresa Federico, Valentina Ruggeri, Francesca Nerozzi

Musiche e arrangiamenti di Roberto Gori
Foto di scena di cecilia Fusco

Regia di Massimiliano Vado

TEATRO BRANCACCINO
Via Mecenate, 2 – 00185 Roma
da GIOVEDÌ a SABATO ore 20.00 / DOMENICA ore 18.00

18199010_1729137253769429_8320218064555816644_n18157929_1729138483769306_8685578828102236273_n18157686_1729136670436154_7179506241073510841_n18118799_1729137953769359_8303490457905062519_n18119170_1729138610435960_2693530925090921786_n

Siamo in un freddo appartamento della Torino di metà anni’ 30. Tre giovani sorelle sono impegnate ad imparare il napoletano per entrare nelle grazie della musica melodica italiana e raggiungere finalmente la celebrità.

Cosa bisogna fare per diventare il trio più famoso d’Italia?

Le tre ragazze si troveranno ad affrontare incontri difficili e situazioni surreali.

In un’atmosfera a tratti esaltante e a tratti malinconica lo spettacolo attraverserà continui colpi di scena fino a scardinare completamente tutti i presupposti iniziali, passando dalla drammaticità, all’ironia, alla comicità.

18198226_1729138617102626_1694159494338028037_n18157493_1729138380435983_3235099300833113165_n18157319_1729137163769438_8617868352686597218_n18156958_1729137747102713_284756261150073797_n18157286_1729137577102730_1118033849519747274_n18119582_1729138257102662_4120612962931972936_n18194220_1729138833769271_8948204982592004696_n18157205_1729138713769283_775760662716244801_n
Si può ancora fare swing in Italia? Ha senso reinterpretare brani di qualche decennio fa o il pubblico non è più in grado di apprezzarli, dunque è necessario adattarsi alle nuove mode musicali? È giusto sradicare la propria natura performativa in nome della sopravvivenza? Un’artista donna è sempre costretta a cedere ai compromessi e a mettere la propria immagine davanti al talento? Le protagoniste propongono originali soluzioni a tali dilemmi, esibendo un’intelligente ironia e una grande sicurezza dei propri mezzi.

fonte: http://www.recensito.net/teatro/ladyvette-lescano-swing-brancaccino-roma-teatro-recensione.html

Cosa è Teatro e cosa Non lo è

unspecified

Facebook è un animale strano:
puoi scagliarti contro chiunque, delirare su ogni argomento,
ammutinarti contro le multinazionali anche solo a parole
o far piovere anatemi su ogni categoria che disprezzi,
e non succede nulla;
ma se si intravede un capezzolo ti bloccano per un mese.
nel mio caso sono stato bloccato perché ho condiviso un’idea, sotto forma di articolo in cui si vedeva mezza tetta di una inattendibile performer, neanche particolarmente attraente.
la tetta dico, la performer manco l’ho guardata.

in questa lettera aperta si parlava della dignità attoriale, di come anche stimati professionisti potessero mettersi in ridicolo per accontentare le derive egoriferite di una regista più attenta alle recensioni con il proprio nome che alla resa reale delle cose che produce.
siccome gli attori di quel sedicente spettacolo, frutto dello scambio tra stabili e che poco aveva di dignitoso anche solo nelle premesse, hanno -da subito- capito quanto avessero rinunciato al proprio decoro, vergognandosi della propria vergogna, hanno scoperchiato senza dignità ogni loro remora, segnalando chiunque parlasse male di quello che stavano facendo, ma soprattutto di chi erano, di quanto si fossero messi la loro onestà intellettuale sotto i piedi..

