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buon 2019 – gli auguri al teatro..

dicembre 31, 2018

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che sia un buon anno, che il pubblico affolli le sale, che si scoprano nuovi drammaturghi, che gli spettacoli siano trionfanti, che quelli bravi trovino sempre lavoro..

nel frattempo facciamo gli auguri:
– a chi non ha dimostrato amore e attenzione per il teatro
– a chi ha dilapidato decenni di finanziamenti pubblici producendo inutili sconcezze
– a chi non paga contributi da sempre e ancora circola indisturbato
– agli attori che si fanno raccomandare, strappando le parti a chi è davvero meritevole
– a chi non è mai stato a teatro in vita sua; e se ne vanta
– a chi ha distrutto i teatri occupandoli, sfruttandoli e vivendoci dentro
– a chi parla male dei colleghi, per invidia o anche solo tentando di danneggiarli
– a chi sputa nel piatto dove mangia
– a chi si sente legittimato a trasformare le sale teatrali in luoghi di propaganda politica
– a quei critici che hanno avvantaggiato amanti, amici e fidanzati
– a chi fa Pirandello e Goldoni solo per venderli alle scuole
– a chi lavora a teatro senza andarci mai da spettatore
– a chi preferisce gli amatoriali perché fanno più simpatia, senza sapere in cosa realmente consista il lavoro da professionista
– a chi sfrutta le minoranze atipiche, non come attori, ma come fenomeni da baraccone
– a chi legge i miei post e non li capisce
– a chi decide i finanziamenti pubblici senza procedere per merito
– ai capocomici vecchio stampo, che quando fanno i monologhi vogliono tutti immobili sul palco
– a chi decide le stagioni dei teatri che hanno perso migliaia di abbonati
– agli stabili che fanno gli scambi
– agli agenti e ai casting che non vanno a teatro o che vanno a  vedere solo quelli famosi
– ai produttori che non pagano, soprattutto a quelli che ancora non hanno pagato me
– a chi ha frequentato i teatri e gli spazi occupati incentivando una concorrenza sleale che ha fatto fallire i teatri che, invece, rispettano le regole
– agli attori che non sanno perché fanno questo mestiere
– a chi ha fatto della cattiveria e della spietatezza le sue bandiere
– a chi ancora crede che genio e sregolatezza siano davvero più indispensabili dello studio
– a quelli che scrivono brutte cose e pretendono di metterle in scena
– a chi tratta il teatro soltanto come una attività commerciale, senza capirne il valore intellettuale
– ai manager
– a quei critici che parlano male di un attore, di un regista o di uno spettacolo non sapendo che prima di poterlo fare devono vederne almeno 400 di spettacoli
– a chi non ha mai studiato
– a chi lo fa perché una volta ha accompagnato un amico ad un provino
– a chi non rispetta le regole e non paga inps, contributi, siae e agibilità
– a chi pensa di risparmiare assumendo solo persone giovani e inesperte
– agli agenti che trattano le opere straniere e pretendono soldi anche quando non dovrebbero
– a chi ruba le idee
– a chi non ha idee
– agli insegnanti che sono rimasti fermi a 50 anni fa
– a quei teatri stabili che non producono spettacoli belli da più di 20 anni
– a quei registi che danno le intonazioni
– a quegli attori che hanno bisogno che qualcuno dia loro le intonazioni
– a quei tecnici che non sanno fare la quadratura nera o che lasciano delle zone buie
– a chi cerca sempre il biglietto omaggio
– a chi vuole lavorare con qualcuno di cui non conosce nemmeno il curriculum
– a chi non fa provini
– a chi fa solo provini
– ai cialtroni che fanno partire progetti che non vedranno mai la luce
– a chi progetta teatri senza saperne le caratteristiche necessarie
– a chiunque tratti le persone come merci
– ai grandi critici che ho visto personalmente dormire a teatro, e che poi scrivevano recensioni entusiaste
– a chi prende i finanziamenti e ti dice che non c’è un euro
– a chi fa le lettere di fine anno
– a chi sfrutta le giovani compagnie che si autofinanziano
– all’80% degli italiani che non va a teatro ma anche a chi da la colpa solo al pubblico
– a chi fa spettacoli disonesti
– a chi pensa più ai metodi pubblicitari che ai metodi per saper recitare
– a chi impone biglietti e abbonamenti costosissimi, senza scendere a compromessi con le esigenze del pubblico
– agli improvvisati
– a chi pretende solo di dare lezioni
– agli insegnanti che non hanno mai lavorato
– a chi si presta alla politica continuando a fare teatro
– a chi prende finanziamenti per tre spettacoli, e ne fa uno spendendo tutto, compensando poi con due letturine di merda
– alle riforme sbagliate e a chi le ha redatte
– a tutti coloro i quali si fanno dominare dalla frustrazione, di fronte alle difficoltà e alla burocrazia
– a chi non si approfitta della sospensione dell’incredulità
– a chiunque  si renda responsabile della chiusura di un teatro

perché è colpa loro se il teatro, al momento, naviga in cattive acque.

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