io ero tra quelli.
ero tra quelli che pensava male,
ero tra quelli che si sono meravigliati che nei grandi teatri arrivasse una performance senza testo in cui gente nuda giocasse con gli oggetti che arrivavano dalle quinte,
ero tra quelli che credono che studiare nelle scuole di recitazione serva ancora a qualcosa,
ero tra quelli che credono che per stare nudi in scena serva un motivo fortemente valido,
ero tra quelli che, pur avendo fatto degli spettacoli indegni, lo riconosce e punta se stesso e il proprio lavoro verso l’alto,
ero tra quelli a cui anche solo il manifesto di quello spettacolo sembrava di cattivissimo gusto,
ero tra quelli per cui questi peti emozionali non saranno mai forma d’arte,
ero tra quelli che non pagherà mai un euro per vedere una cosa del genere,
ero e sono tra quelli che considerano gli attori degli artisti e non dei pupazzi.
per quello ho condiviso, con sdegno e fierezza, quel post su facebook: perché il teatro, in quanto forma nobile e non riproducibile, merita di meglio; merita il meglio.
non le farneticazioni senza idee e con molte trovate di chi ha esposto la regia ad un limite che la dequalifica,
non il tentativo di recuperare una carriera svendendosi al peggior offerente,
non la dinamica di ospitalità vicendevole dei grandi teatri che ha distrutto ogni forma di creatività e ha schiacciato tutto il settore nella posizione di meritarsi ministri senza alcuna preparazione.
vabbè, dai, ho esagerato.
non è tutto colpa di qualche attore di provincia che vince la propria incapacità e poco conscio della propria inadeguatezza si diletta giocando a palla nudo su un palco.
mi son fatto prendere la mano!
in fondo mi hanno segnalato perché hanno rosicato, e con me hanno segnalato chiunque abbia condiviso questo punto di vista sul loro lavoro.
ed eravamo tanti..

in tanti che hanno un’idea del lavoro diversa, che pensano che sia utile riassumere cosa sia Teatro e cosa non lo sia.
parliamone

il teatro è quel luogo con il sipario a cui bastano testo, attori e spettatori per essere in vita.
questo secondo una formazione classica ma ormai probabilmente caduta in disuso, perché candidamente si abusa di tutte le possibili traslazioni per definire teatro anche due borseggiatori che litigano a voce alta in un vicolo oppure degli intraducibili individui che bradipano, senza meta, in giro per il palco.
resta, a priori, l’unica forma d’arte non riproducibile e, pur conservando uno statuto di regole scolpite nel tempo e consolidate su pilastri di esperienza, non sempre si può adattare alle mode vigenti o alla deriva dell’ego di chiunque; non può plasmarsi solo sulle estetiche contemporanee o fornire la giustificazione per permettersi qualsiasi allestimento dissennato.
sarebbe, perciò, utile e ragionevole fornire delle nuove linee guida per saper distinguere cosa si può -a ragion veduta- definire, senza ombra di dubbio, “forma d’arte moderna discendente del teatro” e cosa no:

1- se nessuno paga il biglietto, non è teatro
2- se sulla scena si improvvisa senza testo o senza alcuna regola, non è teatro
3- se al posto degli attori ci sono nani, barboni, carcerati, tossici, quelli delle onlus o perditempo, non è teatro
4- se non vengono pagati agibilità, diritti d’autore, contributi, siae e prestazioni, non è teatro
5- se lo spettacolo è una farneticazione mentale insensata di un drammaturgo o di un regista, probabilmente non è teatro
6- se il luogo teatrale non è di quelli consueti, c’è il forte sospetto che non sia teatro
7- se in scena c’è gente nuda senza motivo, non è teatro (nel migliore dei casi è il Moulin Rouge)
8- se è una lettura, per quanto drammatizzata, non è teatro
9- se nessuno di quelli in scena o dietro le quinte è diplomato in una scuola, non è teatro
1o- se la compagnia si è formata da un seminario a pagamento, non è teatro
11- la conferenza spettacolo in cui si parla di arte, psicologia, matematica o cucina serve a far vendere dei libri ma non è teatro
12- il teatro sociale e di denuncia è una forma minore di teatro e, spesso, non è teatro
se lo fai in un teatro occupato, è reato.
..potrei andare avanti per anni, ma è meglio se mi fermo qui.

spero che quello, o quella, che mi ha segnalato, inorridito dal mio modo di pensarla differentemente, legga queste poche righe e ripensi, senza sottotraccia borghese, ai motivi per i quali ha deciso di mettersi su un palco, con altri come lui, nudo, a giocare a palla, senza sentirsi un completo idiota.
se così non fosse credo siano liberi dei posti per fare gli spogliarelli agli addii al nubilato..

Schermata 2017-04-07 alle 00.31.54

le 10 regole del perfetto spettatore teatrale radical chic

siete andati a teatro.
avete pagato.
dopo sette minuti capite che lo spettacolo più che una cagata  sarà una tortura senza fine.
ecco le 10 regole per far sembrare il contrario:

1 – annuite; annuite in continuazione.
oltre a farvi sembrare interessati servirà a tenervi svegli.

2- imparate l’arte della citazione.
ad esempio se l’attore in scena giustamente grugnisce voi giratevi verso il vostro vicino ed esclamate: “come Ania Safreska nel Lattaio Ipermetrope di Omar Bukkeropolis”. nessuna di queste cose esiste, ma voi farete ottima figura.

3- citate le critiche per autosuggestionarvi.
se uno dei critici della vecchia guardia lo ha recensito come capolavoro, il sospetto che fosse una cagata era praticamente una certezza.
per cui citate il trafiletto che tanto vi ha convinto, dandovi la colpa.

4- nei passaggi più terrificanti consolatevi.
basta dire: “non è Ronconi, però..”, lo dicevano anche durante gli spettacoli di Ronconi.

5- durante l’intervallo passeggiate.
se lo spettacolo è un mattone ci sarà sicuramente l’intervallo dopo le prime tre ore; sfruttatelo per dell’attività ginnica,  almeno non vi siete vestiti invano.

6- alla fine applaudite senza far rumore.
è bellissimo da vedere ma non darete alcun contributo all’autoincensazione del creatore della cagata.

7- se il regista è un feticcio della critica radical vi siete sbagliati voi.
in platea tutti dormono o sbadigliano, qualcuno gioca a ruzzle e in scena attori nudi giocano a palla. ma vi siete -certamente- sbagliati voi.
qualsiasi motivazione diate vi siete sbagliati voi.
e pensate che lo spettacolo sia brutto perché siete invidiosi.

8- parlate bene di luci, musica, scenografie e costumi.
servirà a distrarvi la memoria di quando avete visto la scena di quel nano, vestito da candy candy, investito da una cascata di lattice rosa, che faceva delle scuregge ascellari suonando l’internazionale, solidarizzando -a suo modo- con lo sciopero degli idraulici del Botswana, dopo l’incidente della Thyssenkrupp.

9- andate nei camerini ed esclamate complimenti a gran voce,
usando questa scala:
– spettacolo brutto: “lavoro molto efficace”
– spettacolo molto brutto: “lavoro con un suo peso e un suo significato..”
– spettacolo orrendo: “mi piace quando si travalica il testo”
– spettacolo terrificante: “meritate attenzione migliore”
– spettacolo che rasenta l’orrore: “avete avuto del coraggio!”
– spettacolo di merda: non andate nei camerini e fingetevi morti come gli opossum.

10- andando via dite delle cose a caso.
confusi tra la folla uscente fate risaltare dei sostantivi senza senso, tipo “facondia”, “prodromo”, “disamina pleonastica”, “roboanza sindacale”o “abbacinanza”; non significano nulla ma vedrete come vi guarderanno tutti quelli che hanno dormito mentre, nella scena madre, il protagonista sodomizzava un castoro.

andate a teatro, ma andateci bene.

schermata-2017-03-05-alle-19-43-24

RING a Milazzo

foto di Il Grande Antonino,
http://www.ilgrandeantonino.com
presso il teatro Trifiletti di Milazzo


BIS Tremila di Marioletta BIDERI e Todi Festival presentano
RING
di Léonore CONFINO
Traduzione Antonella QUESTA

Con:
Michela ANDREOZZI
Massimiliano VADO
Musiche: Antonio DI POFI
Luci: Stefano PIRANDELLO
Costumi: Teresa ACONE
Scene: Mauro PARADISO
Movimenti coreografici: Valeria ANDREOZZI
Direttore di scena: Alessandro GREGGIA
Foto di scena: Barbara GRAVELLI
Aiuto regia: Manuela BISANTI
Aiuto scenografo: Lisa DORI De BENEDITTIS
Produzione: Teresa RIZZO e Luigi Di RAIMO
Distribuzione: MENTECOMICA di Diego RUIZ
Grafica: Mario TOCCAFONDI

Regia: Massimiliano VADO

Ring (rassegna stampa)

unnamed-1

(…) I dialoghi traboccano di intelligenza e profondità sempre sostenute da umorismo sottilee sofisticato, nonostante rari incisi siano persino commoventi. Infatti, proprio l’espediente del ring lascia lo spettatore decidere se il rapporto tra un uomo e una donna sia in fondo uno scontro o un incontro, ma resta chiaro il fatto che ognuno è un individuo a sé, dal momento che la parola “coppia” viene pronunciata soltanto due volte.
All’interno di uno spazio di dieci metri quadri si racconta dunque un mondo, divertente perché vario, sempre nuovo perché ogni rapporto è sempre diverso, ma con la costante che la relazione uomo – donna non è mai semplice.
I due interpreti, che sono davvero una coppia nella vita reale, si destreggiano senza la minima sbavatura nella lunghissima serie di personaggi, mostrando oltretutto un’intesa tangibile e onesta. Ring, di fatto, è un’opera assolutamente riuscita: concede allo spettatore risate, empatia, pensieri e un rassicurante lieto fine.

fonte: https://brainstormingculturale.wordpress.com/teatro/stagione-20162017/ring/


Ring è un testo di Léonore Confino, autrice di poco più di trent’anni, che ha avuto molto successo a Parigi ed è stato messo in scena alla Cometa di Roma con la regia di Massimiliano Vado anche interprete assieme a Michela Andreozzi.
Ben accompagnata da Vado, Andreozzi è un’attrice piuttosto brava, dotata di presenza scenica e di notevoli tempi comici: possiede un senso della battuta, un modo di trattarla che la rende sempre efficace. Anche se la sua carriera non è priva di riconoscimenti, ci si chiede perché un’artista che ha le capacità per brillare nel teatro brillante non venga maggiormente utilizzata dal nostro sistema teatrale e cinematografico. Domanda retorica naturalmente in un paese che da molti anni ha sviluppato un’incredibile forza trituratrice dei propri talenti.

fonte: http://www.marcantonioluciditeatro.it/2017/01/30/ring-di-leonore-confino-regia-di-massimiliano-vado-anche-interprete-assieme-a-michela-andreozzi-alla-cometa-di-roma/

(…) Fra tutti i quadri scenici presentati alcuni spiccano in modo speciale, come il Round dell’amicizia che porta con sé una carica di positività e di dolcezza, il Round 0100101001 sul sistema binario, connotato da una dialettica che non difetta di originalità, il simpatico Round de “La grande fuga” che parla al pubblico dell’apparente incomprensibile insoddisfazione di una donna sposata con un uomo la cui colpa è quella di essere sostanzialmente perfetto. Ma la vera nota di disarmante verità la fornisce Camille – nome che viene proposto come un fil rouge nel corso dell’intera narrazione – nell’ambito del penultimo incontro, quando rivela che alla radice della propria crisi c’è il costante desiderio di ancorare la felicità al raggiungimento di un qualche progetto: accettare di vivere il presente, senza caricare di eccessive aspettative il futuro, forse permetterebbe di accogliere con maggiore predisposizione i benefici della vita a due, forse imperfetta, ma sicuramente più vera ed appagante.
Il titolo Ring, oltre a indicare il quadrato della boxe, richiama alla mente l’anello nuziale e, nondimeno, il valore circolare del legame affettivo, che ruota sempre attorno alla ricerca della stabilità che la relazione sentimentale, quando è sana, può dare. Ed è così che questo testo, benché racconti le scintille che spesso l’uomo e la donna fanno quando sono intimamente legati, offre un messaggio di speranza o, ancora meglio, di serenità, perché alla fine è sempre l’amore l’elemento di cui ci si nutre.
Di livello è la performance degli artisti impegnati in questo singolare gioco attoriale, Michela Andreozzi e Massimiliano Vado, le cui abilità interpretative si fondono in un unicum per dare vita ad un prodotto davvero speciale. E grazie alla personalissima impronta che impongono al lavoro, caratterizzato da un argomento denso trattato in modo gradevole, risulta difficile uscire dal teatro senza sentire il bisogno di impadronirsi di qualche stimolante spunto di riflessione.

fonte: http://www.saltinaria.it/recensioni/spettacoli-teatrali/ring-michela-andreozzi-massimiliano-vado-teatro-della-cometa-roma-recensione-spettacolo.html

(…) Il #round 0101010 è in un mondo bi-dimensionale, in cui vengono ammesse solo due possibilità. C’è il tradimento: lei sotto un ombrello trasparente simula la doccia che ricorda tanto Basilicata coast to coast (dove lei con la sua magnifica dolcezza ascolta Papaleo cantare con il gruppo sotto la pioggia). Non apre la porta del bagno quando capisce che lui ha trovato il suo diario segreto nella libreria. Giustificazioni, negazioni e poi la triste ammissione.
Nel #round la grandefuga, lei non ne può più del mènage famigliare, fatto solo di doveri, corse, bambini, lavoro. Vuole solo fuggire lontano. Lui, invece, sempre Camille, il marito perfetto, la capisce e, anzi, le propone una vacanza di una settimana, ma una sola…
Il testo della pièce di Léonore Confino è stato candidato nel 2014 al Premio Molière per il Teatro. Lo spettatore viene portato in vissuti recenti, passati e futuri con 17 quadri sulla vita di coppia. Uno spettacolo, insomma, divertente, che ci lascia riflettere e forse cambiare, in meglio.

fonte: http://www.culturamente.it/spettacoli/ring-michela-andreozzi-massimiliano-vado-teatro-della-cometa-roma/

16105746_1549525911742948_5227402493571187300_n

(…)Tra un round scherzoso e l’altro trovano posto anche varie riflessioni, dettate soprattutto dalla modernità del vivere oggi l’amore in coppia, che può sfociare nel tradimento o semplicemente nello scegliere di perdersi dietro la protagonista di un romanzo rosa pur di evadere dalla quotidianità, il più delle volte ripetitiva. Michela Andreozzi con la sua mimica e i suoi dialetti si prende tanti applausi anche al solo accennare una smorfia, Massimiliano Vado ha tutta la prestanza fisica e l’impostazione dell’attore versatile e innamorato del teatro come della sua donna, che in scena con la moglie offre tutto se stesso in un tête-à-tête di bravura.
In scena al Teatro della Cometa di Roma fino al 29 gennaio, Ring diverte con intelligenza trasversalmente ogni spettatore e comunque ci si schieri, quel folle sentimento che è l’amore vince su tutto, anche se si deve lottare spesso per ottenerlo, l’importante è trattare sempre la donna con i guanti e mai con i guantoni.

fonte: http://teatro.persinsala.it/ring/35122

Una performance divertente e variegata sui rapporti di coppia – tratta dal testo di Léonore Confino – quella di Michela Andreozzi e Massimiliano Vado (insieme sulla scena e nella vita)  al Teatro della Cometa fino al 29 gennaioRing non è solo il titolo che ci porta subito alla mente un combattimento di pugilato (o forse anche l’anello nuziale?), ma è un ring anche la scenografia che riduce il palcoscenico al piccolo perimetro dove prenderanno vita i litigi, le paturnie, le risate e gli abbracci dei due protagonisti.
(…) Fuori campo, quasi come una malinconica colonna sonora, sentiamo la voce di Rino Tommasi nel memorabile incontro del 1974 tra Muhammad Ali e George Foreman: un incontro rimasto leggenda. Da non perdere!

fonte:http://modulazioni-temporali.webnode.it/news/ring-al-teatro-della-cometa-di-roma-fino-al-29-gennaio/

(…) La metafora della noble art, simbolo eterno per gli amanti del combattimento nonché paragone immediato per gli amanti in generale, appare così appropriata come nessun’altra. I sentimenti su cui si fonda ogni convivenza, infatti, appaiono tanto straripanti quanto estenuanti alla lunga distanza, e possono essere tranquillamente accostabili al pugilato con un’unica fondamentale differenza: la vita insieme può anche durare più o meno di 12 riprese. E il gong, in genere, non lo ordinano organi terzi.
La bravura dei due protagonisti sul palco, Andreozzi e Vado, sta proprio nel riuscire a spaziare con differenti registri interpretativi dal drammatico al comico, dal romantico allo sfrontato. Senza dimenticare quelle venature di commozione che non possiamo non ammettere esistano persino oggi. Non di solo cinismo vive l’uomo, e neppure la donna. C’è speranza anche sul ring.

fonte: http://www.contrappunti.info/novita/ring-lamore-senza-esclusioni-di-colpi-e-ironia/

Ci si ritrova tutti. Dai gelosi, ai più libertini. Dagli amori stabili, a quelli più imprevedibili. Dai masochisti ancora in attesa di un ultimo cenno dall’amata, mentre si convincono che la loro vita sia andata avanti, fino a quell’amore che toglie il fiato e la pazienza imprigionandoci in una giabbia… dorata si, ma pur sempre gabbia.
Max Vado Michela Andreozzi sono belli. Belli come poche altre volte. Luminosi mentre si promettono amore e ancor più belli quando fingono di odiarsi… perchè in fondo, all’Amore (quello vero), non si mente mai.
#DaRivedere

fonte: http://www.occhioche.it/blog.php?bid=94

(…) Il ritmo dello spettacolo è scandito con energia e passione da Camille e Camille, interpretati da Michela Andreozzi e Massimiliano Vado, coppia anche nella vita, negli svariati spaccati raccontati, a partire da Adamo ed Eva per continuare con una carrellata di duetti mostrati come i round di un incontro di boxe. Ad esempio c’è chi elenca i “ti giuro” che farà o non farà, c’è l’eterna amica che finalmente trova il coraggio di aprire il suo cuore e dire quanto è innamorata, c’è chi ha un rapporto di solo sesso come amanti che a volte però sfocia in una gelosia immotivata, oppure chi scrive lettere d’amore, o chi non ne può più dei difetti dell’altro o di avere solo due opzioni, chi ha perso i sentimenti e si strugge perché non li ritrova più, c’è chi ha figli e si è dimenticato della propria vita sessuale e c’è anche chi è in crisi perché nella foga di rincorrere mille obiettivi si ritrova bloccato nell’infelicità. Qui si staglia un malinconico interrogativo: non è forse meglio essere imperfetti, ma felici?
La rappresentazione scandaglia le emozioni, la fisicità e tra risate e dramma, ma sempre con un’intenzione positiva che fa vincere la coppia, coadiuvata dalla forza dell’empatia, ci fa entrare nel tunnel magnetico delle tante indoli che vengono disegnate tra un cambio d’abiti e un altro.
Dalla platea si ride, ci si ritrova scambiandosi occhiatine complici e soprattutto ci fa sognare e riflettere su questa inclinazione che è la più profonda al mondo, perché l’amore è compromesso e impegno, è dedizione e sacrificio e nel vortice delle incomprensioni diventa un continuo danzare, un continuo rincorrersi per perdersi e poi ritrovarsi. Dall’entusiasmo dell’inizio e il trasporto della gioventù, alla pazienza nella condivisione di una famiglia, alle battaglie combattute sia insieme, fianco a fianco, come una squadra, sia in difesa del proprio partner, a spada tratta per proteggersi dagli altri, alle guerre fredde che ci dividono silenziose e al far la pace, semplicemente con un sorriso, gettando le armi, abbattendo i muri, amandosi.
Una serata ricca, come lo è chiunque ama davvero, dove ogni storia contribuisce a tratteggiare la diversità che ci unisce, regalandoci un vero e proprio inno all’amore che ci lascia con la speranza che anche se non esiste la persona giusta, esiste una persona, “sbagliata di poco”, pronta ad accettarci e a volerci per quello che siamo.

fonte: http://www.corrieredellospettacolo.net/2017/01/12/ring-18-volti-dellamore/

16113987_1549527271742812_2794554922829147058_n

La gamma è veramente ampia e variegata, i due attori infatti si trovano a doversi misurare non solo con tipologie di rapporti diversi ma, e soprattutto con le più svariate sfumature caratteriali, chiaramente accessoriate da movenze e toni di voce nonché modalità espressive diverse, per non lesinare sul fatto che la Andreozzi e Vado si sono prodotti anche in più di un accento e non solo quello napoletano per lei e ligure per lui, che gli possono essere congeniali dal punto di vista geografico, ma anche altri accenti lontani dalle loro origini geografiche. Lo spettacolo è ideato come un vero è proprio combattimento di pugilato, con tanto di allenamento e di telecronaca in sottofondo tra uno sketch e l’altro del famoso incontro tra  George Foreman e Muhammad Ali. Lo spettacolo è piacevole da vedere fa ridere, fa commuovere, è uno spettacolo completo, a parte il testo francese Michela Andreozzi e Massimiliano Vado ci hanno messo del loro, d’altronde la regia è dello stesso Vado. Vale la pena di andarli a vedere.

fonte: http://miriamelearti.blogspot.it/2017/01/ring-recensione.html

unnamed

(…) Si danno per nome Camille, che può essere maschile e femminile, che è un personaggio solo e sono 18 diversi, e fanno un percorso «terapeutico, preventivo». «Questo spettacolo ci mette in guardia da quel che può succedere dentro un legame, e così ci ripara», racconta lei. «La verità è che l’abbiamo fatto per frequentarci: ci vediamo, passiamo un’oretta tra chiacchiere e tea, che altrimenti tra tournée, prove, registrazioni Tv diventa anche difficile incontrarsi», prosegue lui, che iDance Dance Dance su FoxLife è in coppia con Claudia Gerini. «Siamo simbiotici, appiccicosi, soffriamo l’assenza, il dover stare separati. Io non so come fanno quelli che vivono nella distanza di due città, con in mezzo un oceano. Brad e Angelina avevano una regola. Sarà andata male tra loro ma quella certo era sensata: mai più di due settimane lontani».

fonte: http://www.vanityfair.it/people/italia/17/01/12/michela-andreozzi-max-vado-teatro-ring-amore-figli-foto-gossip

(…) Sul palco, che è il ring cui si riferisce titolo, i personaggi sono tuttiinterpretati da Michela Andreozzi e Massimiliano Vado:mille volti della stessa umanità che si attraggono e si respingono,discutono e si riappacificanosi amano e si odiano. Ring si presenta dunque come uno spettacolo capace di mettere in luce la contraddizione propria dell’animo umano, che si ripercuote anche nelle relazioni dove il pretesto più insignificante diventa motivo di enorme litigio. 

fonte: http://www.corrieredellosport.it/news/inroma/2017/01/10-19793361/michela_andreozzi_e_massimiliano_vado_protagonisti_in_ring/?cookieAccept

edca4e91e36d300e95ba6dca8735cbe9_m

E’ una scommessa; mia prima di tutto, ma anche di tutta la produzione e di Michela. Perché con questo testo francese, complicato quanto frammentato, usciamo dalla nostra zona confort e planiamo su terreni inesplorati, almeno per noi. Mischiamo tragico e comico, calma e adrenalina, registri diversi e tecniche sommate, piani di regia inusuali e teatro di tradizione, per un teatro che merita di risorgere e tornare ad essere un punto di riferimento culturale. Noi mettiamo in scena noi stessi e 17 coppie diverse, per parlare d’amore, di relazioni di coppia e di tutte le varianti possibili sul tema. Uno sforzo che ci piace premiare con ogni nostro sorriso.

fonte: http://www.mondospettacolo.com/le-interviste-di-erika-diamanti-massimiliano-vado/

Il testo, scritto da Léonore Confino, dopo il significativo successo ottenuto in Francia, è attualmente rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo. La versione italiana può contare anzitutto sulla strepitosa interpretazione di Michela Andreozzi, che cambia vesti, accenti e registro di recitazione, conducendo il pubblico, con disinvoltura e talento sia comico sia drammatico, lungo i tumultuosi sentieri dell’eterno ritorno dei rapporti di coppia. Il “ring”, in fondo, è anche l’anello, simbolo per eccellenza del moto perennemente circolare e del legame indissolubile.

fonte: accreditati.org

schermata-2017-01-30-alle-15-13-01

presentazioni:

– https://www.facebook.com/ilbelloeilcattivotempo/?fref=ts

– http://www.rbcasting.com/eventi/2017/01/04/andreozzi-vs-vado-amore-sul-ring/

– http://vistasulpalco.altervista.org/massimiliano-vado-michela-andreozzi-protagonisti-ring-roma/

– http://www.ilpopoloveneto.it/notizie/spettacoli/teatro/2017/01/05/24424-dall11-al-29-gennaio-al-teatro-della-cometa-roma-andra-scena-latteso-spettacolo-ring-michela-andreozzi-massimiliano-vado

13235898_10208516779330391_1237691846_n

Tutto l’assortito panorama della coppia, con le gioie, i dolori, la felicità.
Il dramma del rapporto uomo-donna giocato ora sul filo dell’umorismo e poi ancora su quello dell’insofferenza.
“Ring” plasticamente un quadrato dove si gioca un confronto senza limiti è il titolo dello spettacolo che ieri sera al Teatro Garibaldi ha messo in scena una delle coppie, anche nella vita, più collaudate della scena teatrale italiana: Massimiliano Vado, che ne cura anche la regia e Michela Andreozzi.
Scarna ma essenziale la scenografia che dà per intero il senso della disputa, un match dove si compongono 17 quadretti con coppie diverse ma sempre ben sostenute dagli stessi attori protagonisti che per rispetto del copione cambiano non solo l’abito ma anche la lingua che è quella di alcuni noti dialetti del Bel Paese. Bravura e talento hanno fatto il resto.

fonte: http://www.newsicilia.it/fotogallery/i-mille-volti-coppia-ring-massimiliano-vado-michela-andreozzi/attachment/ring-massimiliano-vado-e-michela-andreozzi-5?parent=214211

16730139_1580172205344985_4075956423768876923_n

“King”.. (la Sicilia)

Ring con la regia di Massimiliano Vado, che è anche attore poliedrico e interprete assieme a una vivacissima Michela Andreozzi, è una pièce vivace ed emozionante. Lei è un´attrice dotata di grande impatto scenico e di sensibile verve umoristica. Léonore Confino non marca tendenze o sorprendenti originalità sul tema della coppia.
Evidenzia collaudati refrain fra l´uomo e la donna che vengono raccontati all´interno di un perimetro, un ring appunto, dove passano una decina di coppie, tutte interpretate da Andreozzi e Vado, impegnate in diciassette quadretti dove tradimenti, fughe, colpi di fulmine, e attrazioni, repulsioni, dispute la fanno da padrone.
La trentaseienne autrice francese riesce molto bene a sviluppare un testo che sa orientarsi in quel ricco album di banalità dove è illustrata, con mille sfaccettature, la varietà dell´argomento vita di coppia, “leggendo” con arguzia e intelligenza il senso dell´amore degli anni che stiamo vivendo con tutte i limiti e le contraddizioni di una società decostruita nei valori e nei sentimenti.
I due protagonisti non si adagiano su luoghi comuni; anzi danno il meglio di sé con una chiave di lettura che è quanto mai coerente con l´indirizzo e quel mistero che aleggia l´universo descritto da Lèonore Confino e dove rimane irrisolta la domanda: cosa mai vuole una donna?

fonte: http://www.ecodegliblei.it/MODICA-SABATO-11-FEBBRAIO-AL-TEATRO-GARIBALDI-RING-DI-LEONORE-CONFINO.htm